“PAPA FRANCESCO QUANDO MI HA RICEVUTO MI HA DETTO CHE ERA D’ACCORDO CON ME SU MOLTE COSE”. GLI HO RISPOSTO: “DI SICURO SULLA TROPPA FROCIAGGINE”. E LUI SCOPPIO’ A RIDERE COME UN RAGAZZINO” – VITTORIO FELTRI SCATENATO NELL’INTERVISTA A ALDO CAZZULLO: “IO OMOFOBO? NON ME NE IMPORTA NULLA” – IL FASCISMO E MUSSOLINI, MELONI, TORTORA (“ANCHE UN CRETINO CAPIVA CHE ERA INNOCENTE”), PAROLIERE PER GABER IN “DESTRA E SINISTRA” (“IL CESSO È SEMPRE IN FONDO A DESTRA” È MIA. GIORGIO MI È SEMPRE STATO RICONOSCENTE”), DI PIETRO “IL MIGLIOR POLIZIOTTO D’ITALIA”, CRAXI RIBATTEZZATO “IL CINGHIALONE” (“E ME NE SONO AMARAMENTE PENTITO. SE OGGI CI FOSSE ANCORA LUI SAREBBE MEGLIO”) - "CERNO? CERTO, A QUELLA SCRIVANIA UNA VOLTA C’ERA INDRO MONTANELLI…"
Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera” - Estratti
Vittorio Feltri, come sta?
«Mi annoio un po’».
Non si trova bene con il nuovo direttore del Giornale, Tommaso Cerno?
«Tutt’altro. È molto bravo. Certo, a quella scrivania una volta c’era Indro Montanelli».
Quando vi siete conosciuti?
«Molto prima che io venissi al Giornale. Andavamo a pranzo insieme, e mi parlava sempre di politica. Io all’epoca non è che fossi così appassionato. Ma lo trovavo simpatico e geniale».
E lei gli prese il posto.
«Indro se l’aspettava. La verità è che Montanelli pensava di essere lui il capo della destra italiana; Berlusconi gli rubava il mestiere. E gli ricordava chi era il padrone del Giornale».
Come ci rimase Montanelli?
«Siamo rimasti in buonissimi rapporti. Del Giornale che facevo diceva: è come avere un figlio drogato. Ma nel giro di un anno guadagnammo sessantamila copie».
Possibile che non le serbasse un po’ di rancore?
«Se l’aveva, lo dissipai procurandogli grazie a mia moglie Enoe l’ultima videocassetta rimasta de “I sogni muoiono all’alba”, il film che Montanelli aveva fatto sui carri armati sovietici a Budapest. Ce lo guardammo insieme».
Come se la procurò?
«Enoe lavorava a Rete4, ma nessuno sapeva che fosse mia moglie, fino a quando Berlusconi non chiese: “Chi di voi è la moglie di Feltri?”. Si faceva chiamare con il nome da ragazza, Bonfanti».
Come vi siete conosciuti?
«Al brefotrofio di Bergamo, dove io avevo portato le mie prime figlie, Laura e Saba. Lei faceva la maestra. Insieme abbiamo avuto altri due figli, Mattia e Adele, come mia madre; anche se la chiamiamo con il suo secondo nome, Fiorenza. E abbiamo adottato Paolo, che mi è legatissimo, viene sempre a trovarmi».
Quanti nipoti ha?
«Ho perso il conto. Almeno sette, credo».
Non finga di essere cinico, perché la conosco.
«Confesso: sono un sentimentale travestito da cinico».
Un’altra cosa falsa che si dice di lei è che beva.
melania rizzoli - vittorio feltri - giancarlo giorgetti
«Vero. Un bicchiere di gewurztraminer o di valcalepio bianco, un dito di whisky».
Le donne però le sono sempre piaciute.
«Moderatamente. Sono un uomo sposato».
Si racconta di un suo amore giovanile con Maria Luisa Trussardi.
«Tiravamo di scherma insieme: fioretto. Mi piaceva da morire».
Perché portò le figlie al brefotrofio?
«Perché la mia prima moglie era morta di parto. Sono diventato vedovo lo stesso giorno in cui sono diventato padre. Mi portarono questo fagottino con due neonate. “Che belle queste bambine, quale delle due è la mia? ” chiesi. “Tutte e due” risposero. Mi sentii svenire, dovettero rianimarmi con un’iniezione».
(…)
Ma volevo fare il giornalista. Così cominciai a collaborare all’Eco di Bergamo».
E Nino Nutrizio la chiamò alla Notte.
«Nutrizio era un personaggio formidabile. In guerra si era salvato per miracolo: la sua nave era colata a picco, annegarono tutti tranne uno: lui. Uomo di mare, aveva resistito in acqua per ore, finché gli inglesi, mossi a pietà, non erano andati a salvarlo. Prigioniero dei britannici, studiò il giornale tabloid. Arrivato in Italia, lo fece».
vittorio feltri - giancarlo giorgetti
E la mise alla prova.
