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“PEGGIO DEGLI EBREI NON SO COSA POSSA ESSERCI”, “LECCACULO DEI GIUDEI”, “AD AVERCI LE PALLE LE COSE SAREBBERO DIVERSE” - LE VERGOGNOSE CHAT DEL PARTITO DI MELONI IN TRENTINO SCODELLATE DA "DOMANI" - IN UN GRUPPO INTERNO DI FRATELLI D’ITALIA, ALCUNI DIRIGENTI DI PRIMO PIANO DI TRENTO, AD INIZIARE DA CRISTIAN ZANETTI, EX CONSIGLIERE COMUNALE, SCONFITTO NEL CONGRESSO PROVINCIALE DELLO SCORSO AUTUNNO, VERGANO MESSAGGI ANTISEMITI COMMENTANDO UNA FOTO CON DAVID PARENZO. INTERVENGONO ANCHE ANTONIO MANARA, ANCHE LUI COMPONENTE COORDINAMENTO PROVINCIALE DI FDI A TRENTO, E SILVIA FARCI, CANDIDATA NON ELETTA ALLE ULTIME ELEZIONI COMUNALI – LA NOTA DI ZANETTI CHE SI DIFENDE PRIMA DICENDO CHE "GLI SCREENSHOT POSSONO ANCHE ESSERE MODIFICATI" E POI RIVENDICANDO "RAPPORTI DI VICINANZA E SOLIDARIETÀ CON L’INTERA COMUNITÀ EBRAICA…”

 

Stefano Iannaccone per editorialedomani.it - Estratti

 

«Non so cosa ci sia peggio degli ebrei», «leccaculo dei giudei», «ad averci le p… le cose sarebbero diverse». Sono le pesanti espressioni antisemite scritte in una chat di dirigenti di Trento di Fratelli d’Italia letta da Domani. Ci sono ex consiglieri comunali e componenti del coordinamento provinciale.

 

CHAT ANTISEMITE FDI -2

Secondo quanto può raccontare questo giornale, infatti, alcuni esponenti del partito di Giorgia Meloni si sono lasciati andare a commenti pesanti in una chat interna, denominata Congresso FdI, nata in riferimento all’assise interna in Trentino che si è svolta a novembre 2025.

 

Ma andiamo con ordine. Sabato scorso Francesco Barone, giornalista locale e militante di Fratelli d’Italia, pubblica una storia su Instagram. Nella foto c’è con lui il giornalista David Parenzo, in quei giorni a Trento per il festival dell’Economia. «Un caffè con David Parenzo», scrive Barone, molto vicino alla leader provinciale, Francesco Gerosa.

 

L’immagine non passa inosservata nella “minoranza” di FdI locale, capitanata dall’ex consigliere comunale, Cristian Zanetti, sconfitto nel congresso provinciale dello scorso autunno.

 

 

CHAT ANTISEMITE FDI -2

«Tra minchioni si intendono bene», scrive Daniele Demattè, consigliere comunale di FdI a Trento, postando lo screenshot fatto dal profilo Instagram del collega di partito. Demattè è consigliere comunale al secondo mandato. Il suo ruolo nella vicenda è di fatto marginale. Si è limitato a esprimere un commento non lusinghiero su Barone e Parenzo.

 

Ma alla sua colorita riflessione, fa seguito il messaggio di Cristian Zanetti, ex consigliere comunale, che siede di diritto (dopo la sconfitta al congresso) nel coordinamento provinciale del partito: «Peggio degli ebrei non so cosa possa esserci», scrive proprio in risposta a Demattè. Il riferimento sembra rivolto a Parenzo, che in più di qualche occasione si è dichiarato «sionista».

 

 

La conversazione nella chat sembra terminata, ma dopo tre quarti d’ora si rianima. Antonio Manara, anche lui componente coordinamento provinciale di FdI a Trento, si aggancia al messaggio di Zanetti: peggio ci sono «solo i leccaculo dei giudei», rincara la dose.

 

Manara è stato un fervente sostenitore di Zanetti all’assise interna. E lo supporta anche nel dialogo su whatsapp. A chiudere il cerchio, un minuto dopo, Silvia Farci, candidata non eletta alle ultime elezioni comunali: «Vero», scrive a traino di Manara. E aggiunge ancora: «Senza dignità e senza personalità. Ad avercene di palle non saremo in certe condizioni». Manifestando una certa insofferenza verso la linea del governo. Farci, a dispetto della mancata elezione, è un nome considerato in rampa di lancio di FdI in Trentino. Ma anche con un’ipotetica proiezione nazionale. Sarda di nascita e trentina di adozione, è infatti a capo del locale dipartimento tutela vittime di violenza.

CRISTIAN ZANETTI

 

Contattato da Domani, Manara ammette il contenuto della conversazione: «Il messaggio cui si fa riferimento è stato estrapolato da una conversazione in un gruppo WhatsApp strettamente privato, composto da un numero limitato di persone e privo di qualsiasi finalità di diffusione pubblica o di propaganda.

 

L’espressione cui Lei fa riferimento, Le è stata riportata senza alcuna contestualizzazione, soprattutto vista la natura confidenziale del dialogo. L’espressione era semmai limitata ad una critica politica avverso il genocidio che si sta perpetrando in Palestina ed alla assoluta inerzia dell’attuale governo». Insomma, un’insoddisfazione verso la linea di Meloni. E, conclude Manara, «si invita pertanto a non diffondere i miei dati con riserva di adire le Autorità competenti».

 

 

Zanetti, invece, dice di non ricordare la conversazione: «A me non risulta, non la ricordo neanche. Per quanto ne so questi screenshot possono anche essere modificati». Poi. l’ex consigliere aggiunge: «Vorrei capire come ha una mia chat privata» e rivendica il suo impegno per la memoria: «Sono l'unica persona in consiglio comunale ad aver proposto Gino Bartali come giusto tra le Nazioni per aver salvato gli ebrei. (...)

CRISTIAN ZANETTI 2

 

Le ulteriori precisazioni di Zanetti

Dopo la pubblicazione dell’articolo, nella tarda serata di martedì 26 maggio, Zanetti ha inviato una nota per ribadire quanto detto precedentemente: «Mi pare evidente l’intento meramente diffamatorio che intende perseguire con il Suo articolo nei miei confronti, essendo il sottoscritto notoriamente legato da rapporti di vicinanza e solidarietà con l’intera comunità ebraica.

 

A dimostrazione di un tanto - nel caso non avesse avuto il tempo di approfondire - Le ricordo che durante il mio mandato come consigliere comunale di Trento mi sono adoperato affinché venisse intitolata una via a Gino Bartali "Come uomo giusto delle Nazioni " per aver salvato oltre 800 cittadini ebrei, poiché Bartali, tra il settembre del 1943 e il Giugno 1944, si adoperò in favore dei rifugiati ebrei , compiendo numerosi viaggi tra Cortona e Assisi, trasportando documenti e foto nel telaio della sua bicicletta affinché potessero ottenere i documenti necessari alla fuga e di fatto alla salvezza.

 

La invito quindi ad informarsi in modo più preciso e approfondito in merito al mio impegno politico e La diffido dal tentare di screditare la mia persona e il mio gruppo politico sulla base di mere “illazioni" prive di un reale fondamento.

 

La invito inoltre a non diffondere pubblicamente i miei dati personali e i miei dialoghi privati, riservandomi in caso contrario di ricorrere alle autorità giudiziarie competenti e ad assumere tutte le iniziative che riterrò necessarie per tutelare la mia immagine»

giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse2

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