carlo micolano

MEMORIE A SCATTI DEL RE DEGLI SCENEGGIATI SU CARTA CARLO MICOLANO: "UNA VOLTA HO SPARATO COL MITRA A FRANK SINATRA. 'GRAND HOTEL' HA AIUTATO A SRADICARE L'ANALFABETISMO. MI FACEVANO FARE SEMPRE IL CATTIVO. I BELLI ERANO CIAVARRO E GASPARRI. HO PORTATO IN ITALIA IL RIDGE DI "BEAUTIFUL". HO FATTO LO SCHIAVO ACCANTO AD AVA GARDNER. OTTOMILA LIRE PER GUARDARLA TUTTA LA NOTTE...LANCIAI ORNELLA MUTI MA LA SORELLA ERA PIÙ BELLA"

Luca Pallanch per “la Verità”

 

CARLO MICOLANO E SHARON LOREFICE

Il suo (vero) ufficio è da Vanni, noto bar della capitale, quartiere Prati, frequentato da stelle e stelline della vicina Rai. Siede lì come il protagonista di The Place, conosciuto da tutti, clienti e camerieri, solo che lui non esaudisce desideri, ma realizza sogni. Da più di trent' anni. I sogni di commesse e casalinghe, di star e starlette.

 

Carlo Micolano, classe 1944, a dir poco romano (se chiudi gli occhi, sembra di sentire Rocco Schiavone, alias Marco Giallini), è il re dei fotoromanzi, il regista di punta di un genere di consumo nazionalpopolare che neanche Internet è riuscito a spazzare via. Scalfito negli anni Ottanta e Novanta dal boom delle televisioni, è stato salvato proprio dal divismo usa e getta del piccolo schermo, pronto a partorire ogni giorno un nuovo personaggio, immediatamente reclutato per il fotoromanzo di turno. Come accade in questi giorni per i protagonisti del Grande fratello Vip. Tutti disponibili, per un cachet invitante, a mettersi in posa di fronte all' occhio clinico di Micolano, che di divi, quelli veri, se ne intende.

 

La sua vita, un' autentica epopea, meriterebbe un fotoromanzo a colori, ma nessun editore potrebbe permettersi il cast che Micolano è riuscito a mettere insieme, attorno a sé, giorno dopo giorno.

 

Com' è cominciata la tua carriera artistica?

«Per caso. Camminavo per viale Libia, quando un tizio mi ha fermato per strada chiedendomi se volevo fare la comparsa per un film con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, I motorizzati, di Camillo Mastrocinque. Era il 1962. Mi hanno dato 4.000 lire e mi hanno detto: "Domani sei libero?". C' era da girare una scena con Walter Chiari al laghetto dell' Eur. Altre 4.000 lire! Così sono entrato nel giro delle comparse, mi sono iscritto all' Enpals e ho cominciato a lavorare senza sosta.

 

CARLO MICOLANO

Ero secco secco, andavano di moda i film di Maciste e mi facevano fare sempre lo schiavo. La mia più grande soddisfazione in quel periodo è di aver avuto al fianco Ava Gardner in La Bibbia di John Huston, uno di quei film che, per fortuna, non finivano mai! Ero lo schiavo legato vicino a lei: tutta la notte a guardare Ava Gardner! Il primo giorno mi hanno mandato sulla torre di Babele in perizoma a febbraio... un freddo! Le comparse, dall' alto della torre, sembravano formiche. La cosa curiosa è che se per fare lo schiavo ti davano 8.000 lire, per girare una scena in un night con lo smoking te ne davano 20.000. Questo è il cinema: più sei sporco e meno prendi, più sei elegante e più ti pagano!».

 

La vita delle comparse e dei generici era durissima...

«Si salvavano solo i furbi!

Vogliamo parlare della guerra per il cestino? Con 300 comparse, quando mangi? Tu hai finito e alcuni stanno ancora in fila a prendere il loro! A fine settimana, quando arrivava in macchina il ragioniere per le paghe, l' occhio del vecchio generico lo riconosceva subito.

Se c' erano 100-150 tra comparse e generici, alle 8 di sera c' erano ancora persone in fila a prendere i soldi. Noi facevamo a gara a chi prendeva i soldi per primo! Nelle ultime scene, ogni volta che il regista diceva "stop", ci avvicinavamo di nascosto. All' epoca si pagava in contanti, ora ti fanno l' accredito e i soldi li vedi dopo un mese. È cambiato tutto. Rimpiango i tempi del cinema vero, anni Sessanta-Settanta. Certi giorni tornavo a casa e dicevo: "Ah ma', me so divertito e m' hanno pure pagato!"».

