COSA RESTERÀ DI CHECCO ZALONE? - SCANZI: “HA SUCCESSO PERCHÉ LA SATIRA È IN ESILIO E LA COMICITÀ COSÌ SVILITA DA FAR SEMBRARE I NEO-BOMBOLO DEGLI EPIGONI DI WALTER CHIARI” - DELBECCHI: “NO, HA UN SESTO SENSO PER TUTTO CIÒ CHE È MOSTRUOSO E UN ISTINTO DI CECCHINO NELLO SCEGLIERE I BERSAGLI. PASSA PER ESSERE DI DESTRA SOLO PERCHÉ NELLA TRADIZIONE SATIRICA DA SEMPRE GLI INTOCCABILI STANNO A SINISTRA, E A LUI INTERESSANO PROPRIO QUELLI”…


1 - LA GALLINA TRUZZA HA FINITO LE UOVA D'ORO
Andrea Scanzi per il "Fatto quotidiano"

Se n'è accorto anche lui: qualcosa non ha funzionato. Nonostante i peana della stampa timida, nonostante il 22 e più di share. "Non avrei fatto due puntate", ha ammesso al Corriere della Sera, "e mi sono fatto un po' cacare": recensione icastica, ma condivisibile. Checco Zalone, alter ego del talentuoso Luca Medici, vorrebbe meno attenzioni ("Se fossi un giornalista non mi considererei"), si dichiara inferiore a Fiorello e del Resto Umile World Tour su Canale5 non ripeterebbe alcune cose.

Per esempio l'imitazione di Misseri: discutibile l'idea, pessima la resa. Questa prolusione - termine che starebbe bene in bocca al "suo" Vendola - di autocritica gli fa onore: nel momento in cui un comico diviene intoccabile, si consegna all'innocuo (prima o poi lo capirà anche Benigni). Al tempo stesso, qualcuno sta spremendo troppo il fenomeno (o meteora?) Checco. Mediaset su tutte. La gallina truzza dalle uova d'oro potrebbe esaurirsi anzitempo. Zalone non è un fenomeno.

Ha una comicità istintiva, ruspante, ripetitiva. La volgarità è funzionale, l'esilità dei testi no. Le riletture musicali sono inferiori tanto a Elio quanto alla Sora Cesira. Le parodie irriverenti non hanno spessore: coraggioso imitare Saviano, ma se l'unica chiave ironica è che "non tromba mai" non si va lontano. Dedicherà il terzo film ai radical chic, e ci sta: se però la dimestichezza cinematografica resterà quella del recente passato, il risultato sarà avvilente. Il dialetto non lo aiuta: al toscano si concede di invecchiare, al pugliese meno (e una exit strategy come Nonno Libero pare improbabile).

Zalone ha successo perché la satira è in esilio e la comicità così svilita da far sembrare i neo-Bombolo degli epigoni di Walter Chiari. Negli anni Ottanta, tra un Nuti e un Troisi, di lui non si sarebbe accorto neanche Marco Giusti a Stracult. La macchietta Checco ha giocato bene le sue carte, ma il fiato è corto e il banco prossimo a svelare il bluff.

2 - IL GOVERNO MONTI LAVORA ANCHE PER LUI
Nanni Delbecchi per il "Fatto quotidiano"

A differenza di Fiorello, nato negli anni Novanta sotto un karaoke piantato nell'anfiteatro di un Valtur, Zalone è il classico prodotto postelevisivo, divinizzato dall'apparizione in video dopo essersi fatto da solo in provincia, con la tigna che lega la cozza al suo scoglio. Ma se tra le tante formiche partite dallo Zelig solo lui ha fatto il botto, come direbbe Fiorello, una ragione c'è. Testi e canzoncine sono volgarotti e qualunquisti, è vero; ma l'asso di Checco non sta in tavola. È proprio nella manica.

La comicità monologante di quest'ultimo decennio è, oltre che fatta con lo stampino, tendenzialmente conformista, convenzionale, prevedibile. Perfino i Crozza e le Littizzetto, gratta gratta, sono ben più rassicuranti, politicamente corretti, di quanto non lo sia Fiorello, che fa apertamente l'entertainer. Zalone, invece, è politicamente scorretto in modo naturale e irredimibile (al contrario del suo Cassano).

Ha un sesto senso per tutto ciò che è mostruoso e un istinto di cecchino nello scegliere i bersagli. Passa per essere di destra solo perché nella tradizione satirica da sempre gli intoccabili stanno a sinistra, e a lui interessano proprio quelli, gli intoccabili come Vendola o Saviano (mentre Berlusconi è già di suo tutto un bunga bunga). Se esagera, esagera per eccesso di scorrettezza: l'imitazione di Zio Michele è un colpo di genio il cui vero bersaglio non consiste nel povero contadino omicida, ma nei media che lo hanno trasformato in una squallida, ubiqua icona mediatica.

Oscena è l'ostensione dell'originale; non la sua imitazione. Al contrario, la vera macchietta sbagliata del "Resto umile show" è stata quella del bravo presentatore, ruolo a cui Zalone ha dovuto rassegnarsi pur essendone del tutto inadatto. Acqua fresca. Ma noi non butteremmo il monello con l'acqua fresca; nell'ora della politica in loden e trolley, mentre si annuncia all'orizzonte un bastimento di nuovi intoccabili, Zalone non sembra affatto senza futuro. La sensazione è che il governo Monti stia lavorando anche per lui.

 

 

checco zaloneCHECCO ZALONE IN TOUR VENDOLA PREMIA CHECCO ZALONE jpegChecco ZaloneChecco Zalone

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…