marchionne

"IL COGLIONE SONO IO” - GRAMELLINI RICORDA: LO SPOT PER IL LANCIO DELLA 500, I MAGLIONI (“NON BLU MA NERI”), L’IMITAZIONE DI CROZZA ("MA PARLO VERAMENTE COSI’?”), LANDINI (“PERCHE’ STA PIU’ SIMPATICO DI ME?”) - LA BATTUTA DI MONTI, LA LEZIONE DI BARENBOIM E QUELLA DOMANDA: "SE IL CETO MEDIO FINISCE, CHI COMPRERA’ LE PANDA?" - VIDEO DI CROZZA CHE IMITA MARCHIONNE

 

Massimo Gramellini per il Corriere della Sera

 

marchionne

Non capendo un tubo di automobili, figuriamoci di economia e finanza, l' unico titolo che ho per parlare dell' era Marchionne alla Fiat è di raccontare gli sporadici incontri che ho avuto con lui durante gli anni in cui ho lavorato a Torino per «La Stampa». Nel 2007, non so perché, mi fu chiesto un parere sul «numero zero» di uno spot per il lancio della Cinquecento. Azzardai alcune osservazioni, ignorando che lo avesse confezionato il capo in persona.

 

Qualche giorno dopo ricevetti una telefonata da un numero sconosciuto: «Appena mi hanno riferito le sue idee, ho pensato che lei fosse un coglione. Ma le ho fatto testare sul pubblico e pare che piacciano. Quindi il coglione sono io». E mise giù, senza dire grazie o buonasera, nemmeno il suo nome.

 

marchionne berlusconi

L' impatto dal vivo avvenne nei saloni austeri del Lingotto, dove lui e l' allora direttore di Fiat Auto, Luca De Meo, si divertivano a tirarsi addosso i pacchetti di sigarette da una parte all' altra del tavolo delle riunioni. La mia prima domanda fu banale: «Come mai indossa sempre un maglione blu?» La sua prima risposta, letale: «Come mai non va dall' oculista? Il mio maglione non è blu, è nero». Con uno scudetto tricolore cucito all' altezza del cuore.

 

Ciò che subito mi colpì di quell' uomo che parlava in italiano come uno straniero era la retorica patriottica, tipica di chi guardava e amava il suo Paese da lontano. Ogni volta che il discorso inciampava sull' Italia, uscivano fuori il figlio del carabiniere e l' emigrato precoce: si toglieva gli occhiali e li puliva freneticamente contro la manica del maglione (nero). Il suo modo per scaricare la commozione.

massimo gramellini

 

Per svuotare i nervi, invece, mi spiegò che non c' era nulla di meglio, potendoselo permettere, che salire su una Ferrari e farsi qualche giro del circuito di Fiorano a velocità forsennata. All' epoca pensavo ancora che fosse un italiano atipico, ma ero condizionato dal suo imbarazzo per le guasconate arci-italiane del premier Berlusconi. Mi disse che se ne vergognava a tal punto da avere cominciato a usare il secondo passaporto, quello canadese, però sembrava una boutade per strappare una risata di complicità: non lo avrebbe mai fatto, credo. Mi raccontò di quando era stato convocato a Palazzo Chigi insieme con il gotha dell' economia italiana, ma che, dopo mezz' ora di barzellette di quell' altro, si era alzato dicendo che doveva andare a lavorare, lui.

 

Mi costruii l' immagine di un Marchionne quacchero e moralista. Come mi sbagliavo. Sotto quel maglione nero, già allora covava italianità allo stato puro, un talento innato per l' improvvisazione anche cinica, ma sempre spiazzante.

 

marchionne elkann

Quando il capo della General Motors era venuto a bussare a quattrini con arie da padrone, lui gli aveva parlato per un giorno intero di quanto orribili fossero i suoi conti. Non quelli della Fiat, ma quelli della General Motors, che si era studiato durante la notte. Non solo non gli aveva restituito il miliardo e mezzo di dollari che gli doveva, ma lo aveva convinto a farsene dare uno supplementare per levarselo dai piedi.

