ALEDANNO IN FILOBUS! - ARIDATECE LA DC, A ROMA SONO TORNATE LE VECCHIE TANGENTI! - NON SOLO L’IMPRENDITORE PENTITO: ANCHE IL FACCENDIERE GUARGUAGLIONE LORENZO COLA INCHIODA ALEDANNO: “MANCINI PARLAVA PER CONTO DEL SINDACO, LO CHIESI A TESTA (IN QUOTA ALEMANNO A TECNOSKY)” - LE DATE IMPALLINANO IL SINDACO. 2 MARZO 2009: BREDAMENARINIBUS INCASSA L’APPALTO DA 40 MILIONI. 16 MARZO 2009: D’INCÀ LEVIS FA PARTIRE LA PRIMA TANGENTE DA 233.360 EURO…

1. IL FACCENDIERE COLA: "MANCINI PARLAVA PER CONTO DEL SINDACO"
Maria Elena Vincenzi per "La Repubblica - Roma"


Nel giorno in cui Alemanno dichiara di non tornare indietro e giura e spergiura che lui con la storia della mazzetta non c'entra nulla anche perché risale a prima della sua elezione, spunta un dettaglio di cui, forse, il sindaco non è a conoscenza. Che lo chiama ancora in causa. È un verbale di Lorenzo Cola, fedelissimo dell'ex presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, già indagato per la vicenda delle false fatturazioni Enav e ora coinvolto anche in questa storia.

È lui a dire che Alemanno sapeva che Mancini parlava per conto del Campidoglio. Una conferma alle parole di Edoardo D'Incà Levis che, anche ieri ha ribadito: "Ceraudo mi disse "abbiamo bisogno di una mazzetta". Se non "paghiamo non vinciamo". Io non so cosa Ceraudo intendesse per segreteria di Alemanno, se una persona vicina al sindaco o l'intero ufficio. Ho imparato a non chiedere e a non fare domande".

E ora spunta anche Cola. La conversazione con il pm Paolo Ielo risale allo scorso maggio. Il magistrato ha già parlato con il suo spiccia-facciende, Marco Iannilli, della mazzetta di Breda Menarini per l'affare dei filobus e chiede spiegazioni a Cola. Il consulente racconta delle mire di Finmeccanica di inserirsi nell'Ati che avrebbe costruito il corridoio per la mobilità, dice di averne parlato anche con Guarguaglini e di aver poi cercato un accordo con Mancini, come se l'ex manager di Eur Spa fosse un interlocutore importante per arrivare in Campidoglio.

Circostanza che, però, Cola vuole verificare, non ha intenzione di perdere tempo. 
"Nel frattempo - si legge nel verbale - chiesi a Testa (Fabrizio, coinvolto nell'inchiesta Enav, ndr) - da me conosciuto per il suo ruolo in Enav e politicamente del gruppo di Alemanno di verificare con lo stesso se Mancini aveva un'autorizzazione a parlare con Finmeccanica esprimendo gli interessi del Comune di Roma.

Testa, al quale avevo spiegato in maniera completa la vicenda, mi rispose che il sindaco gli aveva detto di essere a conoscenza dei contatti tra Mancini e Finmeccanica ma di non sapere che si parlava di autobus e metropolitane". Insomma che Mancini parlasse per conto del Campidoglio, il sindaco lo sapeva e, stando alle parole di Cola, per lui non era un problema. Un dettaglio non trascurabile che è messo nero su bianco e che ha dato il via all'indagine sull'affare con Breda.

Cola non ha dubbi nemmeno sul fatto che la mazzetta fosse destinata proprio a Mancini. Mentre infatti Iannilli spiega al pm Ielo che la contropartita che Mancini voleva per propiziare l'accordo era l'appoggio di Finmeccanica per la sua candidatura come amministratore delegato di Eur Spa, per Cola non c'era solo questo, c'erano anche i soldi. "La somma complessiva sarebbe dovuta essere di 650/700 mila euro - spiega ancora il consulente di Guarguaglini - una parte, 500mila euro, sarebbe andata a Mancini, oltre ai 50 già percepiti".

