ZOLFO A VIA SOLFERINO - GIANANTONIO STELLA CRITICA ALCUNE PROCEDURE ELETTIVE DEL SINDACATO DEL “CORRIERE” E SUBITO GLI SI SCATENA ADDOSSO UNA UTILITARIA DEL FANGO - IL CRITICO D’ARTE SEBASTIANO GRASSO, IL CUI SUBENTRO NEL COMITATO DI REDAZIONE ERA STATO MESSO IN DISCUSSIONE DA STELLA, RIPESCA UN ARTICOLO DEL 2006 IN CUI IL GIORNALISTA ANTICASTA DIFENDEVA LA CUGINA DI SUA MOGLIE - AMORALE DELLA FAVOLA DI GRASSO: “CREDO CHE QUANDO UNA PERSONA SALE SUL PULPITO DEBBA AVERE UNA MORALITÀ INTONSA”…

Maurizio Caverzan per "il Giornale"

Sembra un duello d'altri tempi. Nella brughiera all'alba. Con la liturgia delle regole e dei protocolli. Arma prescelta la spada. O forse il fioretto. Però uccide anche lui, eccome. Stavolta la vittima rimasta sul selciato di via Solferino è nientemeno che Gian Antonio Stella, grande firma del Corrierone e autore di bestseller sul malaffare della casta che hanno segnato la vita politica e civile degli ultimi anni. Chapeau.

Però qualche piccolo scheletro nell'armadio ce l'hanno tutti. E può spuntare quando meno te l'aspetti.Quindi,converrebbe alzare poco il dito indice sui colleghi, magari un tantino irascibili. Guarda un po' cosa ti va a succedere per una banale storia di rappresentanze sindacali dentro il giornale, sebbene si tratti del più blasonato quotidiano italiano.

Insomma, è accaduto che, causa dimissioni di un sindacalista del Corriere, Sebastiano Grasso, critico d'arte e veterano di tanti Cdr,sia stato particolarmente lesto nell'«accettare il subentro come primo dei non eletti».

Si doveva rieleggere tutto il comitato, ha altrettanto prontamente obiettato Stella, prima di assestare l'affondo. «Facciamo quotidianamente le pulci sul giornale ai merlettai del cavillo e poi, su una cosa sostanziale come questa, ne usciamo così senza neppure un'assemblea in cui parlarne? Boh...».

Ma proprio il «boh... E anche la lezione di comportamento» hanno indispettito Grasso. Che è passato al contrattacco con una «lettera aperta» a Stella, sempre per posta elettronica. «Io ti ammiro, sai», il subentrante del Cdr. «Ti ho sempre visto come una specie di cavaliere d'altri tempi; un crociato. Che corre in aiuto dei deboli... ». Però, pensa che ti ripensa, il puntiglioso e pungente Grasso è andato a scovare un articolo del 21 settembre 2006 nel quale «il merlettaio del cavillo» difendeva «una dama-architetto» sulla complessa storia di un progetto in un'area di proprietà del Comune di Milano.

Insomma,un'ingiustizia da stigmatizzare, un torto da riparare. «Ed ecco che dal Veneto ti sei catapultato a Milano. Sceso dal cavallo bianco... e hai affondato l'inchiostro sulla prima pagina del Corriere », ha schermagliato Grasso preparando la stoccata finale. La dama bionda vendicata era la cugina della moglie di Stella, alla quale sussurrava al telefono: «Hai sposato un eroe».

Un affondo definitivo. Forse fin troppo per una faccenda di rappresentanze sindacali. La banalità del male. Chissà, magari vecchie ruggini si erano sedimentate tra le stanze di via Solferino. E son venute a galla alla prima occasione buona, senza esclusione di colpi. Un altro collega si è chiesto infatti «che cosa c'entri un articolo di Gian Antonio del 2006 con le modalità di elezione del Cdr». Prima di pontificare anche lui: «La macchina del fango lasciamola ad altri giornali».

«Hai ragione quando dici che la mia risposta non c'entra con la nota di Stella», ha replicato ancora Grasso. «Mi chiedo, però, che cosa c'entri una lezione di comportamento da parte sua. Credo che quando una persona sale sul pulpito debba avere una moralità intonsa».

Quanto alla macchina del fango e al «metodo Boffo» che ormai tutti citano, soprattutto a sproposito, «entrambi sono lontani e dalla mia concezione e dal mio modo di essere», ha garantito Grasso. E sarà certamente vero. Ma come in tutti i duelli che si rispettino, qualche sfregio lo rimediano anche i vincitori.

 

stella gianantonioSebastiano GrassoSede del Corriere della Sera in via Solferino

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