«Mi disse, dandomi del voi: “Collaborate da quattro anni con l’Eco di Bergamo, che è il giornale più brutto del mondo, e non vi hanno ancora assunto. Ho il sospetto che siate cretino. Dimostratemi che mi sbaglio”».
Ci fu il delitto di Natale.
«Un fotografo mi avvisò, arrivai sul posto prima della polizia. Una donna era stata accoltellata, vidi il suo corpo sanguinante sotto il tavolo, la figlioletta che piangeva sul seggiolone... Corsi a scrivere il pezzo. L’indomani sfogliai tutta la Notte, e non lo vidi. Mi sentii morire, pensai: Nutrizio si è accorto che sono un cretino. Poi guardai la prima pagina. Era l’apertura a nove colonne. Mai più provata una gioia così».
E Nutrizio la assunse.
«Chiamò dieci minuti dopo: “Il vostro pezzo è stato di nostro pieno gradimento. Voi non siete un cretino, per cui vi prendo”. La morte di quella povera donna, che ancora mi commuove, fu il mio trionfo».
Poi passò al Corriere d’Informazione.
VITTORIO FELTRI A UN GIORNO DA PECORA
«Feci amicizia con un giovane elegante, educato, bello. Poi passai al Corriere, al politico. Cercavano un capo dell’economia, e segnalai il mio amico. Era Ferruccio de Bortoli».
Direttore era Piero Ottone.
«Un signore, che si comportava come tale. Non l’ho mai sentito alzare la voce».
Lei divenne famoso perché fu tra i pochissimi a sostenere l’innocenza di Enzo Tortora.
«Il Corriere mi mandò a Napoli a seguire le fasi conclusive dell’inchiesta e l’inizio del processo. Come tutti, mi procurai gli atti. Ma i colleghi facevano mattina a giocare a poker; io a leggere le carte. Anche un cretino avrebbe capito che Tortora era innocente».
Lei come lo capì?
«I giudici scrivevano che un boss aveva il numero di Tortora nell’agendina. In effetti il nome Tortora c’era. Chiamai il numero. Mi risposero in napoletano: “Strunze, vafangulo!”. Palesemente non era Tortora. Lo accusavano di aver portato una scatola da scarpe piena di cocaina in piazzale Lotto, che poi diventava piazzale Loreto. Ma era piazzale Lotto o piazzale Loreto? E poi, scusi, Tortora il venerdì sera conduceva una trasmissione da 25 milioni di spettatori...».
Con Mike Bongiorno era l’uomo più famoso d’Italia.
sandro bondi e vittorio feltri - foto lapresse
«...E le pare che uno così se ne va in giro per il centro di Milano con una scatola da scarpe piena di cocaina?! Ma la prova finale la ebbi quando finalmente lo incontrai».
Com’era Tortora di persona?
«Troppo ingenuo per essere un camorrista. Poteva persino apparire uno sprovveduto. In realtà era agitato. Non si capacitava perché se la prendessero con lui, che non c’entrava niente».
Poi lei andò a dirigere l’Europeo, dove fu accolto con entusiasmo.
«Cinque settimane di sciopero. A momenti mi uccidono. Sa come li ho convinti?».
Come li ha convinti?
«Ho detto: “Se sperate che mi dimetta, vi sbagliate. Sappiate che non mi dimetterò mai. Voi state rinunciando allo stipendio; a me lo pagano lo stesso. Se non volete finire in miseria, vi conviene lavorare con me”. Facemmo un bellissimo giornale, guadagnammo copie».
milano, matteo renzi e vittorio feltri alla mondadori di piazza duomo 2
Divenne amico di Oriana Fallaci.
«Tutti dicevano che aveva un carattere orribile; con me fu sempre molto carina. Quando veniva a Milano stavamo insieme qualche giorno, a volte la raggiungevo a Firenze. Era una donna formidabile».
E di Antonio Di Pietro.
«Il più grande poliziotto italiano. Lo capii quando incastrò il mostro di Leffe».
Il mostro di Leffe?
«Un tizio uccise la suocera, la moglie, due figlie. Nascose i corpi e fuggì in Germania, da dove mandava cartoline con la firme false delle donne. Di Pietro lo sgamò. Tutti lo prendevano in giro, lo consideravano un terruncello. Io me lo portavo a cena, e lui mi dava le notizie. Fu così anche per Mani Pulite».
All’Indipendente lei ribattezzò Craxi il Cinghialone.
melania rizzoli matteo renzi vittorio feltri
«E me ne sono amaramente pentito. Chiedo perdono alla famiglia. Bettino non meritava una fine così. Oltretutto io non avevo nulla contro di lui, anzi, votavo socialista. Se oggi ci fosse ancora Craxi, sarebbe meglio».
