1- BUFERA DI “NEVE” SU MEDIASET: IN UNA TELEFONATA SPUNTANO COSTANZO E LA BARALE 2- “L’AMICO MIO HA PRESO 12 ANNI DI GALERA PERCHÉ LAVORAVA CON MAURIZIO COSTANZO. LUI GLI DAVA LA BARELLA (OVVERO LA COCA) ALLA BARALE, A COSTANZO, AD OGNI ‘BUONA DOMENICA’... GLI DAVA DUE ETTI E MEZZO. GLIELA PAGAVANO PROFUMATA PROPRIO... NON POSSO DARGLI LA MERDA A QUELLI DI MEDIASET. MI PORTANO VIA 30 GRAMMI A BOTTA” 3- L’IRA DI PAOLA BARALE: “SONO TOTALMENTE ESTRANEA AI FATTI MAI VISTO O SENTITO NULLA. FARE NOMI SENZA VERIFICARE E’ DA IDIOTI. SI ROVINA LA REPUTAZIONE DELLE PERSONE” 4- LA PROCURA DI MILANO PRECISA CHE NESSUN VIP È STATO MAI SENTITO DAGLI INQUIRENTI E NON ESISTE ASSOLUTAMENTE NESSUN RISCONTRO: ALLORA PERCHÉ SPUTTANARLI? ”

1- CATTIVERIE...
Bandanas per il "Fatto quotidiano" - Anche Maurizio Costanzo e Paola Barale nello scandalo della coca ai Vip. C'è pista per te.

2- RETATA A MILANO. 22 ARRESTI. E IN UNA TELEFONATA SPUNTANO COSTANZO E LA BARALE
Andrea Sceresini per "La Stampa"

Avevano allestito un laboratorio clandestino per la fabbricazione di armi a Cassina de' Pecchi, proprio alle porte di Milano. Acquistavano grosse partite di rivoltelle giocattolo e le trasformavano in pistole vere, perfettamente funzionanti. Una piccola fabbrica della morte finanziata con i proventi della coca che importavano dal Sud America in grossi quantitativi per via aerea e a bordo di container: gente pericolosa.

E ben introdotta, visto che tra i loro clienti figuravano personaggi dello spettacolo e della televisione gravitanti nel mondo di Mediaset che ora chiede di costituirsi parte lesa contro i 22 uomini - italiani, albanesi, latinos - arrestati ieri con uno spettacolare blitz dei carabinieri del nucleo investigativo guidato dal colonnello Antonino Bolognani, coordinati dal pm Antonio Sangermano.

Il provvedimento, firmato dal gip Fabrizio D'Arcangelo, rappresenta uno dei più duri colpi al giro dello spaccio nella movida milanese: le accuse parlano di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, ricettazione, fabbricazione e porto illegale di armi. Le indagini erano iniziate nel 2008 e già nello scorso novembre avevano portato all'arresto di dodici persone.

Al vertice dell'organizzazione, secondo gli inquirenti, ci sarebbe il milanese Marco Damiolini, un trentacinquenne con la passione per il gioco d'azzardo. Sarebbe stato lui a gestire le partite di droga (cocaina ma non solo - si parla anche di hashish), alcune delle quali smerciate ai dipendenti dell'azienda di Cologno Monzese.

Le tesi degli inquirenti sono avvalorate da numerose intercettazioni. In una di queste Damiolini rimprovera uno dei suoi complici perché sta mettendo sul mercato cocaina troppo pura. «Non posso dargli neanche la merda a quelli di Mediaset - si giustifica quest'ultimo - Io lo so già come son fatti quelli... quelli mi portano via trenta grammi a botta». E ancora, sempre Damiolini: «Mo' ti dico una cosa, guarda che Mediaset... se ti blindano se la cantano. È normale».

Più avanti, nella stessa intercettazione vengono addirittura fatti i nomi di alcuni importanti personaggi televisivi. Chi ne parla è il solito Damiolini: «L'amico mio ha preso 12 anni di galera perché lavorava con Maurizio Costanzo... Lui gli dava la barella (ovvero la cocaina) alla Barale, a Costanzo, ad ogni Buona Domenica... Gli dava due etti e mezzo. Gliela pagavano profumata proprio...». La procura precisa tuttavia che nessun vip è stato mai sentito dagli inquirenti e che su questo fronte non esiste assolutamente nessun riscontro.

