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1. VITA, OPERE E MIRACOLI DI RENZO ARBORE, PADRE DELLA PATRIA (NARRATI DA LUI STESSO) 2. “ANDAI A TROVARE PADRE PIO PIÙ VOLTE, FINÌ SEMPRE MALE. UN GIORNO GLI PORTAI BAUDO E LUI CI MISE ALLA PORTA. PADRE PIO CHIESE A PIPPO SE FOSSE VENUTO PER FEDE O PER CURIOSITÀ. LUI FU SINCERO: PER CURIOSITÀ. “E ALLORA VE NE POTETE IRE!” RISPOSE IL SANTO”

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Aldo Cazzullo per “Sette - il Corriere della Sera”

 

Renzo Arbore sta correggendo le bozze della sua autobiografia: “E se la vita fosse una jam session”, in uscita da Rizzoli. Nel frattempo gli stanno svuotando la casa: stavolta non sono i ladri, ma i curatori della mostra sulle sue passioni che aprirà il 19 dicembre al Macro di Roma; dalla collezione di oggetti inutili e coloratissimi alle locandine dei concerti di Tokyo, Pechino, New York… L’uomo ama ridere, ma in quattro ore di conversazione per due volte si commuoverà.

 

Arbore, qual è il suo primo ricordo??

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“Mio padre che rientra dal sabato fascista e sbuffa perché non riesce a togliersi gli stivali”.

 

La sua famiglia era fascista?

“La mia famiglia era borghese. E’ un aggettivo che non mi dispiace, da rivalutare. Da ragazzo leggevo il Borghese, quello di Leo Longanesi non quello di Gianna Preda. Ricordo i pezzi di Antonio Siberia, che in realtà era Montanelli: anche quando diventammo amici, non lo chiamavo Indro, ma Antonio. Mio fratello portava a casa il Mondo di Pannunzio, la cameriera portava Grand Hotel. Io leggevo avidamente entrambi. Ho sempre amato i rotocalchi”.

1985, quelli della notte roberto d'agostino e renzo arbore 19851985, quelli della notte roberto d'agostino e renzo arbore 1985

 

Non li fanno più.?

“Ma i quotidiani ora sono fatti come i rotocalchi. Con Roberto D’Agostino, che conobbi al Piper quand’era ragazzo, fummo i primi a fare i gossip: “Il peggio di Novella 2000” vendette centomila copie. Poi Roberto continuò genialmente per conto proprio”.

RENZO ARBORE ILLUSTRA ROBERTO DAGOSTINO RENZO ARBORE ILLUSTRA ROBERTO DAGOSTINO

 

Il Duce l’ha mai visto??

“Certo. A Riccione affittavamo una casa di proprietà della sua famiglia. La gente lo attendeva in adorazione. Un giorno mentre faceva il bagno dal pattino il Duce perse il costume, e chiese se qualcuno poteva dargli un giornale per coprirsi. Ma chi porta il giornale in pattino? Fu allora che mio padre cominciò a dubitare dell’intelligenza di Mussolini”.

 

mara venier renzo arboremara venier renzo arbore

Foggia, la vostra città, fu rasa al suolo dai bombardamenti.?

“Ho esordito come artista nei rifugi antiaerei. Cantavo, con un certo successo, le canzoni friulane che mi insegnava la mia tata Emanuela. Poi, quando si sentiva il rombo degli aerei, passavamo al rosario: “Ave Maria gratia plena…”. Alle prime esplosioni la preghiera saliva di tono, come per coprire il fragore. Un giorno all’uscita vedemmo un casa crollata, i morti schiacciati…”.

 

EMMA BONINO E RENZO ARBORE EMMA BONINO E RENZO ARBORE

Qui Arbore si commuove. Poi riprende: “La mia generazione è abituata al pensiero positivo perché ha conosciuto la guerra, la fame, la morte. I nazisti portarono via anche mio padre, credevamo di averlo perso”.

 

Poi arrivarono gli americani.?

“Vedemmo i tedeschi sfilare via, uno a uno, con calma e disciplina. Poi si sentì una musica. Erano le radio montate sulle jeep Usa. Una macchina con la musica! Non avevamo mai visto nulla del genere. E poi i soldati con i piedi sui parafanghi. E i denti bianchissimi dei neri. Non potevamo che diventare filoamericani. Anche se erano state le loro bombe a distruggere la città”.

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Vicino a Foggia c’era padre Pio.?

“Andai a trovarlo più volte, ma finì sempre male. Gli chiedevano se dovevo fare l’avvocato o l’artista, e lui che non voleva essere trattato da indovino rispondeva: “Facisse ‘cchi vole!”. Un giorno gli portai Pippo Baudo”.

