campo dallorto dall orto monica maggioni

TOCCATEMI TUTTO, MA NON IL MIO TETTO! DOPO CAMPO DALL'ORTO, ANCHE LA MAGGIONI SCENDE IN CAMPO PER DIFENDERE I MEGA-CACHET DEI VARI CONTI, CLERICI, VESPA, ANNUNZIATA: "UN DIBATTITO POPULISTA CHE DANNEGGIA LA RAI". FORSE SPERANO CHE SE SALTA IL TAPPO PER LE STAR, POSSA SALTARE ANCHE PER LORO? CON IL LIMITE A 240MILA, IL DG HA PERSO 400MILA EURO, LA PRESIDENTE 100MILA...

Lettera di Monica Maggioni per il ‘Corriere della Sera

 

MAGGIONI CAMPO DALL'ORTOMAGGIONI CAMPO DALL'ORTO

Caro Direttore, il dibattito sulla Rai e sul tetto ai compensi degli artisti mi sembra inserirsi perfettamente nell’epoca della post verità. È stato detto di tutto e c’è stato persino qualche ardimentoso che si è spinto a sostenere che il cda ha “scelto” di applicare il suddetto tetto. Un po’ come se i poliziotti di guardia alla frontiera Usa venissero ritenuti responsabili del respingimento dei rifugiati come deciso dal presidente Trump.

 

La realtà è che invece in tutti questi mesi il cda ha detto che una applicazione lineare di un tetto, imposto per legge, avrebbe comportato un indubbio danno all’azienda escludendola da qualsiasi dinamica di mercato, intaccandone la centralità rispetto al sistema dei media e proiettandola verso la marginalità. Questo allora significa accettare l’esistente? Certamente no. Mi limito a osservare che un approccio ragionevole e razionale alla questione sarebbe stato auspicabile, visto che in gioco è il futuro di una istituzione del nostro paese.

MAGGIONIMAGGIONI

 

La difesa della qualità

Stiamo assistendo a un dibattito che sconta una evidente deriva populista che rischia di minare il valore del Servizio pubblico. Quando si deve criticare la Rai ci si rifà spesso alla Bbc. Ebbene, nel Regno Unito non si è mai nemmeno ipotizzato di stabilire un tetto agli stipendi dei talenti artistici.

 

Una autorevolissima fonte della tv pubblica britannica, cui ieri raccontavo delle nostre vicende, ha definito «outrageous» l’idea di un tetto stabilito per legge con la quale qualsiasi competitività sarebbe negata e mi ha ricordato che vi sono professionisti che per Bbc guadagnano milioni di sterline l’anno (un discreto numero si assesta tra i 450 mila e i 2 milioni di sterline) ma non per questo i vertici di Bbc vengono additati come dissipatori di denaro pubblico.

 

MAGGIONI DALL ORTOMAGGIONI DALL ORTO

La questione invece, è quella della scelta, della qualità, della capacità di innovare ed essere credibili, di bilanciare ricerca dei nuovi talenti e conservazione di quel numero di volti che il nostro pubblico ama e vuole rivedere.

 

Battute finali

Equilibrio, razionalità, insomma. E anche volontà di riforma profonda dell’esistente attraverso gli strumenti che la nostra democrazia matura ci fornisce. Immaginare la Rai del futuro significa per esempio decidere che nemmeno l’assetto industriale che conosciamo deve essere per forza immutabile. Potrebbe essere il momento di scelte coraggiose e visionarie. E poi, si vuole una dialettica con il mercato degli artisti più regolamentata e un servizio pubblico più misurato?

 

selfie carlo conti antonella clerici maria de filippi selfie carlo conti antonella clerici maria de filippi

Si elaborino delle fasce di retribuzione congrue ed una serie di meccanismi per l’immissione di nuovi talenti che sfuggano al potere degli agenti. Siamo alle battute finali nel percorso verso la Convenzione che porterà in seguito alla ridiscussione del contratto di servizio. Come ci vogliamo arrivare? Sulla scorta delle battute da bar su «quelli che straguadagnano» e finalmente vengono puniti, o facendo uno sforzo costruttivo per preservare un valore del Paese? È il momento di dirsi con chiarezza dove vogliamo andare: se la Rai sia ancora un’istituzione centrale del paese che agisce da media company o se la sua natura pubblica debba essere la sua condanna.

 

Si poteva fare di più?

Certo la Rai avrebbe potuto fare di più sulla via dell’autoregolamentazione e abbiamo forse perso delle occasioni. Certamente nell’ultimo anno, mentre la Rai provava a immaginare il suo futuro, sono cambiati tutti i parametri: dal quadro normativo alla certezza delle risorse finanziarie. Il 22 dicembre 2015 il Parlamento ha approvato la legge di riforma. Nello stesso mese il canone è in bolletta a 100 euro, un anno dopo a 90. Il 30 settembre l’Istat infila la Rai nell’elenco delle amministrazioni pubbliche, di fatto mettendo a rischio la sua operatività. Il 5 ottobre la legge sull’editoria: gli stipendi dei manager tagliati subito a 240 mila euro. Di quelli degli artisti, si è cercato di capirlo, e oggi si sa. L’elenco potrebbe continuare a lungo.

GIANCARLO LEONE CARLO CONTIGIANCARLO LEONE CARLO CONTI

 

I rischi

Il facile messaggio «li abbiamo puniti» forse porta qualche manciata di voti (ed è tutto da dimostrare), ma lascia solo macerie. Più difficile ma sensato è invece stabilire le regole del gioco di un Servizio pubblico che non sprechi risorse ma possa stare sul mercato. Eppure la politica migliore deve riprendersi in mano una dimensione progettuale, anche sulla Rai. Certo, serve una bella dose di coraggio. Oggi scendere nella pubblica arena e azzannare la Rai attrae il pubblico dei like.

 

Eppure in quella violenza rischiano di restare impigliate centinaia e forse migliaia di posti di lavoro; in quegli slogan urlati c’è la demolizione dell’istituzione culturale in cui si è formata ed è custodita la nostra memoria visiva collettiva, in cui abbiamo imparato a parlare la lingua che ci unisce. Lì sulla piazza rischia di rimanere il futuro di un’azienda che tanto ha ancora da dare alla nostra comunità. Quell’azienda che riesce a farci divertire, in cui ci riconosciamo Paese tra le canzonette, ci vediamo riflessi nei dolori delle tragedie, i racconti di speranza collettiva.

 

flavio insinna conduttore di affari tuoi x flavio insinna conduttore di affari tuoi x

Non vorrei che questo gioco al massacro preveda nel gran finale la riduzione a irrilevanza dell’azienda in cui ho potuto fare il mestiere più bello del mondo, non parteciperò silente e commossa alle esequie. Se invece si vuole davvero riformare puntando a costruire, allora basta sapere dove e quando. Ma nessuna scorciatoia. Costruire significa avere il coraggio di dire che la qualità, anche in Italia, ha un valore. Che le scelte devono essere trasparenti e giustificabili. Che l’epoca dei privilegi è finita. Per tutti. E il resto arriva come conseguenza.

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