CARLO MICOLANO

 

Comunque ti sei tolto qualche soddisfazione...

«Ho girato i musicarelli con Gianni Morandi e ho fatto il protagonista nel film La cognatina di Sergio Bergonzelli, dove dovevo fare il segretario di produzione e mi hanno affidato la parte di Firmino. A volte andavo a cercare lavoro in produzione perché si guadagnava di più. In Sorbole... che romagnola di Alfredo Rizzo ero stato chiamato come segretario di produzione: si è ammalato il direttore di produzione e per tre settimane l' ho sostituito, dormendo tre ore a notte. Così ho imparato a fare i piani di lavorazione. Mi è tornato utile quando sono diventato regista di fotoromanzi, perché il piano di lavorazione è la cosa basilare. Se non sai fare un piano di lavorazione su un copione, salta tutto».

 

Com' è avvenuto il passaggio dal cinema ai fotoromanzi?

«Non c' è stato un passaggio. Io ero uno che lavorava contemporaneamente su più set.

Mi davo da fare perché se al cinema non ti dai da fare, non lavori. Ti racconto questa: alle 8 vado alla Lancia per girare come attore la scena in un night, alle 10-10.30 ho finito, salgo sulla mia 500 e corro a Viterbo sul set di L' arbitro, di Luigi Filippo d' Amico, con Lando Buzzanca. Il capogruppo era un mio amico e mi teneva il posto fino alle 11, tanto prima di quell' ora non si cominciava.

 

Dovevo fare il fotografo dietro la porta durante la partita di calcio. A un certo punto mi chiama un altro capogruppo per fare il barista in Il sergente Rompiglioni, in una caserma vicino Viterbo. Ho preso un ragazzetto, gli ho dato la macchina fotografica e gli ho detto di scattare qualche foto ogni tanto, così vedevano che c' era qualcuno. Sono arrivato in caserma, mi hanno vestito, ho detto le battute e alle 4 stavo di nuovo a Viterbo. Mi sono fatto restituire la macchina fotografica e mi sono piazzato dietro la porta. Tre paghe in un giorno! Arrivavo su un set già truccato dal precedente film e mi dicevano: "Bravo, sei già stato al trucco"»

 

CARLO MICOLANO

La tua carriera nei fotoromanzi è legata al celebre Grand Hôtel, che esce regolarmente in edicola dal 1946. Un pezzo d' Italia.

«Grand Hôtel, quando è uscito con i disegni di Walter Molino, vendeva 1,3 milioni di copie, perché era il dopoguerra, non c' era niente. Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero hanno fatto Romeo e Giulietta a fotoromanzo e poi molti altri classici sono stati ridotti, contribuendo a sradicare la piaga dell' analfabetismo. A un certo punto in edicola c' erano 40-50 testate, io facevo l' attore 10-12 giorni al mese su varie riviste. Mi affidavano il ruolo del cattivello, perché non potevo fare il bello. I belli erano Massimo Ciavarro, Jean Mary Carletto, Franco Gasparri Io facevo quello di mezzo. Ero elegante, avevo un bel fisico, mi mettevo gli occhiali, le basette lunghe, ci giocavo sopra.

 

Facevo l' attore e contemporaneamente l' aiuto regista. Alla fine degli anni Settanta gli studi di Grand Hôtel erano ancora a Cinisello Balsamo, dove c' era il teatro di posa e 23 persone lavorano come maestranze, però quando si faceva un interno villa si vedeva che era girato in un teatro di posa con i riflettori. Ho fatto il direttore di produzione per alcuni fotoromanzi girati a Roma e si sono resi conto che gli avevo fatto risparmiare quasi il 50% dei costi. Allora mi hanno proposto: "Se portiamo tutto a Roma, se la sente di fare la produzione?". All' inizio mi sono occupato solo della produzione, poi i nostri due registi sono passati alla concorrenza perché aveva appena aperto la rivista per adolescenti Cioè e così mi sono dedicato alla regia. Dopo 4-5 anni come attore avevo capito come si faceva un fotoromanzo».

CARLO MICOLANO E I FOTOROMANZI

 

Oggi quante copie vendete?

