TURCHIA NUOVA VIA: DAGLI SCONTRI A RESTARE IN PIEDI IMMOBILI CON UN LIBRO IN MANO

Monica Ricci Sargentini per il "Corriere della Sera"

Uomo in piedi contro uomo in piedi. La forma di resistenza civile lanciata lunedì sera dal coreografo Erdem Günduz, che è rimasto per ore fermo e silenzioso al centro di piazza Taksim, ha avuto talmente successo che il governo ha deciso di neutralizzare la protesta imitandola invece che criminalizzandola.

«Non è un atto di violenza, non possiamo condannarlo» ha detto mercoledì scorso il vicepremier Bulent Arinc, sorprendendo tutti dopo che la prima notte i poliziotti avevano arrestato quelle persone sole e pacifiche, che non si agitavano, non urlavano, non minacciavano nessuno. Anzi Arinc ha addirittura detto che questo tipo di esternazione è «piacevole da vedere», a patto che non intralci il traffico.

«Se è cosa buona e giusta, facciamola anche noi» devono aver pensato i sostenitori di Erdogan. Così, mercoledì scorso, otto uomini si sono piazzati davanti ai manifestanti silenziosi. «Uomo in piedi contro uomo in piedi» era scritto sulle loro magliette sotto il palmo di una mano rossa. Come a dire: ci siamo anche noi.

Di fronte al calo dei sondaggi, dal 46% al 35%, l'Akp, il partito filoislamico al governo dal 2002, corre ai ripari: piuttosto che lasciar scatenare sostenitori violenti per le strade, come è successo domenica scorsa dopo il comizio del premier ad Istanbul, decide di rispondere con la stessa moneta. Una strategia adottata anche dal comando di polizia che ha distribuito agli agenti costretti a passare ore e ore fermi a far nulla più di cento libri, dai romanzi classici ai saggi più svariati, scientifici ma anche psicologici.

Nell'arco di pochi giorni Piazza Taksim si è trasformata da luogo di battaglia in biblioteca a cielo aperto: tutti con un libro in mano, dai manifestanti ai ragazzi in divisa blu. E il sindacato di polizia Eminiyet-Sen, nato lo scorso marzo per la prima volta, ha lanciato una campagna su Facebook dal titolo: «Cammina senza lanciare pietre». È un modo per dire, spiegano nella sede di Istanbul ad Arakoy, «se vuoi manifestare sii pacifico. Pensa agli altri. Non è giusto danneggiare i negozi, bruciare le auto».

I poliziotti, però, si sentono sulla graticola. «Siamo noi le vere vittime di Gezi Park. Abbiamo preso il gas e la gente ci odia - dice al Corriere Hanif Calisgan un dirigente del sindacato -, eseguivamo gli ordini e ora diventiamo noi quelli su cui gettare la croce».

Quattro agenti della polizia municipale della città e un loro assistente tecnico sono stati sospesi per aver dato fuoco ad alcune tende dei manifestanti che occupavano il parco. Calisgan descrive condizioni di lavoro disumane: «I colleghi al parco lavorano da 20 giorni senza una pausa e tutti ora ci danno addosso. Persino il ministro dell'Interno ha detto che aprirà un'inchiesta sul nostro comportamento. I diritti umani per noi valgono?».

Le cose non vanno meglio tra i ragazzi del movimento. «Abbiamo paura - ammette al Corriere Mustafa Nogay, uno dei leader ambientalisti della rivolta -, la gente cambia il numero di telefono e chiude l'account twitter. Ci hanno fatto tanto male, ci hanno gasato come scarafaggi e ora ci stanno arrestando senza pietà e soprattutto senza motivo».

Ieri la polizia turca ha arrestato altre 13 persone accusate di atti di vandalismo, uso di bombe molotov e incitamento ai disordini. Secondo quanto denunciano i gruppi per i diritti umani, dal 31 maggio ad oggi, sono state già più di tremila le persone portate via in manette dagli agenti. La maggior parte di loro è stata rilasciata, ma decine sono ancora in custodia e almeno sei sono state accusate formalmente.

La protesta contro l'autoritarismo del governo Erdogan, comunque, continua anche se non con la stessa intensità. I ragazzi di Solidarietà a Taksim, la piattaforma di 116 associazioni alla base della rivolta, hanno deciso di occupare altri parchi, 35 solo a Istanbul e cento in tutto il Paese. Ieri il premier è stato contestato a Mersin da un migliaio di persone che, avvolte in bandiere con l'immagine di Ataturk, hanno intonato Bella Ciao. Erdogan era nella città dell'Anatolia meridionale per presenziare alla cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo.

A Gezi Park, intanto, continuano senza sosta i lavori di ristrutturazione. Ieri, Kadir Topbas, il sindaco della città, ha annunciato che saranno piantati 129 nuovi alberi, oltre a un laghetto, che sembra sia in costruzione, e alle aiuole fiorite che già si possono ammirare passeggiando attorno all'area verde. «Da oggi in poi chiederemo il parere del popolo anche per il cambio di una fermata dell'autobus» ha ironizzato Topbas, riducendo quella che è stata una delle rivolte più imponenti che la Turchia ricordi a una mera questione ambientalistica.

 

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