helena janeczek vincitrice del premio strega 2018

LO STREGA DEL #METOO NON LI HA STREGATI - PARENTE: ''HA VINTO UN HARMONY ANTIFASCISTA SCRITTO DA UNA DONNA, DA PREMIARE SUBITO, COSÌ SI PUÒ DIRE CHE QUEST'ANNO NON SOLO HA VINTO UNA DONNA CHE SCRIVE DI UNA DONNA, MA ANCHE GUANDA, NON I SOLITI GROSSI EDITORI (PECCATO SIA PROPRIETÀ DEL GRUPPO GEMS)'' - ALDO GRASSO: ''NON CI SONO PIÙ I PREMI STREGA DI UNA VOLTA, COI VOTANTI TRASFORMATI IN MUTANTI. È LA LOCATION PERFETTA PER RAPPRESENTARE L'IDEA CHE ROMA HA DELL'EDITORIA''

1. LO STREGA DEL #METOO? COL CAZ*O!

Massimiliano Parente per ''il Giornale''

 

MASSIMILIANO PARENTE

Ogni anno allo Strega, in premio letterario più sputtanato del mondo, ci sono le polemiche. Che in realtà sono sempre le solite, montate a arte per far pensare: «Guarda quest’anno com’è cambiato lo Strega». Quant’è cambiato? Un caz*o! Scusate il termine ma ci sta, visto che i giornalisti lo hanno già definito il premio del #metoo, perché oggi se qualcosa non è #metoo non è niente, a Céline o Miller o De Sade li avrebbero presi a calci. Si ragiona non per grandi libri ma per uomini e donne, come nella trasmissione di Maria De Filippi.

sandra petrignani

 

E dunque vincitrice Helena Janeczeck, che racconta la storia di Gerda, fotografa moglie del fotografo Robert Capa. Titolo ammiccante strappalacrime La ragazza con la Leica. Un Harmony antifascista scritto da una donna, da premiare subito, anche perché così si può dire che quest’anno non solo ha vinto una donna che scrive di una donna (c’era anche la Petrignani che scriveva della Ginzburg comunque), ma anche Guanda, non i soliti grossi editori (peccato Guanda sia proprietà del gruppo Gems).

paolo cognetti helena janeczek

 

Anche perché a Mondadori era stato chiesto di fare un passo indietro, come se in una gara di 100 metri all’Olimpiade si chiedesse a Bolt di fare un passo indietro per far vincere il secondo. Come se poi avessero mai premiato un Busi, un Arbasino, sempre donne, anche se maschi: l’anno scorso la Cognetti, l’anno prima la Albinati, tre anni fa la Lagioia, che nel frattempo è diventata anche direttrice del Salone del Libro di Torino e te lo ritrovi ovunque.

nicola lagioia

 

Anche conduttrice di Radio 3, la Lagioia, collega di Carlo d’Amicis, che se vogliamo dirla tutta aveva l’unico Harmony erotico in lizza, insomma era in cinquina mica perché è uno scrittore ma un’aspirante scrittrice. Solo che ha un pene tra le gambe, e lavorare a Radio 3 non basta a passare per eroine partigiane. Insomma, se questi sono i criteri (#metoo, sentimentalismo e pugno alzato come Asia Argento), chiedetevi a chi darebbero un premio per la letteratura se in lizza ci fossero Anna Frank, Marcel Proust e James Joyce.

 

Già che ci siamo confondendo il piano delle leggi razziali con il tema dell’immigrazione, come Lia Levi che ripeteva «Dobbiamo contaminarci!» (ma contaminatevi un po’ voi con la letteratura vera). Anche lei autrice di un Harmony femminil-antifascista e attenzione, si chiama pure Levi, come Primo, che però siccome era uomo e quest’anno è l’anno del #metoo lo avrebbero fatto arrivare ultimo, perfino se avesse presentato Se questo è un uomo.

 

aldo grasso

 

2. PREMIO STREGA AL NINFEO, PROPOSITO INFRANTO DELLA LETTERATURA

Aldo Grasso per il ''Corriere della Sera''

 

Così non vale. Eva Giovannini, reporter e volto di Rai3, è brava e da due stagioni il Premio Strega è diventato un programma culturale normale. Oddio, dovremmo sempre intenderci su cosa voglia dire programma culturale, ma insomma ci siamo capiti (Rai3, giovedì, ore 23). E poi quest' anno, il Premio ha visto protagoniste le donne, ben tre in finale. La ragazza con la Leica di Helena Janeczek ripercorre l' incredibile vita di Gerda Taro, la prima fotoreporter morta su un campo di battaglia a 26 anni. La corsara di Sandra Petrignani è un ritratto di Natalia Ginzburg. E tra il pubblico, intervistata, c' era Franca Leosini: un tripudio!

 

helena janeczek vincitrice del premio strega 2018 (9)

Non ci sono più i Premi Strega di una volta, quelli condotti da Luciano Luisi, Vanni Ronsisvalle, Claudio Angelini, Paola Cacianti. Ve li ricordate? I presentatori si sforzavano di essere all' altezza degli scrittori, ponevano domande esistenziali, intimidivano il pubblico da casa con discorsi alati o sottesi. Le ore a pensare domande del tipo: «Come ci si sente a essere uno della cinquina?», «Qual è il sentimento di un giurato?».

helena janeczek vincitrice del premio strega 2018 (6)

 

Poi c' è stata la grande stazione di Gigi Marzullo: la cultura italiana in mano a Marzullo, che momenti indimenticabili. Il Ninfeo di Villa Giulia trasformato in un corridoio di Viale Mazzini, il trionfo del generone televisivo romano, i votanti trasformati in mutanti. E Marzullo che diceva: «Siamo qui nella bella vetrina della letteratura italiana». Sì, la vetrina ai vetrinisti.

 

Eppure il Ninfeo di Villa Giulia è la location perfetta per rappresentare l' idea che Roma ha dell' editoria (Torino e Milano hanno dovuto chiamare Nicola Lagioia e Chiara Valerio per farsi spiegare come funzionano le fiere dei libri!): peccato manchi il coraggio di soffermarsi sull' assalto al buffet, su maneggi delle votazioni o sulle malignità che rimbalzano fra clan diversi. Il Ninfeo è il proposito infranto della letteratura contemporanea.

eva giovannini con la vincitrice helena janeczek

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