NO-BAMA - SONO STATI SOPRATTUTTO AFROAMERICANI, GIOVANI E ISPANICI A “SCARICARE” OBAMA E A CONDANNARE I DEMOCRATICI - MA I REPUBBLICANI NON HANNO OFFERTO UNA VERA ALTERNATIVA: HANNO SOLO INCHIODATO IL PRESIDENTE AI SUOI ERRORI

Paolo Mastrolilli per “la Stampa

 

barack obama e hillary clintonbarack obama e hillary clinton

La coalizione che ha portato per due volte Barack Obama alla Casa Bianca si è squagliata: secondo alcuni non è andata alle urne, secondo altri è stata demolita dagli avversari. Ora la sfida che deciderà le presidenziali nel 2016, e quindi la direzione futura degli Stati Uniti, si giocherà tutta su questo punto. Riusciranno i democratici a rimettere insieme i cocci della loro alleanza, oppure i repubblicani ne costruiranno una nuova e più competitiva?

Il giorno dopo il disastro delle elezioni Midterm, in cui l’ex opposizione ha conquistato la maggioranza alla Camera, al Senato, e i governatori di molti stati chiave, nel partito del Presidente è già scattato il regolamento di conti. Lo staff del senatore Reid, che ha perso il posto di leader della sua aula, accusa Obama di aver sbagliato tutto: la linea politica dall’Isis all’Ebola, le dichiarazioni in cui ha confermato che le elezioni erano un referendum su di lui, e la gestione della macchina elettorale, negando finanziamenti essenziali.

hillary-obamahillary-obama

 

La Casa Bianca risponde che sono stati Reid, e i suoi candidati senatoriali, a non funzionare. La verità, guardando i flussi, è un’altra. Obama aveva vinto nel 2008, e poi nel 2012, costruendo una coalizione fondata sulle donne, gli ispanici, i neri, i giovani millennials, i bianchi liberal più istruiti, gli abitanti delle grandi aree urbane.

 

Conquistando questi gruppi con la sua promessa di cambiamento, aveva vinto in stati repubblicani come North Carolina, Colorado, Virginia, e aveva consolidato il partito in altre regioni chiave tipo l’Iowa. Aveva cambiato la mappa elettorale degli Stati Uniti, mettendo le basi per un dominio duraturo, che poteva diventare assoluto se grazie agli ispanici fosse riuscito a riprendersi anche il Texas. Martedì notte queste pecorelle sono tornate tutte all’ovile repubblicano, o quasi, come la Virginia in bilico.

JEB BUSH JEB BUSH


Secondo le interpretazioni più ottimistiche dei democratici, i gruppi che componevano questa «coalition of the ascendant» non hanno abbandonato il partito, ma hanno semplicemente deciso di non andare alle urne. In alcuni casi, vedi gli ispanici, perché sono rimasti delusi da Obama; in altri, vedi i neri, perché Obama non era in corsa e i compagni di partito lo hanno troppo maltrattato e ignorato. Tra due anni, quando un candidato forte tipo la Clinton sarà in campo, i democratici rimetteranno insieme i pezzi della coalizione e torneranno a vincere. 

Le interpretazioni meno ottimistiche notano che il partito ha perso anche in stati liberal, tipo Massachusetts e Maryland, e quindi il malcontento è più profondo. Gli errori di Obama hanno aperto uno spazio che i repubblicani ora possono occupare, e in parte lo hanno già fato, affidandosi a candidati più moderati di quelli del Tea Party, e aprendo di più alle donne e alle minoranze.

TEA PARTY TEA PARTY


Il problema, in realtà, è serio anche per l’ex opposizione, che secondo alcuni analisti ha vinto deprecando il fallimento di Obama, ma senza offrire una nuova agenda nazionale e senza affrontare il proprio problema demografico di fondo. Lo scontento verso il Presidente, giustificato o costruito che fosse, esisteva e i repubblicani lo hanno cavalcato bene. Ma non hanno fatto davvero qualcosa di concreto per conquistare più voti tra gli ispanici, opponendosi alla riforma dell’immigrazione.

 

obama perde le elezioni di medio termine 5obama perde le elezioni di medio termine 5

Stesso discorso per le donne, a cui hanno negato la nuova legge per la parità dei salari, o per i giovani, che quando entrano nel mondo del lavoro continuano a prendere una paga minima da miseria. Se questa interpretazione è giusta, quando nel 2016 Obama non sarà più sulla scheda, e il risentimento verso di lui non sarà più un fattore elettorale dominante, il nuovo candidato democratico avrà davvero la possibilità di ricostruire la coalizione, perché gli interessi futuri che legano i suoi membri al partito sono troppo più forti delle delusioni contingenti che li hanno allontanati martedì.

 

Se invece i repubblicani capiranno che devono «allargare la tenda», per esempio presentandosi con un candidato tipo Jeb Bush che parla spagnolo e insiste da anni sulla necessità di riformare l’immigrazione, la direzione degli Usa potrebbe davvero cambiare, con una nuova mappa elettorale e un’altra svolta storica.

 

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