dago limonov

SPREMUTA DI LIMONOV – OGGI A ROMA, ALLE 18, DAGO PRESENTERA’ IL NUOVO LIBRO, “ZONA INDUSTRIALE”, DELLO SCRITTORE RUSSO PARAGONATO A CELINE: TEPPISTA IN UCRAINA, BARBONE E POI DOMESTICO DI UN MILIARDARIO A MANHATTAN, SCRITTORE ALLA MODA A PARIGI, SOLDATO NEI BALCANI, CAPO DI UN PARTITO NAZIAL-BOLSCEVICO CHE NEL ’76 ABITAVA A ROMA DOVE NELLE CHIESE CONSEGNAVA VALIGIE DI CUI NON CONOSCEVA IL CONTENUTO (ARMI?) – “A ME INTERESSANO GLI EROI, GLI DEI, I DEMONI. PERCHE’ IO SONO COME LORO”

OGGI A ROMA, ALLE 18, ALLA LIBRERIA IBS DI VIA NAZIONALE 254, DAGO PRESENTERA’ IL NUOVO LIBRO, “ZONA INDUSTRIALE”, DELLO SCRITTORE RUSSO EDUARD LIMONOV

 

Camilla Baresani per Il Sole 24 Ore  - articolo del 2004

http://www.camillabaresani.com/i-miei-articoli/interviste/eduard-limonov-il-sovversivo/

 

Eduard Limonov

Eduard Limonov, nom de plume di Eduard Savenko, sessant’anni ben portati, è l’unico scrittore contemporaneo russo noto in patria persino agli illetterati. Una popolarità perlopiù negativa: gran parte dei russi lo considera “fascista” nonché pazzo e pericoloso. Non certo per i dodici romanzi (l’ultimo è del ’90), le sei raccolte di racconti, i reportage di guerra (quella serba e quella Georgia – Abkazia) e le memorie di vita in carcere, libri tradotti e pubblicati in una ventina di paesi. Il maggior contributo alla sua notorietà è nella vita da pluridissidente globale.

 

limonov e carrere

Giunto a Mosca dall’Ucraina nel ’68, iniziò a pubblicare poesie in samizdat. Riuscì così a farsi notare per un ribellismo che a quei tempi era non ancora politico ma solo poetico, ottenendo il via libera all’emigrazione nel ’74. Restò qualche anno in Francia, poi si trasferì a New York, e infine tornò a Parigi. In Francia ha pubblicato diciassette libri, tutti scritti in russo ma usciti in patria solo dopo il ’91, quando riprese la cittadinanza e tornò a vivere a Mosca.

Eduard Limonov

 

Stranamente, pur essendo pubblicato in gran parte del mondo occidentale, in Italia esiste solo una vecchia traduzione dal francese del suo romanzo più venduto, Sono io, Eddy, del ’79. Il titolo è stato rispettato nell’edizione americana, russa, francese, tedesca, ma in Italia l’editore l’ha sostituito con Al poeta russo piacciono i grandi negri. Il romanzo fa parte di una trilogia autobiografica, narrata con ironia, sfrontatezza, gusto della provocazione.

 

Eduard Limonov

Racconta della disperazione che lo prese a New York, quando venne lasciato dalla moglie, che fino ad allora si era limitata a tradirlo. Il tutto condito con elementi di vita tipica degli esuli russi a Manhattan. Il protagonista è così infelice che finisce per farsi possedere da un negro, tra le lacrime. Ecco spiegata l’infelice genesi del titolo italiano.

 

Di Limonov c’è anche un racconto nell’antologia I fiori del male russi (Voland, 2001). Ed è in corso di traduzione (questa volta dal russo) il secondo dei romanzi autobiografici, L’adolescente Savenko, ambientato a Char’kov, in epoca comunista. Uscirà nell’estate 2005, edito da Ponte alle Grazie.

 

Eduard Limonov

Non è stato difficile, a Mosca, ottenere un appuntamento con lo scrittore; più difficile scovare il luogo dell’appuntamento, cioè la sede del Partito Nazional Bolscevico – da lui fondato. Da settembre Limonov è in libertà vigilata, dopo due anni di carcere per traffico d’armi. Era stato accusato di organizzare bande armate e di aver spinto uno di questi gruppi ad attraversare il Kazakistan, per iniziare da lì l’attuazione del programma di lotta.

