umberto tozzi

“BATTISTI? NON MI OFFRÌ NEMMENO UN RISO IN BIANCO” – UMBERTO TOZZI SI RACCONTA DOPO 50 ANNI DI CARRIERA - LA DECISIONE DI DIRE ADDIO AI PALCOSCENICI CON UN TOUR MONDIALE: “ALL’INIZIO NON MI PIACEVA LA MIA VOCE. MI DEFINIVANO UN VAFFANCULISTA. ERO ANTIPATICO E SOTTOVALUTATO. I GIORNALISTI PREFERIVANO COSE “PIÙ COLTE”, POI L’ESTERO HA FATTO GIUSTIZIA, LE MIE NON ERANO SOLO CANZONETTE ESTIVE” - LA STESSA MOGLIE DAL ’91 (“MAI STATO UN PLAYBOY”), LA MALATTIA CHE “MI HA RESO MIGLIORE” E “GLORIA” CHE SI È ASCOLTATA PURE DURANTE L’ASSALTO DI CAPITOL HILL: “SCELGO L’AMORE, NON L’ODIO” – VIDEO

Andrea Silenzi per la Repubblica - Estratti

 

umberto tozzi

Strano tipo di popstar, Umberto Tozzi. Ha venduto 80 milioni di dischi in tutto il mondo, vinto un Sanremo e un Festivalbar, ha piazzato singoli al n.1 negli Stati Uniti (anche se nelle versioni in inglese cantate da Laura Branigan). Le sue canzoni sono finite in film celeberrimi come The Wolf of Wall Street, Flashdance, Spider-Man Far from Home, oltre che nella serie cult La casa di carta. E la sua Gloria si è ascoltata pure durante l’assalto di Capitol Hill: «Ribadisco quello che ho detto in quei giorni: scelgo l’amore, non l’odio».

 

Ha vinto un Golden Globe e ha ricevuto una nomination al Grammy. Ci sarebbe stata materia per pagine e pagine di cronache e invece niente, poche notizie e zero pettegolezzi. Tozzi è un torinese schivo. Uno che ama la musica e per niente lo star system, con tutto ciò che comporta. «Non sono mai stato un playboy», sorride ricordando di aver sposato cinque volte la sua attuale moglie Monica Michielotto, con lui dal 1991.

umberto tozzi

 

La dura esperienza della malattia (un cancro alla vescica e il covid durante la chemioterapia) lo ha un po’ cambiato, ma dopo 50 anni di carriera ha deciso di dire addio ai palcoscenici con un tour mondiale intititolato L’ultima notte rosa — The final tour che toccherà Europa, America e Australia, e che lo porterà alle Terme di Caracalla a Roma il 20 giugno insieme alla sua orchestra.

 

 

E pensare che voleva fare il calciatore.

«Forse è meglio che non l’abbia fatto. Avevo un grande amore per il calcio, ero a mio agio, giocavo bene. Dovevo passare una settimana a Coverciano per fare dei provini. Poi è andata diversamente».

 

(...)

 

La malattia lo ha cambiato?

«Mi ha reso migliore. Dopo quei due anni sono molto più disponibile rispetto al lavoro e ai nuovi incontri, sono più aperto. Oggi vivo con gioia tutte le giornate. È diventato un film a colori».

 

UMBERTO TOZZI 33

Ha iniziato come turnista. E stava per suonare in disco storico di Lucio Battisti.

«Eravamo sempre a Milano con gli altri del mio giro a caccia di un ingaggio. Eravamo alla Numero Uno, l’etichetta di Lucio e Mogol: registrammo delle session per Il nostro caro angelo. Poi Lucio scelse un altro chitarrista».

 

Come fu l’incontro con Battisti?

«Ci chiese da dove arrivassimo. Quando gli dicemmo che eravamo di Torino esclamò: “Ah, ma allora siete dei paraculi!”. Lo disse perché, all’epoca, il giro dei turnisti era quasi tutto milanese, e pensò a chissà quale spinta. Nei giorni in cui lavorammo insieme non ci offrì nemmeno un riso in bianco. Però anni dopo seppi che mi indicò come un grande innovatore della musica italiana e mi fece un enorme piacere. Era un gigante».

 

 

UMBERTO TOZZI 19

Pare che sui divani della Numero Uno ci fossero parecchi colleghi in attesa che poi hanno fatto fortuna.

«Gianna Nannini, Finardi, Edoardo Bennato. E Ivan Graziani, con cui divenni amico. Grande chitarrista».

 

Nel 1974 ha scritto “Un corpo e un’anima” per Wess e Dori Ghezzi, che hanno vinto Canzonissima. Però all’inizio non voleva cantare.

«Non mi piaceva la mia voce, quando la sentivo mi disturbava. Anche John Lennon aveva lo stesso problema, non sono l’unico. Ho capito tardi che invece era originale, che poteva trasmettere emozioni».

 

Cosa le ha fatto cambiare idea?

«Fino all’incontro con Bigazzi, un vero maestro, non pensavo di cantare io, non mi piaceva l’idea di fare il solista. Fu Alfredo Cerruti, un grande talent scout oltre che il cervello degli Squallor, a convincermi».

 

Poi è arrivata “Ti amo”, 1977.

«Avevo inciso Donna amante mia, che non funzionò. Decisi che non volevo più fare la comparsa in un mio disco. Volevo i miei musicisti, dirigere gli arrangiamenti. Bigazzi mi disse: “Se non vendiamo stavolta ci buttano giù dal quarto piano”. Poi è nata questa canzone diversa dalle altre, non so spiegare come ma è nato uno stile».

UMBERTO TOZZI E LA MOGLIE

 

E quella volta al Festivalbar?

«Era la serata finale, all’Arena di Verona. Staccarono la luce due volte, davo fastidio. Però Ti amo la cantò il pubblico».

 

In quegli anni c’erano De Gregori, Dalla, Venditti, Guccini. Come si sentiva in quel contesto?

«Erano artisti favolosi, ma io mi sentivo scollegato, fuori dal radar. I giornalisti preferivano cose “più colte”, era un po’ sottovalutato. Poi l’estero ha fatto giustizia, le mie non erano solo canzonette estive...».

 

Lei è sempre stato un artista schivo. Ma non ha nemmeno un episodio da popstar da raccontare?

umberto tozzi

«Mi definivano un vaffanculista. Ero antipatico, sono un po’ migliorato. Popstar mi sono sentito una volta a Santiago del Cile, 1982: scendendo dalla scaletta dell’areo vidi che in basso c’erano telecamere e una folla di giornalisti. Mi girai per guardare chi stessero aspettando. Poi vidi duemila persone sulla terrazza con gli striscioni. Pensavo che certe cose potessero succedere solo ai Beatles».

 

Ha ancora paura di volare?

«Sempre».

 

E ora come fa?

«Chiudo gli occhi e prego. Passo il tempo a parlare con Dio».

umberto tozziumberto tozziUMBERTO TOZZI E SERAFINA SCIALO'al bano carrisi con la mamma jolanda, umberto tozzi e toto cutugnoumberto tozzi raf umberto tozzi raf umberto tozzi umberto tozzi UMBERTO TOZZIUMBERTO TOZZIumberto tozzi

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?