fellini venezia

PIERO CITATI: LA VENEZIA MAI VISTA DI FELLINI - DOPO “CASANOVA”, LA CITTÀ LAGUNARE ERA DIVENUTA UN'OSSESSIONE PER IL REGISTA CHE AMAVA SORVOLARLA IN AEREO: VISTA DALL'ALTO, GLI SEMBRAVA UN INDECIFRABILE ALFABETO DI SEGNI E DI GEROGLIFICI - LE DUECENTO PAGINE DI APPUNTI PER UN FILM BELLISSIMO QUANTO IRREALIZZABILE - VIDEO

 

Pietro Citati per il Corriere della Sera

 

CASANOVA FELLINI 4CASANOVA FELLINI 4

Per tutta la vita Federico Fellini fu affascinato da Venezia. A partire dal Casanova , e specie negli anni dopo il 1980, questo fascino diventò quasi una ossessione. Era uno spirito estremamente preciso. Non ignorava nemmeno un particolare della storia della città: lesse moltissimi libri su Venezia; se qualche particolare gli sfuggiva, chiedeva informazioni ad amici e studiosi.

pietro citati   1pietro citati 1

 

Lesse e rilesse Le pietre di Venezia di John Ruskin: dove Venezia è uno spettro sulle sabbie del mare, così debole, così quieta, così spoglia di tutto, tranne che della sua grazia; una città che si spegne, si consuma e muore lentamente. Amò molto Il desiderio e la ricerca del tutto, il capolavoro di Frederick Rolfe, il cosiddetto Baron Corvo: dove appaiono tutti i colori di Venezia, i profumi, le piogge, le nevi, le notti, le estati soffocanti e le clamorose giornate primaverili. Fellini ricordava la morte del doge Paolo Renier, negli ultimi anni del XVIII secolo: morte che venne taciuta, e rivelata soltanto il 2 marzo, per non turbare la gioia del Carnevale.

 

E il pranzo offerto dal doge Marino Grimani al principe Farnese: quando, verso la fine del convito, vennero tagliati i pasticci, ne uscirono degli uccelli che presero il volo; e subito dopo da altri dolci si affacciarono dei piccoli granchi, che percorsero la tavola, rovesciando bicchieri ed ampolle. Fellini amava il Carnevale di Venezia: il quale riempiva di sé tutto l' anno; perché era la vera utopia in cui culminava la vita, rovesciandosi nel proprio contrario.

FELLINI CASANOVAFELLINI CASANOVA

 

Fellini andava a Venezia specialmente nei mesi da novembre a marzo. Non c' erano turisti né alghe purulente: i colori erano gelidi; come un enorme granchio, l' inverno stringeva le sue pinze sulle isole della laguna. Spesso la laguna ghiacciava: l' acqua diventava un unico pack ; nel sovrano silenzio, Fellini si spostava da un' isola all' altra camminando sul ghiaccio. Spiava gli uccelli: i fisoli, gli smerghi, le sérole, i mangòni.

 

FELLINI 4FELLINI 4

Amava sorvolare in aereo la città e la laguna: vista dall' alto, Venezia era un indecifrabile alfabeto di segni e di geroglifici, una misteriosa mappa, un arazzo, una tappezzeria persiana; il mare si infiltrava nella terra, spandendosi in migliaia di canali tortuosi. Quando Fellini camminava per i campielli, veniva attratto dagli alberi dei giardini, che si affacciavano dai muri di cinta; o li guardava dall' alto del cielo.

 

Col passare degli anni, mentre componeva Casanova , Ginger e Fred , Amarcord , La voce della luna , Fellini accarezza l' idea di fare un film su Venezia. Poi rinuncia al suo progetto. Oggi, del progetto di Fellini restano circa duecento pagine di appunti sconosciuti: gli abbozzi e i relitti di un bellissimo film. Li ho letti da poco, e cercherò di raccontare questo film inesistente, che è insieme un saggio su Venezia e una libera creazione fantastica.

 

Come scriveva Fellini, il film avrebbe dovuto essere una serie di tasselli che si separavano, disintegravano il racconto, in una scomposizione molecolare continuamente minacciata da un' ulteriore frammentazione, e che pure svela nel suo insieme il miraggio di un' unità o di una visione.