Una somma che, per Cola, è arrivata al destinatario (anche se gli inquirenti stanno ancora accertandolo): "Nel settembre 2009 ho incontrato Mancini in Ernst&Young e mi confermò di avere ricevuto le somme". Insomma, l'ex ad di Eur Spa fu soddisfatto, tanto che, continua Cola, "si iniziò a parlare di metropolitana di Roma". Un affare sul quale Finmeccanica voleva mettere le mani. E non solo per gli autobus.

2. ALEMANNO APPESO A UN FILOBUS: LE DATE NON TORNANO. LA PRIMA TRANCHE DI TANGENTI PARTE 12 GIORNI DOPO L'AGGIUDICAZIONE DELL'APPALTO
Rita Di Giovacchino per "Il Fatto Quotidiano"


Alemanno non ci sta ed è già guerra di nervi, comunicati e conferenze stampa da parte del primo cittadino della Capitale per smentire la "maxi-tangente" alla sua segreteria. Dopo aver definito "insinuazioni di un oscuro personaggio" le accuse mosse da Edoardo d'Incà Levi, provocando l'ira dell'avvocato Alessandro Diddi che lo difende, ha indetto una conferenza stampa.

Come sappiamo l'uomo dal doppio cognome è un imprenditore italiano, che vive a Praga da 40 anni, di mestiere fa l'intermediario tra la Skoda e committenti italiani, si occupa di grandi appalti, in questo è il testimone chiave di una commessa da 20 milioni per la fornitura di 45 filobus, maxi-tangente inclusa, ancora parcheggiati in un'autorimessa di Bologna perché il "corridoio di viabilità" che doveva garantire la loro circolazione non è mai stato ultimato.

Ma non è questo ad addolorare Alemanno, quanto il fatto che a quattro mesi dalle elezioni che lo vedono nuovamente candidato lo scandalo rischia di travolgerlo. Tanto più che ad essere indagato per corruzione è il suo amico e braccio destro Riccardo Mancini, già a capo della potente holding Eur spa, fino a venerdì mattina, quando è stato costretto a dimettersi.

"Noi in questa storia non c'entriamo per il semplice motivo che non possiamo entrarci", dice. Il suo teorema si fonda sulle date, che in questa vicenda sono tante. Lui ne sceglie alcune: il bando di concorso per l'aggiudicazione dell'appalto risale al 23 gennaio 2008, quando neppure pensava di fare il sindaco di Roma; era il 28 aprile, giorno delle elezioni, quando la gara d'appalto fu aggiudicata dall'Ati dei costruttori De Sanctis che neppure conosceva.

Rapido passaggio sul contratto sottoscritto il 22 novembre, quando al Campidoglio la sua Amministrazione era ben assisa, e cala l'asso dalla manica: "C'è una mail in cui si parla della ‘lobby Rome', risale a maggio 2008, noi non avevamo ancora preso possesso degli uffici". Se "sistema romano" c'è non è il nostro. Ma ci sono date che s'incastrano nel teorema Alemanno .

Il consulente D'Incà Levis ha indicato tre circostanze precise per illustrare i passaggi di denaro: "Il denaro destinato a Ceraudo per la formazione della tangente è stato consegnato allo stesso da una persona indicata da un amico: io materialmente ho dato ordine alla banca di consegnare a quest'uomo la somma di 233.360,00 euro in data 16 marzo 2009 e la somma di 312 mila euro in data 24 settembre 2009, somme che Ceraudo mi ha confermato di avere ricevuto.

La terza tranche pari ad euro 204.100,00 è stata da me bonificata il 17 luglio 2009 su un conto presso Bsi Sa Lugano indicatomi da Ceraudo. In seguito, nonostante già la stampa si fosse occupata della questione, sotto le pressioni di Ceraudo emisi tramite la società inglese Rail & Traction le altre fatture". Dunque la maxi-tangente è stata pagata in tre tranche tra marzo e settembre 2009, in quel periodo s'inserisce la conversazione Skype tra D'Incà Levis e Ceraudo sulla "politica che vuole soldi".

