ECCONE UN'ALTRA! VITTORIA PUCCINI, ATTRICE PER MANCANZA DI COPIONI, CAVALCA I TEMI DEL FEMMINISMO CARI AL CIRCOLETTO DEL CINEMA E, CON POSTURA AFFLITTA, PIGOLA: “CHI SACRIFICA IL LAVORO SONO SEMPRE LE DONNE. IO SONO DIVENTATA MAMMA PRESTISSIMO MA AVEVO LA POSSIBILITÀ ECONOMICA DI POTER GESTIRE TUTTO, MA SONO UN’ECCEZIONE - IL GENDER GAP NEL CINEMA? È UN TEMA IN TUTTE LE PROFESSIONI. LA QUESTIONE DELLE DONNE È UN PROBLEMA CULTURALE” (CI VOLEVA LA PUCCINI PER DIRCELO!) - POI PARLA DELLA STORIA CON ALESSANDRO PREZIOSI E DEL NUOVO FILM DI DI CARLO VERDONE...
Chiara Maffioletti per corriere.it - Estratti
L'attrice - protagonista di «Scuola di Seduzione», nuova commedia di Carlo Verdone disponibile su Paramount+ - sarà al cinema dal 7 maggio con «Illusione» di Francesca Archibugi
vittoria puccini lino guanciale
Aveva vent’anni Vittoria Puccini quando ha iniziato a recitare. Un paio di anni dopo, era già diventata una delle attrici in assoluto più famose, al centro di un successo esploso interpretando l’eroina romantica Elisa di Rivombrosa. Un’ascesa violenta e improvvisa, ma che l’attrice ha saputo trasformare presto nella sua velocità di crociera, portando avanti una carriera fitta di ruoli, quasi tutti positivi
. In «Scuola di seduzione», nuovo film di Verdone disponibile su Paramount +, interpreta una moglie trascurata, che non si sente più vista:
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Come è stato il rapporto con Verdone?
«Non vedevo l’ora di lavorare con lui. È un uomo di grande generosità e mi sono lasciata molto guidare da lui, che è un grande direttore di donne: ha un tocco speciale, di grande cura e attenzione. Poi io impazzisco per le sue diagnosi: al nostro primo incontro sono uscita con la ricetta. E non ne sbaglia una, ha una conoscenza incredibile».
Per lei la grande popolarità è arrivata prestissimo. Come era allora?
«Sicuramente ero molto più timida rispetto ad oggi. Ma ho sempre avuto una forte determinazione nel mio lavoro. La popolarità, però, è stata qualcosa di assolutamente imprevisto, inaspettato e meraviglioso... ricordo esattamente l’emozione che ho provato quando il fenomeno di Elisa di Rivombrosa è esploso...».
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In quegli anni c’era anche la favola nella favola: lei e Alessandro Preziosi vi eravate veramente innamorati e insieme avete avuto una figlia...
vittoria puccini scuola di seduzione
«Sì, diciamo che era abbastanza totalizzante. Di contro mi sono ritrovata a dover affrontare tutta una serie di cose a cui non si è mai preparati, ma ho avuto la fortuna di avere una famiglia molto solida che in questo mi ha mi ha aiutata tantissimo anche a mantenere i piedi per terra. Mia madre era bravissima in questo, nel farmi capire che comunque io ero sempre la ragazza di Firenze che tornava in famiglia tutti i weekend. Le mie radici mi sono servite per non allontanarmi da ciò che ero prima di Elisa di Rivombrosa».
È stato facile costruire una carriera nel cinema dopo quel botto?
«All’epoca c’era una grande distinzione tra gli attori che facevano tv e quelli che facevano cinema. La mia fortuna è essere stata chiamata subito dopo quel periodo da autori importanti, come Pupi Avati. Io ho sempre un po’ alternato cinema e serie tv e se devo dire se Elisa mi ha più aiutato o più penalizzato, al 100% rispondo che mi ha più aiutato. Mi sono fatta conoscere e ho potuto confrontarmi con progetti diversi, generi diversi, anche perché è divertente cambiare».
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Sarà per i lineamenti delicati, lo sguardo dolce, ma ha interpretato quasi sempre personaggi positivi, buoni...
«Sì, assolutamente. Il cinema è immagine e quindi la tua immagine in qualche modo può ispirare più certi personaggi di altri. Ma fortunatamente sono riuscita proprio poco tempo fa a girare un ruolo da cattiva, in Incanto, un film che è uscito al cinema e poi su Paramount+, dove interpreto proprio la cattiva delle favole, cioè la cattiva al 100%, senza possibilità di redenzione e senza sconti».
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Dal 7 maggio sarà al cinema in Illusione, di Francesca Archibugi.
«Interpreto Susanna: anche lei è una moglie ma il suo matrimonio è in crisi. È sposata con il personaggio interpretato da Michele Riondino e scopre che le ha tenuto nascosto un segreto. È un film che spinge a chiederci quanto conosciamo davvero le persone che abbiamo al nostro fianco. È una donna che ha avuto due gemelli e che ha messo da parte il suo lavoro per prendersi cura di loro. Ma anche questo avrà una ripercussione».
Sono difficoltà comuni...
«Molto, ma ancora la nostra società fa fatica a riconoscerle. Chi sacrifica il lavoro sono sempre le donne. Il congedo parentario paritario ci aiuterebbe in questo, ma non succede. Io sono diventata mamma prestissimo ma avevo la possibilità economica di poter gestire tutto, ma io sono un’eccezione».
Nel cinema il gender gap è ancora un tema?
«Il gender gap è un tema in tutte le professioni. La questione delle donne è un problema culturale. Per cambiare le cose ci vuole una volontà condivisa di donne e uomini, perché è una questione che riguarda tutti. Cerchiamo di aiutare le nuove generazioni a partire già col piede giusto: anche l’educazione affettiva nelle scuole sarebbe importantissima proprio per aiutare i bambini e le bambine ad avere una giusta visione di sé».
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