 

Eduard Limonov

Siamo al caseggiato indicato nell’indirizzo, ma il numero non si trova. L’interprete telefona: “Dov’è l’ingresso?”. Da una sorta di tombino sbuca un ragazzo. Lo seguiamo. Pochi gradini ed entriamo in un sotterraneo. Su sedili in legno da cinema, stazionano tre giovani con l’aspetto malridotto degli estremisti di ogni luogo e tempo. Poi, oltre una porta, eccoci al cospetto del fondatore, ideologo e capo del partito. Disordine, sporcizia, luci fioche e ovunque megafoni, disegni di falci e martello, di mani che brandiscono pistole, manifesti che incitano alla lotta o addirittura alla morte (“Sì, morte!”), e altri disparati gadget comunisti.

 

limonov

Nella stanza di Limonov, e nelle altre dove sono sparpagliati i suoi giovani adepti, è abbondantemente ritratto il simbolo del partito, una granata con fulmine (Limonka vuol dire granata, ed è anche il nome del giornale del partito). Alla parete, dietro le spalle dello scrittore, una grande mappa di Mosca. La sede del partito ricorda la tristezza delle stanze “occupate” dove si riunivano i collettivi negli anni ’70, ma anche le indimenticabili storie di Kroda dei fratelli Ruggeri.

 

“Sa che i suoi compatrioti la ritengono fascista e antisemita?” gli chiedo. Allora, con puntiglio, mi spiega che razza di ideologia sia la sua, cioè quella del partito. Gli è capitato di incontrare Le Pen e solidarizzare con lui, ma il legame più stretto l’ha avuto con estremisti di sinistra e con i nazionalisti serbi. Anzi: è dalla guerra in Serbia, cui ha partecipato (e di cui tratta l’ultimo suo libro pubblicato in Francia, La sentinella asssassinata), che in lui s’è accesa la passione politica.

Limonov ed Elena Bulova

 

Poi, quando le sue idee l’hanno reso sgradito in Francia, è tornato a Mosca. In Russia l’atmosfera era favorevole, perché la questione serba aveva riacceso l’antiamericanismo. “Quindi lei se n’è andato dalla Russia durante il comunismo e adesso ha un partito bolscevico?”: è una domanda che si sarà sentito rivolgere centinaia di volte. Limonov, attorcigliando la punta dei baffi, spiega che il comunismo è terminato con la NEP (la riforma economica staliniana del ’31). Lui non vuole il ritorno a una forma di comunismo puro: il nome del partito è solo un tentativo di mantenersi legati alla tradizione, creando una nuova ideologia che non sia di destra né di sinistra ma che “segua il concetto bolscevico di giustizia sociale e nazionale”.

limonov

 

La sua, in pratica, è una nuova ideologia, che dovrebbe ridare un’identità alla Russia (“Oggi il nostro paese non è altro che una marionetta dell’Occidente, non ha più un’identità propria”) e dovrebbe riunificare i ventisette milioni di russi residenti all’estero, stimolando il loro orgoglio nazionale.

 

Limonov mi dice che ci sono ben sessanta affiliati ad aver subito condanne, dai cinque ai nove anni: “Ma quando tornano sono ancora del partito”, conclude soddisfatto. “Del resto ci capiamo”, ammicca: “Voi avete avuto le Brigate Rosse. So tutto di Mara Cagol e Renato Curcio!” aggiunge col tono orgoglioso con cui agli italiani all’estero si dice di essere appassionati di Claudio Abbado o Del Piero.

 

limonovlimonov

Ricorda che nel ’76 abitava a Roma e andava all’università per seguire le lezioni di Angelo Maria Ripellino. Cosa ne capisse non sappiamo, ma quell’esperienza universitaria gli fece vivere anche gli scontri tra polizia e studenti, i lacrimogeni, le bandiere rosse. Lui ne fu entusiasta: “Il conflitto vivifica più della quiete. Peccato non ne sia venuto fuori nulla”, si rammarica. Addirittura ricorda suoi incontri segreti nelle chiese: doveva consegnare valigie di cui non conosceva il contenuto. Suoi conoscenti esuli gli dicevano: “Porta la valigia”, e lui la portava.