 

Arbore e Baudo da padre Pio è una scena troppo bella per essere vera.?

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“E lui ci mise alla porta. Padre Pio chiese a Pippo se fosse venuto per fede o per curiosità. Lui fu sincero: per curiosità. “E allora ve ne potete ire!” rispose il santo”.

 

Lei aveva anche una nonna bolognese.?

“Nonna Bianca, detta Bianchina, aveva una gemella, Nera, detta Nerina”.

 

I suoi genitori si sono amati per tutta la vita.?

“Si sono fidanzati a 14 anni e non si sono mai lasciati. Mia madre era molto religiosa, chiamava Pasquetta “lunedì in albis”; escludo abbia mai guardato un altro uomo. Mio padre andava via di casa una sola volta l’anno, alla fiera di Milano, per aggiornarsi sull’odontoiatria. E non escludo che facesse visita a qualche piacevole casa…”.

 

Anche lei ci andava??

“A Napoli erano luoghi di ritrovo. Adoravo la città, ma faticavo. Non ero napoletano. Ed ero innamorato di una donna sposata”.

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A Roma invece ebbe fortuna fin da subito.?

“La prima sera incontrai Gabriella Ferri e ci fidanzammo”.

 

Carmelo Bene diceva che chi non ha avuto mille donne non è un grande. Lei quante ne ha avute??

“Be’, dai, meno di mille”.

 

Cento??

“Be’, dai, più di cento. Negli interregni tra gli amori, che sono stati pochi. Con un unico amore grandissimo”.

 

Con Mariangela Melato non vi siete mai sposati. Perché??

“E’ stato il grande errore della mia vita. Mia madre mi aveva già preparato i documenti…”. Arbore si commuove. “Giancarlo Giannini sostiene che Mariangela è stata la più grande attrice di tutti i tempi. Eduardo, che ci ospitava ogni sera alla sua tavola nei locali del teatro Eliseo, quando in tempo di austerity i ristoranti chiudevano presto, la corteggiava perché facesse Filumena Marturano, ma lei non se la sentiva di impersonare una napoletana…sarei felicissimo di fare qualcosa in tv per ricordarla”.

D'ANGELO, MEROLA, ARBORED'ANGELO, MEROLA, ARBORE

 

Ora c’è Renzoarbore channel.?

“Ho sempre guardato al futuro. E il futuro è lì, nei canali tematici”.

 

Con Bandiera Gialla e Alto Gradimento, lei e Boncompagni avete reinventato la radio.

“Era il 1964. La radio pareva destinata a soccombere alla tv. Noi vi portammo l’improvvisazione. Il motto di Gianni era: “Si può fare”. E scoprimmo i giovani, i teen-agers. Allora da ragazzi si diventava subito adulti, si passava dai pantaloni corti alla cravatta. Noi dicevamo: “A tutti i maggiori di anni diciotto, a tutti i maggiori di anni diciotto; questo programma è rigorosamente riservato ai giovanissimi”. Io volevo chiamarlo “Basso gradimento”. Boncompagni mi dissuase”.

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Alla Rai lei arrivò su segnalazione della sua dirimpettaia a Foggia: donna Matilde, suocera del direttore generale Bernabei.?

“E’ vero. Ma entrai per concorso. Arrivai primo: maestro programmatore. Quattro tra i miei predecessori erano stati cacciati perché prendevano la payola per mettere su sempre gli stessi dischi”.

 

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La payola??

“To pay: americanismo per mazzetta. Noi, appoggiati da Leone Piccioni e Maurizio Riganti, mettemmo – gratis - Mina, Modugno, Celentano. E i Beatles, che erano stati schedati come “gruppo locale strumentale con difetti di intonazione””.

 

A Roma lei abitava in una casa di artisti.?

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“Nel sottoscala c’erano i Primitives. Al secondo piano il proprietario del Titan Club, concorrente del Piper, che ospitava un’attrice francese di straordinaria bellezza: Edvige Fenech. Sullo stesso pianerottolo abitava una donna ancora più bella, con Virna Lisi la più bella che abbia mai visto: Laura Antonelli. Un angelo disceso dal paradiso. Fidanzata con Mario Marenco”.

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Il comico??

“Lui. Arrivato dalla Svezia, dove aveva fatto la fame con Boncompagni. Terzo piano: Shel Shapiro, che girava in Rolls-Royce bianca mentre io avevo la 500 targata Foggia, nel bagagliaio il plaid messicano che la Fiat vendeva come optional. Quarto piano: Franco Califano, bellissimo e invidiatissimo; allora viveva con Mita Medici. Io stavo all’ammezzato. Di fronte, Alberto Durante, direttore della Ricordi. Da lui passava sempre Lucio Battisti, che poi veniva a trovare me”.

