boschi renzi

GHE PENSI MI – IL RENZI TRIONFANTE NON FA PIÙ SQUADRA E RESTA SOLO CON LOTTI, VERDINI, GUTGELD E CARRAI – E ANCHE MARIA RIDENS BOSCHI ORMAI GIOCA LA SUA PARTITA PER FARSI TROVARE PRONTA QUANDO MATTEO CADRÀ

Roberto Scafuri per “il Giornale

 

RENZI CARRAIRENZI CARRAI

L'egotismo malattia infantile del renzismo. Ma anche tarlo sordo e impalpabile che scava. S' apre così una crepa nel profondo molecolare che ruota attorno al premier, ed è presto per dire se s' allargherà e di quanto. Eppure è proprio nel momento del trionfo che occorrerebbe sapersi guardare intorno, discernere adulazione da adulazione, distribuire meriti e onori (ma Renzi, troppo preso da se stesso, non lo fa).


Saggiamente i romani accompagnavano la marcia del dux lungo ali di folla plaudente con il celebre bisbiglìo: memento mori . Corna facendo per l' uomo, è ciò che viene in mente a guardare le ultime immagini del Matteo trionfante. Lo contestano a Udine al grido: «Buffone, buffone!», e lui abbozza cedevole e istrionico, reagisce piroettando come l' imitazione di se stesso, si rifugia nel motteggio che vorrebbe esser spiritoso («Sareste più credibili se me lo diceste dopo avermi ascoltato») e invece appare come il segno di una persona ormai troppo satolla di sé per arrabbiarsi.

RENZI 
LOTTI
RENZI LOTTI


Ma non è certo questo il verme che si fa strada nella mela. «Il male che viviamo ora è il renzicentrismo », spiega un personaggio collaterale al gruppo dominante. Renzi si confronta sempre con Lotti, conserva intimità telefonica con Verdini, e saldi legami con Yoram Gutgeld, l' economista israeliano naturalizzato.

 

«È sempre stressato, stanco. Sente su di sé un peso gigantesco. Rischia d' arrivare stremato alla meta». Molti dei renziani della prima ora lo guardano ormai dall' esterno, sentendosi spremuti e accantonati.

 

yoram gutgeldyoram gutgeld

Altri, come il mago di Luxottica Andrea Guerra, da mesi hanno preso il largo. Il fedele Carrai c' è sempre, così come Sensi. Ma s' è perso per strada il mini-pensatoio che si avvaleva dei contributi di Farinetti o Nannicini.

 

Matteo sente chi vuole (convoca o telefona), colui di cui ha bisogno, ma ha smesso di «far squadra». La prospettiva rimane quella di giocarsi tutto nel referendum e, con il traino di un risultato personale, far nascere dei «comitati cittadini» alla Prodi, che tengano a battesimo un partito nuovo (non più della Nazione, ormai «sputtanato»).


«S' è convinto che il Pd non arriverà mai al 41 per cento». L' opposizione allo scoperto di Delrio e Orlando, refrattari all' ingresso di Verdini, è un punto di partenza. Con Verdini non si cresce, avvertono. «Scambi non ne facciamo». A tutela del Pd che c' è, ieri a Milano è nata una Rete Dem che si prefigge di «far ritrovare al Pd la sua identità di partito di centrosinistra».

renzi a cernobbio con la boschi nirenzi a cernobbio con la boschi ni


Ma il premier ha anche paura che si organizzi un partito di reduci sulla sinistra, motivo per il quale si terrà ben stretto l' Italicum finché potrà: solo a pochi mesi dalle elezioni, certificano i verdiniani, aprirà alla modifica.


In questo complesso scenario, manca di proposito un personaggio: Maria Elena Boschi.
La madrina della riforma è riuscita a intestarsi gran parte del merito con un minuzioso lavorio che ha riportato ad ardori giovanili persino il presidente emerito Napolitano. Nella senile vanità d' un risultato tanto perorato dal Quirinale, la Boschi ha saputo intercettare l' occasione per rafforzare rapporti che ora vengono monitorati quotidianamente, con timore, da Palazzo Chigi.

 

andrea guerraandrea guerra

«Il vero padre di queste riforme per me si chiama Giorgio Napolitano», la sua dedica in Aula. E la chicca in regalo a Re Giorgio è stato il cosiddetto comma Napolitano (art.40 delle Disposizioni finali ), che in pratica «costituzionalizza» le prerogative dei senatori a vita. Napolitano voleva che diventassero intoccabili, essendosi nel frattempo sistemato a Palazzo Giustiniani con un ufficio che per regolamento può essere composto da 9 persone.


Staff da agit-prop , più che da pensionato illustre. La Boschi così è stata la prima a scagliarsi contro Verdini, la prima a fare la voce grossa nei confronti del Ncd sulle unioni civili. Scaramucce che rientrano. Più volte s' è cercato in lei l' anti-Matteo perfetta: donna di mondo, secchiona, gradita ai poteri forti.

maria elena boschi giorgio napolitano maria elena boschi giorgio napolitano


Chi pensa al cavallo diventato bolso non ha che perdersi negli occhioni azzurri della cerbiatta. Sapendo di trovarci la tigre.

 

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...