lenzi tarantino

UMBERTO LENZI, RE DEI POLIZIOTTESCHI: ''MAI DIVENTARE AMICI DEGLI ATTORI, NON FANNO ALTRO CHE CHIEDERTI DI FARLI LAVORARE. LE ATTRICI? QUELLE, AL LIMITE ME LE SCOPAVO! - NON ERI SEMPRE TU CHE ANDAVI A CERCARTI LA SITUAZIONE, È CHE TI VENIVA PROPRIO SCHIAFFATA SU UN PIATTO D' ARGENTO. POI MIA MOGLIE OLGA HA COMINCIATO A VENIRE SUL SET - TOMAS MILIAN PER FARE IL DELINQUENTE PSICOPATICO VOLLE STRAVOLGERSI. VENIVA SUL SET CON TRE OPTALIDON E MEZZA BOTTIGLIA DI VODKA. POI PASSÒ DIRETTAMENTE ALLA COCAINA

 

TOMAS MILIAN, LA PIRA GALEAZZO IN ''ROMA A MANO ARMATA''

 

 

 

 

Giuseppe Pollicelli per Libero Quotidiano

 

Essendo nato a Massa Marittima (in provincia di Grosseto) nel 1931, Umberto Lenzi ha oggi 85 anni, un' età non più verdissima. Eppure, malgrado qualche inevitabile problema di salute e la dura prova rappresentata dalla scomparsa - poco meno di un anno fa - dell' amata seconda moglie, la croata Olga Pehar, colui che è unanimemente considerato (all' estero più ancora che in patria) uno dei maggiori registi cinematografici italiani di genere seguita a darsi moltissimo da fare, sorretto da una mente tuttora lucida e da una memoria obiettivamente prodigiosa.

 

 

umberto lenziumberto lenzi

Una delle prime cose che tiene a dirci dopo averci aperto le porte della sua casa di Ostia è di avere in uscita un nuovo romanzo, "Si muore solo due volte", un thriller a tinte forti che sarà pubblicato a breve dalla casa editrice torinese Golem.

 

Abbandonata la macchina da presa al termine di una carriera che lo ha visto dirigere oltre sessanta film - molti dei quali assurti al rango di cult movies - nell' arco di trent' anni, fra il 1961 e il 1992, Lenzi è divenuto un giallista di tutto rispetto e di notevole prolificità, tanto da avere portato a termine un ciclo di ben sette romanzi ambientati fra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso e aventi per protagonista l' investigatore privato Bruno Astolfi, che opera prevalentemente nel mondo di Cinecittà.

 

umberto  lenziumberto lenzi

"Si muore solo due volte" sarà il suo primo libro senza Astolfi, e Lenzi ne parla con l' entusiasmo del debuttante, così come si infervora nell' elencare i pregi della biografia che gli hanno appena dedicato Tiziano Arrigoni e Silvia Trovato: "Una vita per il cinema. L' avventurosa storia di Umberto Lenzi, regista" (Ed. La Bancarella, pp. 148, euro 20; info: labancarella@aruba.it).

 

Tra i tuoi lavori per i quali sei venerato da migliaia di estimatori in tutto il mondo, tra cui gente come Quentin Tarantino e Tim Burton, ci sono i film del cosiddetto filone cannibalico, in particolare "Mangiati vivi!" (1980) e "Cannibal Ferox" (1981). Un tempo non ne volevi parlare. Adesso?

«Ho cambiato idea. È vero che quando li ho diretti l' ho fatto soprattutto per ragioni economiche, e tuttora sono fra i titoli che mi garantiscono più introiti grazie ai vari passaggi in tv, ma se sono in così tanti ad apprezzarli non è possibile che tutti quanti si sbaglino».

film di umberto lenzifilm di umberto lenzi

 

Una cosa mi ha sempre incuriosito: come facevi a dirigere, in scene anche elaborate, gli indigeni delle tribù amazzoniche?

«A loro mi rivolgevo utilizzando una parola che avevo inventato appositamente: "yacaraba". L' unico accorgimento consisteva nel cambiare intonazione: se volevo che compissero gesti violenti la gridavo, altrimenti mi limitavo a sussurrarla».

 

Ma in che modo reclutavi queste persone? E come venivano ricompensate?

«Non me ne occupavo io, ma qualcuno del luogo che era stato ingaggiato da un produttore italiano che operava a Bogotà. Sinceramente non mi sono mai posto il problema di come fosse stata portata sul set quella gente, mi bastava trovarla lì. Alcuni, devo dire, erano anche abbastanza svegli e potevo permettermi di fargli compiere azioni più complesse».

 

Com' era il tuo rapporto con gli attori veri?