 

limonov

I ragazzi lo adorano. Timidi o sfrontati che siano, ridono quando lui ride, oppure stanno zitti e si fingono assorti fra scartoffie e monitor di antiquati computer, mentre in realtà ascoltano ansiosamente il capo che parla con noi. Posso anche capirli: sono a contatto con un uomo che esprime l’energia invasata degli agitatori, e racconta dettagli di una vita romanzesca che, a loro che hanno vissuto dieci anni di comunismo reale e dieci di altrettanto reale sfacelo misto a rincorsa capitalistica, danno la sensazione di vivere in una fiction (tra vent’anni saranno una “meglio gioventù” da sceneggiare?). Intanto, in uno degli stanzoni percorsi da tubature sul soffitto, una ragazza (esperta di arti marziali, mi dice) si sta facendo tatuare la granata sul braccio, che più tardi ci mostrerà gonfio e arrossato, piena d’orgoglio.

emmanuel carrere e limonov

 

limonov

Limonov tiene anche a precisare di non essere antisemita. Anzi: esiste un distaccamento del suo partito persino in Israele. “Semplicemente nei russi non c’è senso di colpa per l’Olocausto, d’altronde non c’è nemmeno per i gulag”. Non sarà antisemita, tuttavia è filo-Saddam, filo-Black Panthers e attualmente anche filo-ceceno. Ma solo dopo esser finito nello stesso carcere dov’era custodito Raduiev, il più noto dei terroristi ceceni: prima d’allora era stato favorevole alla guerra contro la Cecenia.

Sandro Teti (a destra) con Eduard Limonov

 

Infine mi spiega perché i suoi romanzi non furono pubblicati in patria fino agli anni ’90. La sua prosa è ricca di gergo della mala e della gran quantità di parolacce russe. Paradossalmente, nell’URSS dove stuoli di prostitute stazionavano davanti agli alberghi, i più grandi tabù erano la pornografia e il turpiloquio - di cui i romanzi di Limonov sono zeppi. Ora, invece, non scrive più narrativa, ma memoir letterari, di cui l’ultimo, il libro cui più tiene, è stato scritto in carcere. Intitolato Il libro dell’acqua, racconta le sue esperienze collegate a luoghi d’acqua: mare, fiumi, pioggia, piscine e bagni turchi.

 

limonov

Gli chiedo se vive solo: “No, ho una ragazza di ventun anni, che ne aveva diciassette quando sono finito in carcere. Mi ha aspettato”, aggiunge soddisfatto. A me viene in mente un dipinto che ho visto il giorno prima alla Galleria Tret’jakov. E’ un quadro di Pukirev, dipinto nel 1862: Il matrimonio impari. Raffigura un vecchio segaligno e di nobile aspetto mentre sposa una giovane bionda, con l’aria remissiva e infelice. E’ un dipinto molto noto, perché intendeva denunciare la condizione sottomessa delle donne russe. Lo dico a Limonov, che sorride e subito ribatte: “Ma anche De Sade aveva ragazze di sedici anni e nessuno ci trova nulla da dire!”.

limonovlimonovlimonovlimonovlimonovlimonovOTTOBRE ottanta LIMONOV A PARIGI Eduard LimonovEduard Limonov Eduard Limonov carrere limonov LIMONOV E CARRERE INSIEME A MOSCA LIMONOV AD UN CORTEO LIMONOV NELLA PIAZZA ROSSA COPERTINA DEL LIBRO DI CARRERE SU LIMONOV jpegil primo romanzo di limonovLIMONOV ALLUSCITA DAL CARCERE LIMONOV A PROCESSO NEL LIMONOV CON TANJA A NEW YORK NEL eduard limonovlimonovlimonovLIMONOV A FIANCO DEI SERBI DURANTE LA GUERRA IN EX JUGOSLAVIA 214958

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO, PER GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO