perfetti sconosciuti

GIOCO DA FILM - METTERESTE IL CELLULARE A DISPOSIZIONE DEL PARTNER? IN “PERFETTI SCONOSCIUTI” UNA PROVOCAZIONE DIVENTA UN MASSACRO - IMMAGINERESTE, AD ESEMPIO, 4 LEADER DI PARTITO DISPOSTI A CONDIVIDERE TUTTE LE TELEFONATE? QUANTE CRISI DI GOVERNO SCOPPIEREBBERO?

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Maurizio Acerbi per “il Giornale”

 

Potrebbe essere il gioco di società dell'anno, destinato a diventare un «must» nelle cene tra amici. Anche se il parteciparvi comporterebbe seri rischi di mandare a monte, in poche ore, tra una portata e l'altra, rapporti che sembrano cementati sulla fiducia.

 

Tutta colpa o, meglio, merito di «Perfetti sconosciuti», il sorprendente film italiano (finalmente, una pellicola della quale essere fieri), in uscita il prossimo 11 febbraio, diretto da Paolo Genovese, che sviluppa la sua irresistibile trama intorno a quella frase di Gabriel Garcia Marquez che sostiene come ognuno di noi abbia una vita pubblica, una privata e una segreta.

 

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Ecco allora che Genovese, con taglio interamente teatrale, giocando sulla forza della strepitosa sceneggiatura (scritta a dieci mani) e sulla bravura di un cast in stato di grazia, si immagina una situazione nella quale i padroni di casa Rocco (Marco Giallini) e Eva (Kasia Smutniak), decidano di ospitare, per una cena, i loro amici di sempre, ovvero le coppie formate da Bianca e Cosimo (Alba Rohrwacher e Edoardo Leo) e da Lele e Carlotta (Valerio Mastrandrea e Anna Foglietta).

 

Tra gli ospiti c'è anche Peppe (Giuseppe Battiston) che doveva venire con la sua nuova fidanzata, ma, all'ultimo momento, si presenta da solo perché lei si è ammalata. I sette si conoscono da lungo tempo, alcuni fin da bambini e, apparentemente, non si nascondono segreti.

 

A lanciare la provocazione, però, è Eva, convinta che tante coppie finirebbero, invece, per lasciarsi se ogni partner controllasse il cellulare dell'altro, «la scatola nera dei nostri segreti».

 

Parte, così, una sfida (apparentemente) senza rischi: ognuno, infatti, accetta (anche se a malincuore e si capirà il perché) di mettere sul tavolo il proprio telefonino con l'obbligo, per tutta la durata del pasto, di leggere ad alta voce ogni sms e whatsapp arrivato o di rispondere in vivavoce (all'insaputa dell'interlocutore, chiunque esso sia, che parlerà liberamente) a tutte le chiamate in arrivo. In balia del fato, come si potrà intuire, il gioco, da passatempo simpatico, diventerà, ben presto, un massacro.

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Molti segreti saranno scoperti e matrimoni e amicizie rischieranno la rottura. Un'idea geniale, sviluppata brillantemente. Tanto da domandarsi, al di là del film, quanti di noi sarebbero disposti a mettere a rischio le nostre relazioni con questo gioco della verità che assomiglia ad una roulette russa tecnologica.

 

Per capire se siete un soggetto a rischio, provate a fare questo test: se venisse vostra moglie o vostro marito e vi chiedesse di consegnarli/e, ora, il vostro telefonino, come prova di fiducia, voi lo fareste? Provate a guardare quello che, in questo momento, si trova memorizzato dentro il cellulare: qualche sms potrebbe essere equivocato?

 

O quelle foto salvate nella Sim finirebbero per rivelare gusti a lui/lei sconosciuti? Nei vostri contatti sono presenti nomi che l'altro non dovrebbe vedere? O mail compromettenti? Se la risposta fosse affermativa, chiedetevi allora perché li stiate conservando. In un certo senso, potrebbe nascere dal fatto che con il telefono si pensa di godere di una sorta di immunità attraverso la quale, magari, provare a costruirsi una esistenza alternativa.

 

Non necessariamente «colpevole», ma sufficiente per tirarsi fuori dal grigiore di certi rapporti ormai incancreniti. Un messaggio di complimenti, un apprezzamento fisico, una frase galante, potrebbero dare l'unica scossa alla propria giornata. La questione è: rischiereste di mettere tutto in gioco in una cena tra amici? Vi immaginereste, ad esempio, quattro leader di partito, seduti a tavola, disposti a condividere quanto ricevuto in un paio di ore?

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Quante crisi di governo scoppierebbero? Vedremo se il tempo trasformerà l'idea geniale di un film in un tormentone sociale (è chiaro che il rischio debba esserci altrimenti non avrebbe senso il gioco) se qualche ristorante coglierà la palla al balzo inventandosi serate a tema dove ogni commensale condividerà con gli altri clienti i segreti del proprio cellulare. Voi partecipereste?

 

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