greta thunberg (1)

UN ABBATE IN TESTA A GRETA - ''LA SCENA IN CUI LEI, ENNESIMO ZAMPIRONE POLITICO DA AFFIANCARE ALLE GIÀ TESTATE BOLDRINI, FA IL GIRO DELLE CANCELLERIE E PERFINO DELLE STANZE VATICANE COME LA SHIRLEY TEMPLE DEL PIÙ EDIFICANTE ALLARME ECOLOGICO, BAMBINELLA DELL'ARA COELI COSÌ BEN INCORONATA DALLE SUE TRECCINE, È DAVVERO INSOSTENIBILE. UNA CHIARAFERRAGNI VOTATA ALLA RETORICA DEL POLITICAMENTE CORRETTO, SGRASSATO E RICICLATO''

 

 

 

 

Fulvio Abbate per Dagospia

 

FULVIO ABBATE

La scena in cui Greta Thunberg, ragazzina svedese, 16 anni, cartello autarchico della protesta extrascolastica scritto a mano, fa il giro delle cancellerie e perfino delle Stanze Vaticane come fosse la Shirley Temple del più edificante allarme ecologico, bambinella dell’Ara Coeli così ben incoronata dalle sue treccine, se non addirittura, per sussiego, la regina Vittoria rediviva, sì, l’intera sequenza cerimoniale e insieme tra Kubrick e pura pop art e perfino il nostro De Gasperi che a suo tempo va a ritirare l’assegno del Piano Marshall, di queste immagini appare, almeno ai miei occhi, davvero insostenibile;

 

caricatura propria e garantita del meraviglioso mondo della mai affondata sinistra alla zuppa di farro, stavolta cucinata su scala davvero planetaria, zuppa globale, sì. Cose da suscitare entusiasmo e partecipazione, che so, presso ogni Concita De Gregorio presente al mondo delle opinioni giuste, garbate, rispettabili. 

 

GRETA THUNBERG

Ancora una volta, la sinistra rionale, e per estensione mondiale, si affida a una faccina pronta a mostrarsi d'istinto davvero detestabile, almeno da chi dovesse custodire un minimo senso della rivolta e insieme, se non soprattutto, del ridicolo, coscienza del limite che provi orrore per ogni presepe edificante da ceto medio-alto riflessivo. Insomma, mai che questa risibile sinistra davvero sappia affidarsi a un volto pienamente, aristocraticamente, laicamente, cioè in modo davvero dionisiaco contrario al galateo del banale, faccia da schiaffi che tuttavia custodisca e doni i grandi paradossi salvifici per l’intelligenza, metti, come sapeva fare un Carmelo Bene.

GRETA THUNBERG INCONTRA ANTONIO TAJANI

 

Semmai eccola sempre lì pronta a innalzarsi in contesti antropologicamente tra risibile e odioso, se non detestabili, roba da balsamo ecologicamente testato per capelli mai più crespi, trecce da educandato militante, ottime scuole, tra “Ambrit” e “Chateaubriand”, almeno pensando all’ambito romano, sì, proprio pensando alle coetanee di Greta che vanno allo “Chateau”.

GRETA THUNBERG E IL PAPA

 

Si applaude in lei, Greta, l'ennesimo zampirone politico, va da sé da affiancare alle già testate Boldrini nel recente passato fallimentare mai del tutto ancora trascorso. Neanche in un film di Tim Burton si sarebbe visto un simile meraviglioso, eppure ripugnante epilogo lisergico, con le anime belle, anzi, la “bella gente” di sinistra che guarda, gli occhi umidi, e intanto applaude felice e soddisfatta, la piccola Greta accolta in Vaticano da papa Bergoglio, in veste di parroco dispensatore di rosari e di carezze d’incoraggiamento sulla strada del pianeta infine emendato d’ogni mondezza, una scena che surclassa perfino l’epilogo di “Mars Attack”, dove altri ragazzini non meno brufolosi salvano il mondo dalla catastrofe aliena grazie all’orrida musica country and western, sparsa infine con gli altoparlanti, canzoni care alla nonnina già su sedia a rotelle, ma si può fare peggio di così?

GRETA THUNBERG E IL PAPA

 

Eppure sarebbe bastato davvero poco per uscirne, altro che trovare e subito affidarsi a sempre nuove piccole vedette lombardo-scandinave, lì pronte a riportare in vita l’entusiasmo girotondino da cassonetto infine eticamente accettabile, sarebbe bastato anche, ragionando in modo local, ricordare perfino l’ultimo film di Checco Zalone, dove grazie all’effetto dell’acido muriatico dell’ironia liberatoria si prende chirurgicamente per il culo ogni doverosa denuncia dello stato di salute del pianeta, oltre  ogni ossessione ecologica perbenista, dai, avevano sotto mano la soluzione dialettica a portata di botteghino sotto gli occhi per non rendersi ancora una volta risibili, e invece niente, irrecuperabili.

 

GRETA THUNBERG

Te lo devo dire forse io che l’immagine pubblica di Greta Thunberg, la sua stessa icona da patentino di palestra per pilates rimanda subito plasticamente all’affresco del già menzionato ceto medio-alto riflessivo, mamma cantante d’opera, papà attore, una chiaraferragni votata insomma alla retorica del politicamente corretto, sgrassato e riciclato, l’aureola della coscienza “civile” a illuminare l’intera ditta familiare; scommettiamo che dopo il suo arrivo, con quell’implicito manifesto della coscienza ecologica come patrimonio esclusivo, griffato eticamente, delle élite che sanno come stare a tavola e perfino al mondo, scommettiamo che il conflitto permanente tra l’orrendo “popolo” e la non meno mostruosa “élite” vedrà il primo sempre più motivato a sentire di averci tutti, noi semplici diplomati, sul cazzo?

 

GRETA THUNBERG E SIMONE DI TORRE MAURA BY OSHOGRETA THUNBERG BY OSHOgreta thunbergwe dont have time lancia greta thunberg greta thunberg in treno col suo pranzo per niente eco-friendly

 

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