«Ogni settimana 170-180.000 copie: 15.000 vanno all' estero, in Argentina, Canada, Francia, Svizzera, Germania, dove c' è una comunità italiana. C' è stata una forte ripresa negli anni Ottanta e Novanta grazie ai divi televisivi. Abbiamo cominciato con Veronica Castro e Grecia Colmenares. Quando accompagnavo Grecia all' hotel Parco dei Principi, arrivavano i pullman con i suoi fan che le portavano regali, torte, cioccolata... Aveva una popolarità incredibile. Io spesso, non seguendo certi programmi televisivi, me ne rendevo conto solo a posteriori.

 

Per esempio, quando è arrivato Jason Priestley, il divo di Beverly Hills 90210, si è sparsa la notizia che stava a Roma e ho avuto l' ufficio assediato per giorni dai ragazzini che volevano farsi una foto con lui. Eravamo costretti, ogni volta che uscivamo dall' ufficio, a mettere una coperta addosso a uno della produzione, tutti gli correvano dietro convinti che fosse Priestley, mentre io uscivo da un altro ingresso con Jason e ci allontanavamo senza problemi!».

 

Hai portato in Italia anche Ronn Moss, il Ridge di Beatiful

CARLO MICOLANO E I FOTOROMANZI

«Avevamo aperto una nuova testata giornalistica, chiamata proprio Beautiful, Ronn è arrivato il sabato all' hotel Plaza, a via del Corso, Raffaella Carrà l' ha saputo e l' ha invitato in tv. Il lunedì mattina io e Ronn siamo ripartiti insieme in aereo. Nella sala vip dell' Alitalia eravamo assediati. Dalla vetrata urlavano tutti: "Ridge... Ridge...". Siamo arrivati in America e il primo giorno di lavoro Ronn, a un certo punto, mi fa: "Coffee". Mi sono detto: "Capirai, mo' andiamo al bar". Siamo arrivati in un bar pieno di gente, abbiamo fatto la fila, bevuto il caffè... non si è girato nessuno!».

 

Oltre ai divi televisivi, hai diretto anche grandi attori.

«Le emozioni più forte le ho provate con Sylva Koscina e Massimo Serato, perché li vedevo sullo schermo da piccolo e mi sono ritrovato con loro sul set a dire: "Senti, adesso ti devi mettere così, abbassa il mento, cambiati"».

 

E quando l' attore non è bravo?

«Su dieci, due sono dei carciofi. Certi sono personaggi appena usciti da una trasmissione televisiva: ignoranza tanta, presunzione pure... gente che poi sparisce».

CARLO MICOLANO

 

Come fai a farli recitare?

«Ci vuole tanta pazienza!».

Hai lanciato molti nomi noti, tra cui le sorelle Rivelli, Claudia e Francesca, in arte Ornella Muti

«Alla fine degli anni Sessanta portavo le comparse per i fotoromanzi, ero una specie di capogruppo. Un mio amico mi ha detto se potevo aiutare una donna in difficoltà, vedova con due ragazzine, e mi ha dato le foto di Claudia e Francesca, molte carine entrambe, ma la più bella delle due era Claudia.

 

CARLO MICOLANO E I FOTOROMANZI

All' epoca lavoravo come attore in una serie di fotoromanzi di guerra prodotti da una società francese che giravamo in Italia. Qui non mi conosceva nessuno, passavo la frontiera e mi chiamavano "Monsieur Micolanò"! Due ragazzine come loro non erano adatte per quel genere di fotoromanzi, allora le ho indirizzate alla Lancio, dove facevo la comparsa. Dopo pochi mesi hanno sfondato».

 

Un ultimo aneddoto: Frank Sinatra...

«Un mio amico capogruppo mi dice: "A Micola', te faccio fa' 2-3 mesi de lavoro!". Infatti il film è durato tantissimo: Il colonello Von Ryan di Mark Robson con Raffaella Carrà. Un giorno mi hanno dato appuntamento alle 4 del mattino per andare a Villa Adriana. Siamo stato in sartoria fino alle 6, poi siamo saliti sul pullman e siamo andati a Tivoli. Verso le 11-11.30 eravamo tutti pronti per girare sotto un sole cocente, quando mi hanno detto: "Micola', vatte a cambia' che devi fa' un tedesco".

 

ETHAN WAYNE - CARLO MICOLANO - RONN MOSS

Io ero vestito da prigioniero inglese, tutto sbracato. Mi hanno dato una divisa da soldato tedesco e un mitra. A un certo punto è arrivato un elicottero ed è sceso Frank Sinatra con la controfigura vestita esattamente come lui. Abbiamo girato la scena e io ho sparato col mitra a Frank Sinatra, che voleva scappare all' arrivo dei tedeschi. "Sto a spara' a Frank Sinatra!"»

ornella muti ornella mutiORNELLA MUTI

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