MY FAIR LADY - LO 007 AMERICANO CHE RAPÌ ABU OMAR CHIEDE LA GRAZIA A BELLA NAPOLI: “LA MIA VITA È DISTRUTTA”

Paolo Mastrolilli per "La Stampa"

«Egregio Presidente Napolitano, come un ex funzionario consolare e rappresentante del mio paese, incaricato di mettere in atto le decisioni formulate e ordinate da ex alti funzionari americani, chiedo scusa a Lei, nella sua capacità di Presidente, e al popolo italiano, per la tensione che questa linea di condotta ha causato nelle relazioni bilaterali tra l'Italia e l'America. Io chiedo a Lei e all'Italia un perdono personale e legale».

Così scrive Robert Seldon Lady, ex capo della Cia a Milano, nella lettera che inviato ieri al presidente della Repubblica, per chiedere la grazia relativa alla condanna ricevuta per il coinvolgimento nel rapimento dell'imam Abu Omar.

Perché questo passo proprio ora?
«Ho sessant'anni e non posso più aspettare. La mia vita è stata distrutta da questa vicenda, sto diventando un homeless».

Lei è stato considerato dai magistrati come il capo di quella «extraordinary rendition»: perché Napolitano dovrebbe graziarla?
«Perché non è vero. Il procuratore Spataro ha fatto un ottimo lavoro, ma basato su informazioni false. A quella operazione parteciparono molte più persone delle 23 condannate, e i ruoli erano diversi da quelli emersi nei processi. Molti agenti coinvolti sono venuti apposta dall'estero, e nessuno li ha mai identificati. Io non mi sono potuto difendere, perché per legge non potevo chiamare testimoni e dire quanto sapevo».

Chi ordinò la rendition?
«Jeffrey Castelli, capo della Cia a Roma, con l'approvazione di Condoleezza Rice e il direttore della Cia Tenet. Castelli voleva fare carriera, e così pensava di diventare un eroe».

Chi era informato nel governo italiano?
«Ne aveva parlato con il capo dei servizi Pollari, che però era contrario. Ma Castelli imbrogliò anche Washington, dicendo che gli italiani avevano dato un tacito assenso. Nessuno si preoccupò di verificare con Pollari, Berlusconi o Letta. Quindi imbrogliò anche noi, assicurandoci che l'operazione era legale».

Lei era d'accordo?
«No, e lo dissi. Io stavo conducendo un'inchiesta su Abu Omar con la Digos, e se ci avessero lasciato finire, nel giro di tre mesi lo avremmo arrestato legalmente. Avevamo le prove che voleva, come dicevano nella sua moschea, "portare la violenza nelle strade d'Europa". Reclutava, addestrava e finanziava i terroristi. Stava preparando un'azione coordinata, tipo gli attacchi di Madrid e Londra, che avrebbe potuto colpire Roma, Milano, Torino, Firenze e Bologna, dove gli estremisti islamici erano particolarmente irritati per un dipinto della cattedrale che insultava Maometto».

Perché allora l'Egitto lo ha rilasciato?
«Non avevano i nostri elementi per incriminarlo. Io andai in Egitto per assistere agli interrogatori, e posso assicurare che non è mai stato torturato».

Ha partecipato ad altre rendition in Italia?
«Altre rendition sono avvenute all'estero, sulla base delle informazioni che noi avevamo raccolto in Italia».

Nella lettera lei dice che ha trasferito milioni di dollari al governo italiano per operazioni: quanti soldi, per fare cosa?
«Abbiamo sventato insieme molti attacchi, come quello che preparava Abu Omar, in Italia e in Europa».

Queste cellule sono ancora attive?
«Sì. La minaccia contro l'Italia è costante, ogni giorno c'è qualcuno che vorrebbe colpirvi. Vi salvate perché siete protetti da una polizia straordinaria, ma tra i danni provocati da questo caso c'è l'incrinatura della collaborazione tra noi e voi».

Perché lei è l'unico dei condannati contro cui resta un mandato di cattura internazionale, che ha portato al suo fermo a Panama?
«Serviva un capro espiatorio».

Nella lettera a Napolitano ha scritto che il suo caso è come quello dei marò detenuti in India.
«Lo ha scritto lo stesso presidente, concedendo la grazia al colonnello Romano. Io non indossavo la divisa, ma ero lo stesso un soldato della guerra al terrorismo, e avevo l'immunità».

Cosa farà, se la grazia verrà negata?
«Ho considerato di consegnarmi personalmente a Napolitano, per ripulire il nome. L'alternativa è cominciare a rivelare tutti i segreti che conosco. Mi sembra però che tutti i governi vorrebbero che io mi suicidassi, per chiudere il problema».

Si sente spinto al suicidio?
«Non direttamente, ma molti sarebbero contenti se lo facessi».

 

ROBERT SELDON LADY il mandato di cattura internazionale di Robert Lady spiccato dal Tribunale di MilanoABU OMAR ABU OMAR Nicolò Pollari in divisapollariMARCO MANCINISABRINA DE SOUSA

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