 

FELLINI MASINA VENEZIAFELLINI MASINA VENEZIA

Il film assomiglia alla laguna: un equilibrio di terre e di mare, di pieni e di vuoti, di ombre e di luci; possiede lo stile inquietante e leggero dei palazzi di Venezia, con la loro trina infida ed attraente. Venezia era un riflesso: anzi il riflesso di un riflesso; il riflesso di una cosa che forse non era mai esistita, e che non esisterà mai. Come Venezia, il film è misterioso, irrealizzabile ed inesistente: non può riuscire, perché cerca di esprimere l' inesprimibile; una città costruita sull' acqua e dipinta nell' aria.

 

Fellini immagina una esile trama. Il protagonista è un vecchio regista americano, di nome Stein, che assomiglia ad Eric von Stroheim: Fellini si identifica e non si identifica con lui, perché non può mai identificarsi completamente con nessuno. Ora Stein va in aereo, sopra la città ai suoi piedi, scendendo all' aeroporto del Lido. Ora (più spesso) entra in un batiscafo: contempla l' isola del cimitero, dove sono sepolti Stravinskij, il Baron Corvo, Djagilev, Ezra Pound; e si immerge nei canali della vecchia città consunta, nella fantastica necropoli che si trova sott' acqua, radendo le fondamenta.

 

Lì, in basso, ascolta i gemiti della città: una musica distante, tra il lamento e la protesta, che si confonde con il rombo dei motoscafi, e con le voci chiassose dei turisti, che parlano in tutte le lingue. Ciò che importa non è la parte emersa di Venezia, ma la fatica millenaria della sua parte sommersa. Stein è come il capitano Nemo.

FELLINIFELLINI

 

Viaggia notte e giorno attraverso le fondamenta: i fasci di luce del batiscafo illuminano un paese sommerso; uno sconfinato labirinto di palafitte, tra le rovine dei palazzi affondati, dove scorre una spettrale fauna marina.

 

Tra gli abitanti di Venezia, Stein insegue una sua antica innamorata, che assomigliava a una damina veneziana del Settecento. Era stata con lui una settimana, e una mattina era scomparsa, lasciando il letto vuoto. Stein non ne ha avuto notizie da decine di anni. Ora, mentre gira per Venezia, sosta nei luoghi dove l' aveva incontrata: in un calle angusto, presso un ponticello; e scopre che tutte le donne di Venezia hanno il suo volto.

 

Fellini immagina la Venezia del futuro, quando le Land Rover strombetteranno per la città vicino alle gondole. Secondo una rivista francese, nel 2075 piazza San Marco sarà stabilmente sommersa da cento centimetri d' acqua: la prima vittima dello scioglimento dei ghiacciai dei poli, procurato dal cosiddetto effetto serra.

 

Proprio oggi, mentre il batiscafo si inoltra nel Canal Grande, a Venezia giunge una folla pittoresca: sovrani detronizzati, in primo luogo il sultano Ahmed III, deposto nel 1730, e principi arabi, uno dei quali si arrampica sulla torre dell' orologio. Quindi arriva Calibano, il nuovo padrone della città, tycoon di una grande Tv privata, che ha appena acquistato l' Arsenale, la chiesa della Salute, e i principali palazzi ed alberghi, trasformando un palazzo del Quattrocento in un teatro di posa.

 

VENEZIAVENEZIA

Calibano (ovvero Bernuscotti, il suo vero nome) ha inventato lo spot incorporato nel telefilm: per esempio, se si gira La certosa di Parma , Fabrizio del Dongo fa la pubblicità di una marca di Lambrusco del parmense. Attorno a Calibano-Bernuscotti, ci sono artisti, avventurieri, divi dello spettacolo e dell' alta moda, attrici ed attori famosi, spie, agenti segreti, uomini politici.

 

Bernuscotti scende in elicottero su piazza San Marco, seguito da un altro elicottero, gremito di consiglieri, nani e giocolieri, raccolti per festeggiarlo.

 

Presto l' acqua sporca e fetida della laguna sale, e giunge al massimo, mescolata allo sterco. Tutto viene abolito: Venezia passata, presente e futura, il film inesistente e impossibile che cerca invano di assomigliare a Venezia, Stein, Bernuscotti, Federico Fellini, ubiquo ed inesistente, l' universo, e noi che stiamo finendo di leggere il bellissimo materiale del film.

FELLINI VENEZIAFELLINI VENEZIA

 

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO