antonio socci jovanotti

A SOCCI NON JOVA - ''SE JOVANOTTI È L'INTELLETTUALE DEL PRESENTE, SIAMO ALLA FRUTTA. PER I SUOI 50 ANNI LA 'LETTURA' DEL 'CORRIERE' GLI DEDICA 4 PAGINE DI APERTURA, LO STESSO GIORNALE DOVE TROVAVI PIRANDELLO, MONTALE, PASOLINI, MORAVIA, FALLACI'' - ''SIFFREDI NUDO SU 'LE MONDE', KIM KARDASHIAN, GIANLUCA VACCHI. EPPURE LA REALTÀ NE AVREBBE DI STORIE DA RACCONTARE...''

 

Antonio Socci per ''Libero Quotidiano''

 

Non è facile convincere i giovani che è necessario studiare sodo, imparare, sudare sui libri, fare master e tirocini sottopagati... Quando poi nelle Università italiane non ci sono spazi e così nei centri di ricerca ed è difficilissimo inserirsi nelle "corporazioni" professionali dei propri sogni. Che molti vanno a inseguire all' estero.

 

Per capire qual è la considerazione del lavoro intellettuale, in Italia, oggi, forse basta un flash, un piccolo episodio che mi ha colpito in questi giorni: il magazine culturale del Corriere della Sera, che si chiama La Lettura, questa settimana si apre con quattro paginone (quattro!) dedicate a... Jovanotti.

LORENZO JOVANOTTI SU LA LETTURALORENZO JOVANOTTI SU LA LETTURA

 

È un simpatico ragazzone, ma non credo che - lui stesso - si ritenga un gigante del pensiero universale.

Eppure si trova su un tale palcoscenico culturale per il solo fatto che compie 50 anni, un evento - a quanto pare - superiore al 750° anniversario della nascita di Dante, che non ricordo sia stato celebrato così.

 

Non ho nulla contro il cantante e trovo del tutto normale che se ne parli in una pagina di "Spettacoli". Ma un tempo sulla "Terza pagina" del Corriere - che era il salotto del pensiero nazionale - trovavi gli scritti di Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda, Gianfranco Contini, Giovanni Gentile, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Giovanni Testori, Franco Fortini, Oriana Fallaci, Lucio Colletti, Mario Luzi...

 

Oggi apri La Lettura e trovi Jovanotti che - sotto la didascalia: «Il dibattito delle idee» (nientemeno) - viene interrogato da Sandro Veronesi con queste argute domande: «Allora Lorenzo. Cinquant' anni. Com' è potuto succedere?». Risposta di Jovanotti: «Assurdo, eh? Anche pensando al nome d' arte che mi sono scelto». Ripresa dell' intervistatore: «Come la mettiamo?». Pensosa replica del cantante: «Eh, non lo so. È un problema». Non siamo proprio ad alti livelli... Queste battute ricordano quasi i dialoghi teatrali di Samuel Beckett ed Eugène Ionesco. Ma involontariamente...

JOVANOTTIJOVANOTTI

 

È solo un esempio di ciò che i media offrono in pasto al pensiero nelle pagine culturali. Le pagine di cronaca, poi, ce ne forniscono molti altri.

Da giorni - per esempio - sappiamo tutto della separazione di Angelina Jolie e Brad Pitt e c' è da prevedere che ancora molte puntate ci aspettano per il futuro. Siamo stati accuratamente informati sulle foto di Diletta Leotta e sulla spesa domenicale di Gianni Morandi, che ha scatenato tante accese discussioni.

 

Sappiamo tutto sulla dotazione fisica di Rocco Siffredi la cui foto, da nudo, ha conquistato addirittura la copertina del magazine di Le Monde, mentre il Festival del cinema di Venezia lo ha celebrato presentando un film a lui dedicato: Rocco. Potremmo aggiungere altri fondamentali personaggi che riempiono quotidianamente le cronache con le loro forme, come Kim Kardashian.

 

 E poi gli attuali protagonisti del Grande Fratello Vip e tutta la galleria di "miti" fabbricati dal circo mediatico (ultimo arrivato è un certo Gianluca Vacchi, assurto a gran notorietà non so perché). Si potrebbe poi parlare del fenomeno degli youtuber, una celebrità-fai da-te spesso raggiunta da baldi giovanotti con esibizioni assurde o infantili o goliardiche su Youtube, ma con ricadute economiche talora notevoli.

CECCHETTO JOVANOTTICECCHETTO JOVANOTTI

 

In questo turbinio di figurine che poi riempiono anche l' immaginario dei ragazzi - già popolato di cantanti, attori e calciatori - passa un messaggio: la cosa più importante della vita è apparire. Comunque e a ogni costo. Se appari, esisti e puoi pure far soldi. L' ideale della vita è essere qualcuno, non essere se stessi (che è un percorso durissimo, solitario e nella notte oscura).