Tra gli indagati, figura anche un dipendente della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi. L'uomo, che era responsabile della sicurezza allo scalo di Linate, avrebbe garantito - come scrive il gip - «l'elusione dei controlli doganali sui bagagli in arrivo presso il suddetto scalo, all'interno dei quali era celata la sostanza stupefacente». Oltre che del traffico di droga, l'organizzazione si occupava anche della fabbricazione e della vendita di armi. Un vero e proprio mercato parallelo, che permetteva ai membri del gruppo di incrementare notevolmente il proprio giro d'affari - dotandosi tra l'altro di un discreto arsenale clandestino.

Lo specialista era l'albanese Klodian Rrodha, che aveva allestito un vero e proprio laboratorio clandestino in uno scantinato di Cassina de' Pecchi, alle porte orientali di Milano. Il business, secondo gli inquirenti, si svolgeva in questo modo: Damiolini e compagni acquistavano sul mercato grosse partite di armigiocattolo al prezzo di 60-80 euro l'una.

Dopodiché entrava in gioco l'armaiolo Rrodha, che nel suo laboratorio modificava le pistole in modo da renderle funzionanti. Le armi venivano quindi rivendute in tutta Italia, attraverso una rete ben ramificata e perfettamente attiva, che dall'hinterland milanese raggiungeva le coste della Campania. Le tariffe: circa 250 euro andavano al «tecnico»; 350 euro era la somma che veniva richiesta ai clienti.

«Io avevo chi me ne comprava venti, trenta la volta - spiega, parlando delle pistole, il solito Damiolini in un'altra intercettazione - Le stavo mandando giù a Napoli... gliele davo a 350 euro, me ne prendevano cinquanta-sessanta la volta... che a loro gli servono...». Il gruppo - che vantava collegamenti con le 'ndrine calabresi aveva inoltre a propria disposizione numerosi revolver, vari fucili, una mitraglietta Skorpion e un mitragliatore Mauser.

3- PAOLA BARALE A DM: MAI VISTO O SENTITO NULLA. FARE NOMI SENZA VERIFICARE E' DA IDIOTI. SI ROVINA LA REPUTAZIONE DELLE PERSONE.
Da www.davidemaggio.it

"Sono totalmente estranea ai fatti e di tutto quello che hanno scritto e di cui parlano non ho mai visto nè sentito niente. La cosa che mi spiace è che comunque ci possa essere qualcuno che faccia così facilmente dei nomi, senza aver prima verificato se la cosa sia vera o meno. Queste nomee e questi fatti rovinano la reputazione delle persone. Lo dico per esperienza perchè ci sono già passata e, in relazione a quella storia, scritta in un modo sbagliato, sono stata risarcita.

Essere abbinata di nuovo, oggi, ad una storia del genere non è che mi faccia molto piacere. Concordo anche io con Costanzo, l'unica persona che conosco in questo marasma di nomi, e per citare una frase che dice sempre: ‘La madre dei cretini è sempre incinta'. Per il resto sono tranquilla perchè non ho niente di cui spaventarmi o aver paura. Mi spiace solo dover chiamare di nuovo i miei per dire che non è vera questa cosa. Ogni volta gli prende un coccolone."

E' questo il commento che Paola Barale rilascia a DavideMaggio.it in relazione all'arresto di 22 trafficanti di stupefacenti che avrebbero rifornito di droga tre dipendenti Mediaset. Nell'articolo pubblicato stamane dal sito Corriere della Sera, infatti, è stata anche riportata un'intercettazione telefonica nella quale vengono fuori i nomi di Maurizio Costanzo e Paola Barale. Costanzo, dal canto suo, ha già smentito ("non so di cosa si stia parlando") e il pm Sangermano spiega che «Mediaset è completamente estranea alle indagini». Per assenza di riscontri sui personaggi sopra citati, infatti, non ha ritenuto necessario nemmeno doverli ascoltare.

 

 

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