Qual è stato il più grande politico che ha conosciuto?
«Di Andreotti mi colpì la velocità. Ma l’ho conosciuto di persona, e quando i rapporti sono personali si addolciscono».
Anche Giorgio Gaber era suo amico.
«Lo incontrai da ragazzo, alla festa dell’Unità di Bergamo».
Feltri alla festa dell’Unità?
«Scusi, ma la domenica a Bergamo dove vai? E poi io non sono di destra, tanto meno fascista. Guardi il mio televisore, su quale canale è acceso?».
Su La7. Di Mussolini cosa pensa?
«Non lo vorrei come presidente del Consiglio. Ma non mi fa antipatia. Simpatie e antipatie sono irrazionali».
Diceva di Gaber.
«Per me era un mito, arrotondavo suonando nei piano bar le sue canzoni. Finito il concerto venne a sedersi con noi. Gli chiesi il numero, dopo qualche giorno lo chiamai. Così diventammo amici. Ricorda “Destra e sinistra?”. “Il cesso è sempre in fondo a destra” è mia. Giorgio mi è sempre stato riconoscente».
Per quel verso?
«No; perché gli avevo fatto passare il complesso di non essere laureato. Soffriva per non aver finito l’università. Gli feci notare che quasi tutti i nostri premi Nobel, da Marconi a Montale, non erano laureati. Lui, Gaber, era un grande artista: cosa se ne faceva della laurea? Ne fu talmente colpito che mollò l’università».
Berlusconi quando lo incontrò?
«Mi invitò a casa, un anno prima di chiedermi di lavorare per lui. Fu molto cordiale, non si diede arie. Con me è sempre stato corretto. Non mi ha mai fatto una telefonata per chiedermi una cosa. Ho sempre fatto tutto da solo».
Qual è il bilancio di Berlusconi?
«Sul piano personale, eccellente: è diventato l’uomo più ricco e potente d’Italia. Ma al Paese non ha aggiunto nulla di particolare».
(...)
Anche quelli della Meloni?
«Giorgia Meloni per il momento ha fatto solo bene. Ha gestito quello che doveva gestire.
Vedremo se riuscirà a cambiare qualcosa. È mia amica, anzi di più».
Di più?
«Ho con lei un rapporto quasi paterno. Del resto, l’età ce l’ho. Ci scriviamo spesso».
La sua grande passione sono i cavalli.
BERLUSCONI E FELTRI A L ARIA CHE TIRA DI MYRTA MERLINO
«Da ragazzino andavo tutte le estati in Molise, dove la sorella di mia madre aveva sposato un perito agrario che gestiva una dozzina di masserie. All’epoca in Molise non si girava in auto ma a cavallo. Così mi sono appassionato a montarli».
Quale ha amato di più?
«Si chiamava Amis, amico in francese. Se a un cavallo soffi nelle froge appena nato, ti riconoscerà per sempre come padrone.
Amis l’ho visto nascere e l’ho visto morire. Una mattina mi avvisarono: il cavallo non si alza più. Sono corso. Il veterinario gli preparò un’iniezione per non farlo patire. Quando fu estratta la siringa, Amis ha allungato la zampa anteriore e me l’ha porta. Mi ha dato la mano. Mi commuovo ancora adesso».
Montanelli prima di morire disse: «Mi addolora portarmi nella tomba le due cose che ho amato di più, il mio Paese e il mio mestiere». Aveva ragione?
«Montanelli amava i paradossi. L’Italia all’evidenza non è finita, se no non saremmo qui a parlarci».
E il giornalismo?
«Idem».
(…)
Crede in Dio?
«No. Non sono sicuro di niente; come faccio a essere sicuro che Dio esista?».
Prima di morire, Papa Francesco l’ha ricevuta.
«Ero nel gruppo del Giornale. Mi ha indicato: “Io la conosco, la vedo in tv, e sono d’accordo con lei su molte cose”. “Di sicuro sulla troppa frociaggine” gli ho risposto. Il Santo Padre scoppiò a ridere come un ragazzino».
papa francesco al gay pride immagine creata con l intelligenza artificiale 2
Ma lei non è omofobo, vero?
«Chi, io? Non me ne importa nulla».
Come immagina l’aldilà?
«Non riesco. Spero solo sia meglio dell’aldiqua».
Qual è il segreto della longevità.
«Non morire».
Seriamente.
«Certo non la buona condotta. Io ad esempio fumo un pacchetto di sigarette al giorno».
IL PAPA DISPIACIUTO PER IL DISCORSO DELLA FROCIAGGINE - MEME BY ROLLI - IL GIORNALONE - LA STAMPA
craxi di pietro processo