 

Il 4 luglio 2007, giorno del lancio della Cinquecento con una cerimonia sul Po, rimarrà per sempre uno dei più belli della sua carriera. Aveva appena detto che la competitività non andava perseguita abbassando gli stipendi degli operai e la gente lo applaudiva per la strada. Il mito di salvatore della Fiat si nutriva di episodi leggendari, come quello della sua nomina, quando l' elicottero di Marchionne era atterrato sul terrazzo del Lingotto proprio mentre quello di Morchio, il predecessore appena licenziato, si alzava in volo: una scena da Apocalipse Now. In quei giorni si compiaceva della sua fama di duro. A Gianluigi Gabetti propose di assumere nella corrispondenza privata il soprannome di Ruthless. Spietato.

marchionne crozza

 

Arrivarono a un compromesso: l' uno si sarebbe firmato Ruth e l' altro Less. Ignoro se avesse dato un soprannome anche a John Elkann, ma ne ha sempre parlato con stima e a ogni colloquio cambiava il tempo del verbo: «Il ragazzo crescerà sta crescendo è cresciuto. È in gamba, ha imparato in fretta».

 

Quando la crisi economica appannò la sua popolarità, non riuscì a farsene una ragione. Un giorno mi chiamò nel suo ufficio al Lingotto, dominato dal quadro di un artista newyorchese inneggiante alla Competitività, e mi chiese a bruciapelo: «Perché Landini sta più simpatico alla gente di me?» Crozza aveva appena fatto la sua imitazione, ma lui non l' aveva ancora vista. Ebbi così il privilegio, si fa per dire, di mostrargliela sul suo Mac.

 

MARIO MONTI SERGIO MARCHIONNE JOHN ELKANN

Mentre il Marchionne di Crozza diceva: «Noi apriamo le concessionarie solo di notte, così se sei una donna incinta e ti svegli con una voglia improvvisa di Fiat», il Marchionne vero esplose a ridere come un ragazzino. «Ma parlo veramente così?», mi chiese, con la voce di Crozza.

Di lui mi ha sempre intrigato la contraddizione tra l' istinto da manager spietato e la convinzione che il capitalismo finanziario, di cui in questi anni è stato uno dei maggiori interpreti, fosse giunto al capolinea. L' istinto del predatore mi apparve chiaro durante un pranzo a base di gamberoni. Me ne era rimasto uno solo nel piatto, quando mi alzai per rispondere a una telefonata.

fiat marchionne monti

 

Feci un gesto con la mano che voleva dire «un attimo», ma lui forse equivocò e la sua forchetta si abbatté fulminea come la zampa di un ghepardo sul gamberone superstite. Le perplessità sul sistema economico, che pure lo aveva reso ricco, le espresse nel corso di una conversazione avvenuta nel suo ufficio torinese, un paio di anni fa, alla vigilia di Natale. Mi disse di essersi ritrovato, durante un convegno negli Stati Uniti, a parlare a una platea di finanzieri assetati di sempre maggiori profitti a scapito dei lavoratori.

 

E di avere pensato, mentre li guardava negli occhi, che prima o poi l' avidità li avrebbe distrutti. Mi spiegò il paradosso di un sistema dove il lavoratore e il consumatore sono la stessa persona: impoverendosi il primo, scompare il secondo. «Qualche emiro che compra una Ferrari lo troverò sempre. Ma se il ceto medio finisce in miseria, chi mi comprerà le Panda?».

BARENBOIM DIRIGE

 

Gli dissi che era pronto per buttarsi in politica, ma ci rise su, raccontando di quando, anni prima, era stato a trovare Monti a Palazzo Chigi e l' allora premier gli aveva indicato scherzosamente la sua poltrona: «La sto scaldando per te». Forse avrebbe potuto fare politica solo in America, dove era meno coinvolto emotivamente, se il suo grande amico Joe Biden, il vice di Obama, si fosse candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Nei suoi sogni, più che capopopolo, si è sempre visto direttore d' orchestra.

 

Una volta volle mostrarmi a tutti i costi la registrazione di una puntata di «Otto e Mezzo» con l' intervista di Lilli Gruber al maestro Barenboim: «Non sono io a suonare, ma i musicisti a trasformare i miei gesti in musica».

crozza marchionneSERGIO MARCHIONNE E MARIO MONTIBarenboimBARENBOIMFORNERO MARCHIONNE PASSERA LANDINI FIAT

 

panda a confronto

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…