 

E lo faceste esordire a Bandiera Gialla.?

“Me l'avevo segnalato la moglie del mago Zurlì”.

RENZO ARBORE RENZO ARBORE

 

Chi??

“Christine Leroux, moglie di Cino Tortorella: c’è un ragazzo che suona con I Campioni di Tony Dallara, è bravo…All’epoca Lucio scriveva canzoni per i Dik Dik e l’Equipe 84 e rifiutava di cantare: “Ho una vociaccia, canto peggio di Mogol” diceva. Gli mettemmo in mano una chitarra. Cantò “Per una lira”. Fu subito un successo clamoroso”.

 

E’ vero che “Innocenti evasioni” la ispirò lei, quando stava con Vanna Brosio??

"Lasci stare...".

 

C'è nel libro.?

"Quella sera aspettavo un’altra. Battisti vide le luci soffuse, il vino, i dischi, e mi disse: “Se Vanna rientra all’improvviso, come te la cavi?”. L’idea della canzone nacque così”.

 

L’elenco degli artisti che ha lanciato è impressionante.?

“Sono cento”.

 

RENZO ARBORE QUELLI DELLA NOTTE RENZO ARBORE QUELLI DELLA NOTTE

Qualcuno l’ha deluso??

“No”.

 

Neppure Benigni??

“Lo incontrai per la prima volta in uno di quei premi di provincia, presentato da Corrado. Roberto mi ballonzolava interno, palesemente per farsi notare…Era impossibile non notarlo. Veniva a casa mia ogni settimana a registrare la sua rubrica dell'Altra Domenica, in cui recensiva in modo esilarante un film che non aveva visto. Abbiamo un rapporto splendido. Nessuno mi ha deluso. Tranne la Rai, in certe fasi”.

 

Quando??

“Ad esempio quando mi tolsero il mio programma, “Speciale per voi”. Mi impedivano di trasmettere il filmato di John Lennon che cantava “Give peace a chance”, l’inno della protesta contro la guerra in Vietnam, con il pretesto che costava 500 mila lire. Le misi di tasca mia. Mi rimborsarono, John Lennon andò in onda, ma l’anno dopo mi mandarono a casa”.

 

In tv il grande successo arrivò con l’Altra Domenica.?

RENZO ARBORE QUELLI DELLA NOTTE RENZO ARBORE QUELLI DELLA NOTTE

“Fino a quel momento, a parte le annunciatrici, le donne in televisione non c’erano. Sono fiero di aver portato in Rai le donne parlanti: Isabella Rossellini, Milly Carlucci, Stella Pende, una giovanissima Irene Bignardi. E poi Marisa Laurito, Simona Marchini, Silvia Annichiarico. La mia regista storica è una donna, Rita Vicario: la complice della vita, insieme con Ugo Porcelli”.

 

E’ vero che Fellini si offese con lei??

RENZO ARBORE QUELLI DELLA NOTTE RENZO ARBORE QUELLI DELLA NOTTE

“Fu terribile. Il Pap’occhio gli era piaciuto. Il film successivo, “FF SS. Federico Fellini South Story”, doveva essere un omaggio. Glielo facemmo vedere. Ma lui si dispiacque per la scena in cui il copione volava via dalla finestra mentre andava a fare pipì. Ce lo disse in faccia: “Non ci siamo. La cosa migliore è il finale con la musica di Rota”. Una pugnalata al cuore”.

 

Per farvi perdonare lei e Luciano De Crescenzo lo portaste a casa di Lory Del Santo.?

“E li lasciammo soli. Non abbiamo mai capito come sia andata a finire”.

 

Con De Crescenzo vi conosceste perché avevate una fidanzata in comune, vero??

RENZO ARBORE MARIANGELA MELATO resize RENZO ARBORE MARIANGELA MELATO resize

“Vero. Galantuomo napoletano d’altri tempi. Meraviglioso inventore di scherzi. A Capri, c’era anche Mariangela, portavamo sempre qualche ragazza, di solito padana, a fare il bagno a Cala del Rio, dove c’è la statuetta della Madonna.

 

ARBORE IN LACRIME ARBORE IN LACRIME

Dopo un po’ la ragazza diceva: “Guarda com’è bella quella Madonna scolpita nella roccia!”. Istruiti da Luciano, tutti noi facevamo finta di niente: “Quale Madonna? Non c’è nessuna Madonna”. “Ma come, non la vedete?”. “Ma no, assolutamente no! Ma che Madonna?”. Finché la vittima si levava in piedi e con afflato mistico annunciava: “Io vedo la Madonna! Sto vedendo la Madonna” Ecco la Madonna!””.