«In linea di massima quasi sempre conflittuale, perché agli attori non ho mai amato lasciare briglia sciolta. L' unico con cui, da un certo momento in poi, ho preferito cedere è stato Tomas Milian».

LENZILENZI

 

Perché?

«Perché mi sono reso conto che alcune sue improvvisazioni funzionavano. In "Roma a mano armata", per esempio, c' è una sequenza in cui il personaggio da lui interpretato, il Gobbo, va a farsi cambiare una ruota da un benzinaio. Milian, senza dirmi nulla, si mette d' accordo con l' attore che fa il benzinaio e ne scaturisce il seguente dialogo: "Dottore, sono 500 lire"; "Come te chiami te?"; "La Pira Galeazzo"; "La Pira Galeazzo, siccome nun c' ho 'na lira t' attacchi ar cazzo!", e Milian sgomma via senza pagare».

 

Tu che hai fatto?

«Ho fermato le riprese e mi sono imbufalito: "Tomas, ma che cazzo dici?". Lui ha cominciato a supplicarmi: "Ti prego, lasciala, guarda che funziona…". E niente, mi sono fatto convincere».

 

Poi?

«La sera della prima, a Roma, a questa battuta è mancato poco che crollasse il cinema Adriano, che era gremito da qualche migliaio di persone. Applausi a scena aperta».

 

LENZILENZI

Una delle interpretazioni più impressionanti di Milian è quella del delinquente psicopatico che ha fornito nel tuo "Milano odia: la polizia non può sparare".

«Il personaggio era così estremo che Tomas, per farlo bene, decise che doveva per forza stravolgersi. Inizialmente si limitò a venire sul set dopo aver preso tre pastiglie di Optalidon e avere tracannato mezza bottiglia di vodka, poi passò direttamente alla cocaina».

 

Ma la consumava anche quando non girava?

«Questo non lo so, non ci siamo mai frequentati al di fuori del set».

 

"Milano odia: la polizia non può sparare" è uno dei capisaldi del genere che spregiativamente, negli anni Settanta, sarebbe stato battezzato "poliziottesco".

«La critica del tempo era ancora ideologica e malata di "contenutismo". Ma il cinema devi valutarlo per com' è realizzato tecnicamente, non su basi morali o, peggio, moralistiche".

 

Ti davano del fascista.

«Figuriamoci, sono sempre stato anarchico. E sono anche uno dei maggiori esperti mondiali della Guerra di Spagna: da poco ho ceduto al Comune di Follonica tutti i libri sull' argomento che avevo raccolto durante la mia vita, e il 23 ottobre dovrei andare a inaugurare la sezione della biblioteca che è stata creata grazie a questa mia donazione».

LENZI LENZI

 

Sei mai stato amico di un attore?

"Impossibile. Se ne diventi amico, gli attori non fanno altro che chiederti di farli lavorare nei tuoi film".

 

E con le attrici?

«Quelle, al limite, me le scopavo!».

 

Era così facile?

«Sai, in molti casi non eri tu che andavi a cercarti la situazione, è che ti veniva proprio schiaffata su un piatto d' argento. Però l' ho fatto solo i primi tempi, poi mia moglie Olga, che è stata una collaboratrice preziosissima, ha cominciato a essere regolarmente presente assieme a me sul set e non ho più avuto grande libertà di movimento (ride)».

 

Erano sempre semplici avventure o qualche volta c' è stato un coinvolgimento più importante?

«Verso Carroll Baker e Lisa Gastoni, che tra l' altro ho lanciato io, ho avuto un interesse non soltanto superficiale, ma non è mai approdato a nulla».

 

C' è stato un momento in cui hai guadagnato veramente bene.

umberto lenzi olga e tomas milianumberto lenzi olga e tomas milian

«Per un breve periodo sì, ma non perché i miei compensi siano mai stati particolarmente alti, è che giravo tanti film. L' amministrazione dei soldi, comunque, la lasciavo a mia moglie, io pensavo a scrivere storie e a girarle. Per un po' abbiamo fatto la bella vita: ho mandato mia figlia nelle migliori scuole private e un anno ho regalato a Olga cinque pellicce, tra cui una di leopardo che, ricordo, costava un occhio della testa. Fossi stato più oculato avrei investito almeno un po' di quel denaro».

 

Hai dei rimpianti?

umberto lenzi tomas milianumberto lenzi tomas milian

"No, scherzi? Non ho nessun rimpianto. Ho avuto la fortuna di lavorare quando il regista era ancora il dominatore assoluto del set e sono ormai parecchi anni che la mia opera è stata ampiamente rivalutata, con gratificazioni non indifferenti. Ho avuto la possibilità di fare quello che volevo e l' ho fatto. A me va benissimo così".

 

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