 

Eppure, fuori dal mondo virtuale, fuori dalla caciara del teatro mediatico, la realtà ne avrebbe di storie da raccontare, che meriterebbero qualche attenzione. Potrebbero perfino incitare i ventenni di oggi a seguire il sentiero faticoso che porta in alta quota, piuttosto che discendere nell' ampia discesa delle apparenze o nella palude della rassegnazione. Sono storie di ingegno, di lavoro duro, storie di gente semplice e storie di geni, storie - anche - di eroismo quotidiano. A volte capita perfino che il mondo se ne accorga, sebbene si tratti di persone che hanno vissuto la loro vita in angoli sperduti del pianeta.

 

jovanotti mammajovanotti mamma

E allora è una felice eccezione che merita di essere segnalata.

È il caso di due donne, oggi ottantenni e finora sconosciute a tutti.

Due persone semplici che si trovano - inaspettatamente - candidate al Premio Nobel per la pace, ma che - essendo veramente grandi - sono profondamente umili e, stupite, affermano di «non aver mai fatto nulla di straordinario». Si tratta di due suore austriache, suor Marianne Stoeger e suor Margaret Pissar, che hanno passato la loro vita ad assistere e curare i lebbrosi in un Paese - la Corea - dove questa terribile malattia colpisce duramente.

 

jovanotti and familyjovanotti and family

La loro vicenda è stata raccontata due giorni fa in un bell' articolo di Vincenzo Faccioli Pintozzi sull' Osservatore romano. Nei Paesi dell' Oriente siamo di fronte a civiltà che non hanno avuto l' influsso millenario del cristianesimo, ma del buddismo e di altre filosofie simili, quindi hanno un approccio molto diverso alla malattia e alla sofferenza. «In Corea, così come in Giappone e in Cina», scrive l' Osservatore, «la malattia di Hansen (la lebbra) porta con sé uno stigma sociale connesso all' idea che si tratti di una sorta di punizione divina. Ancora oggi il lebbroso è considerato - in una società fortemente permeata dal concetto del karma - come una persona che in qualche modo "si merita quello che ha".

 

Per decenni, e in modo particolare durante gli anni dell' invasione giapponese, nell' Asia orientale sono sorti dei veri e propri lager dove venivano rinchiusi i malati. Abbandonati a loro stessi, sterilizzati per impedire loro di procreare, circa ventimila persone hanno vissuto come reclusi senza alcuna colpa. Incalcolabile invece il numero di coloro che sono morti per scarsità delle cure, isolamento e forse violenza. L' isola di Sorok è stata per anni uno di questi lager».

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Le due suore, poco più che ventenni, arrivarono lì nel 1962 trovando una situazione terribile: «Le botte erano la regola, così come gli aborti forzati e le sterilizzazioni. Ci sono voluti decenni per cambiare le cose». Anzitutto le due giovani religiose cominciano a rifiutare l' uso di mascherine, guanti e tute protettive, adoperate dal personale dell' ospedale.

 

Preferiscono esporsi senza difesa, «persino quando sangue e pus dalle ferite infette le colpiscono in faccia», perché quei poveri malati non si sentano più dei reietti, ma esseri umani amati e assistiti. Insieme con le cure - che iniziano a guarire quegli infelici - l' obiettivo principale delle due religiose è ridare loro dignità di uomini: «Cercavamo di visitarli al mattino presto, quando non c' era nessuno, e parlavamo con loro».

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Poi mangiavano con loro, quindi cercavano e ottenevano, dalla loro patria, l' Austria, aiuti per migliorare la situazione. A poco a poco quell' inferno fu cambiato dall' esempio e dal lavoro delle due donne. A cui oggi tanti malati, che sono guariti, e i loro figli, sono infinitamente grati. Capire che la lebbra è una malattia da cui è possibile guarire è un passo avanti enorme per una società. Così oggi l' ospedale pubblico coreano ha candidato al Nobel le due suore austriache perché il loro lavoro quarantennale - hanno spiegato i dirigenti dell' ospedale - «dovrebbe divenire una pietra di paragone per questa nostra era, incentrata sul materialismo».

 

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Le due giovani suore arrivarono in quell' inferno a un' età in cui oggi i nostri figli cercano ancora, faticosamente, la loro strada. Quelle due ragazze austriache erano mosse da un grande ideale, innamorate di un grande Amore e di sicuro non inseguivano il successo mondano. Ma di solito chi è come loro e ha lo sguardo fisso al Cielo fa anche grandi cose su questa terra.

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