 

ARBORE E LAURITO ARBORE E LAURITO

La sua biografia è piena di scherzi.?

“Avevamo inventato una falsa trasmissione radio, “Svegliati e vinci!”: chiamavamo registi e attori alle quattro di notte simulando quiz. Ci cascarono tutti, tranne Paolo Villaggio che ci mandò a quel paese. Un’altra notte telefonai a Pippo Baudo. Ero con Verdone, Troisi e Benigni. Gli dissi: “Pippo, ho trovato un imitatore formidabile. Senti come imita Verdone, Troisi e Benigni”. E gli passai gli originali. Impazzì: “Mandameli subito!””.

 

Poi nella sua vita entrò Mara Venier.?

“Nel suo libro dice che ci vogliamo bene e abbiamo avuto momenti felici e momenti dolorosi. E’ vero”.

 

Nella primavera del 1985 "Quelli della Notte" divenne una mania collettiva.?

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“Agnelli ci invitò a Villar Perosa, Pertini al Quirinale. C’era anche Craxi, arrabbiato con il presidente della Rai Zavoli: dopo Mike, Berlusconi aveva portato via pure Pippo Baudo e la Carrà”.

 

Perché lei disse no??

“Perché sono figlio della Rai. E per Berlusconi non avrei potuto fare “Indietro tutta”, una trasmissione di satira sulla tv commerciale, che con un lessico mussoliniano antevedeva la discesa in campo: “Tu nella vita comandi fino a quando/ hai stretto in mano il tuo telecomando”.

 

mariangela Melato Renzo Arbore Luciano De Crescenzo mariangela Melato Renzo Arbore Luciano De Crescenzo

Inventammo il videodisco: interventi serissimi di Montanelli, Bocca, Biagi, Scalfari, montati come commenti ai vocalismi di Gegé Telesforo e agli svarioni di Frassica. Vent’anni prima usavamo la stessa tecnica alla radio, con le voci dei leader politici. Dovetti andare da tutti a farmi firmare la liberatoria.

 

A ognuno feci credere di essere dei suoi: da Almirante mi presentai in doppiopetto con cravatta nera, dal monarchico Covelli con la cravatta blu Savoia, da Pajetta con la sciarpa rossa. L’unico a dirmi di no fu il politico per cui votavo davvero: Malagodi. La volta dopo votai repubblicano”.

 

Marisa Laurito invita sul palco Arbore Fiorello e Geg Telesforo Marisa Laurito invita sul palco Arbore Fiorello e Geg Telesforo

Di Renzi cosa pensa??

“Apprezzo il tentativo di restituire agli italiani l’orgoglio di se stessi. Una volta Alberto Cavallari, direttore del Corriere della Sera, mi chiese come avevo fatto a capire che il sentimento della patria sarebbe tornato. Avevo fatto “Telepatria International. Niente paura siamo italiani”, con i militari dell’esercito, della marina e dell’aeronautica a fare da pubblico”.

Laurito nella torta con Arbore e Proietti Laurito nella torta con Arbore e Proietti ROBERTO DAGOSTINO RENZO ARBORE resize ROBERTO DAGOSTINO RENZO ARBORE resize

 

Poi si è inventato l’Orchestra italiana.?

“La canzone oggi sarebbe un formidabile strumento per far conoscere la nostra lingua e il nostro Paese. Ma la dobbiamo aiutare. Tradurre i testi di Dalla, De André, De Gregori. Portarli all’estero. Riallacciare i rapporti con la straordinaria comunità degli italiani espatriati. Quando mi affidarono Rai International la ribattezzai Rai Italia. Fu l’unico vero fallimento della mia vita”.

 

Come andò??

“Arrivò un direttore generale dalemiano, che mandò via quelli che c’erano prima. Purtroppo la Rai è anche questa”.

 

Boncompagni e Arbore negli studi di Radio Boncompagni e Arbore negli studi di Radio

E’ vero che a Sanremo con “Il clarinetto” aveva vinto lei??

Arbore scoppia in un’altra risata: “Così dicono…con Ramazzotti eravamo alla pari. Passo in sala stampa e vengo accolto freddamente da vecchi amici rosi dall’invidia. Mi dissi: speriamo di arrivare secondo… fui accontentato”.

Boncompagni ee Renzo Arbore Boncompagni ee Renzo Arbore

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