Anche le mail sono tante e il consulente Skoda nell'ultimo interrogatorio con il gip Stefano Aprile precisa: "Quando nella mia mail citata a pag 17 dell'ordinanza parlo della lobby Rome intendo esercitare una pressione sulla Skoda perché riducesse il suo margine per favorire la commessa". Poco prima aveva affermato che Ceraudo in quel periodo gli aveva chiesto un milione e 200 mila, soldi destinati alla De Sanctis costretta a un forte ribasso per vincere la gara d'appalto. In effetti l'Ati ha presentato prezzi stracciati.

A conti fatti la maxi tangente si aggira sugli 800 mila euro, Ceraudo ne ha incassati 200, la quota destinata a Mancini si aggirerebbe sui 150 mila, gli altri soldi a chi sono andati? A questa domanda risponderà la rogatoria del Ros, è imminente un viaggio a Berna. Ma c'è un altro scambio di mail, giugno 2009, che ha allertato il pm Ielo: D'Incà Levis apprende che le fatture della Breda portano la dicitura "amministrazione municipale".

L'imprenditore si spaventa, chiede che il suo contratto sia modificato e lui venga indicato come "outsourcing", in altre parole si limiterebbe a reperire partners commerciali alla repubblica Ceca. Sullo sfondo, oltre alla "lobby Rome" si muove un'altra lobby che in questi anni abbiamo imparato a conoscere: la lobby di piazza Montegrappa. Dietro la Breda Menarini c'è infatti Finmeccanica.

Dietro Ceraudo ci sono Lorenzo Cola e Marco Iannilli, già incontrati nello scandalo delle false fatturazioni Sèlex. C'è anche Lorenzo Borgogni, ex responsabile delle relazioni esterne Finmeccanica, ormai fluente collaboratore di varie procure. Sono tutti indagati per lo scandalo filobus insieme a Ceraudo e Mancini. Nelle 5 ore di interrogatorio di venerdì l'ad di Breda si sarebbe limitato ad ammettere le contestazioni precisando di non aver mai conosciuto Mancini.

2 MARZO 2009: FINMECCANICA FESTEGGIA L'APPALTO DA 40 MILIONI RICEVUTO DA ROMA METROPOLITANE. IL 16 MARZO PARTE LA PRIMA TANGENTE
(ANSA) -
BredaMenarinibus, societa' di Finmeccanica, ha firmato un contratto del valore di circa 40 milioni di euro per la fornitura a Roma Metropolitane di 45 filobus articolati per il nuovo sistema di trasporto pubblico della Capitale. Lo rende noto la holding di aerospazio e difesa aggiungendo che il contratto prevede anche attivita' di full service e un'opzione per altri 45 veicoli per ulteriori 40 milioni di euro.

Roma Metropolitane e' la societa' responsabile della realizzazione delle linee metropolitane di Roma e di ogni altro intervento concernente il trasporto pubblico della citta'. L'aggiudicazione della nuova commessa a BredaMenarinibus, spiega piazza Montegrappa - ''e' altresi' il frutto della collaborazione di Finmeccanica con Skoda Electric, che prevede attivita' di cooperazione industriale strategica anche su altri mercati''.

I filobus - di nuova generazione, lunghi 18 metri, caratterizzati da un'alimentazione ibrida che consente un ridotto grado di emissioni inquinanti grazie ad un motore diesel euro 5 - collegheranno i corridoi Eur-Tor De Cenci ed Eur Laurentina-Tor Pagnotta-Trigoria.

''Siamo molto soddisfatti - ha commentato il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini - di questo risultato che conferma il valore tecnologico di BredaMenarinibus, azienda che sta conquistando sempre di piu' quote di mercato in un settore che presenta interessanti opportunita' di sviluppo, grazie anche all'attenzione che dedica a soluzioni eco-compatibili''.

 

alemanno_mancini_shanghaiLORENZO COLAGIANNI ALEMANNO RICCARDO MANCINIALEMANNO GRAND COLLECTOR MANCINILorenzo Borgogni

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…