alfano berlusconi

MA ‘NDO VAI, SE IL “QUID” NON CE L’HAI? – DOPO AVER FATTO DA STAMPELLA A RENZI, ALFANO TORNA DA BERLUSCONI: PRONTO L’ACCORDO PER LA SICILIA – ANCHE SE SALVINI & MELONI NON LO RIVOGLIONO, RIPRENDERSI ANGELINO VALE LA PENA: SE IL PD VA KO ANCHE A NOVEMBRE, DOVRÀ CERCARE UN' INTESA SULLA LEGGE ELETTORALE CON SILVIO

Renato Farina per Libero Quotidiano

Alfano BerlusconiAlfano Berlusconi

 

Il Lesso è tratto. Abbiamo saltato la fase del dado sul Rubicone, andiamo direttamente alla sostanza. Nessuna epica alla Giulio Cesare, non è stagione, puntiamo alla presa della Capitale, zona Palazzo Chigi. Come si sarà capito, non siamo qui a evocare i tempi poetici del torna-a-casa-Lassie.

 

Nessuna lacrimuccia, né fanfara: torna Angelino Alfano. Non aveva il quid, secondo il giudizio trinciante di Berlusconi, ma è lui che ora può assicurargli il quid, per riprendere il timone del Paese. Paradossi della storia.

 

Il recupero del profugo non è un sogno o un incubo, a seconda dei punti di vista, ma cronaca. Paolo Romani, per conto del Cavaliere, ha annunciato nell' intervista a Salvatore Dama su Libero, che per Alfano e gli alfaniani le porte, se non della casa, almeno del giardino di Forza Italia sono aperte. Un appartamento nel condominio c' è. Romani, capo dei senatori di Berlusconi, è uno prudente. Non si espone per un miraggio. Significa che siamo dinanzi a un fatto. Per il momento in Sicilia. Poi si vedrà.

 

Alfano BerlusconiAlfano Berlusconi

Purché Salvini e Meloni siano abbastanza lungimiranti da dir di sì, passa da qui, la neanche troppo lunga marcia per tornare al governo della nazione. Palermo è una stazione di posta cui aggiungere un cavallo forse vanesio ma determinante per la corsa vittoriosa della diligenza di centrodestra. La quale non è un gran che, l' equipaggio è litigioso, vogliono tutti le redini e intanto menano la frusta l' uno addosso all' altro. Di sicuro non diventerà una gioiosa macchina da guerra, ma quelle non vincono mai. Così come la purezza è un ottimo viatico per l' onorevole sconfitta. Ci accontentiamo per ora di un carretto siciliano, che poi potrà evolvere persino in fuoriserie, consapevoli che peggio del centrodestra ci sono solo la sinistra e i grillini. Per cui ben tornato Lassie, anzi Lesso.

 

Intendiamoci. Detestiamo la politichetta estiva. Il teatrino degli onorevoli è soffocante d' inverno, figuriamoci con quest' afa. In questo caso, c' è però di mezzo il futuro di questo Paese, che certe volte passa da faccenduole che non evocano paesaggi di tregenda o di riscossa, ma la banalità della convenienza. E oggi la convenienza è sfacciatamente evidente per chi la vuol vedere. Non cogliere l' occasione sarebbe, secondo Machiavelli e Croce, disonestà politica.

 

berlusconi alfanoberlusconi alfano

Tutto infatti congiura a far vincere il centrodestra. Tutto, beninteso, meno il centrodestra. Dove la gara è che più si è a destra più si cerca di imitare la sinistra nell' arte del farsi del male. La condizione, difficile ma non impossibile, per riprendere la guida del Paese è che i suoi capi e capetti rinuncino alle regole perdenti della stizza e dell' amor proprio, e si attrezzino a digerire il boccone centrista considerato indigesto. Se non ci riuscite, vi forniamo gratis l' Alka Seltzer.

 

Ci rendiamo conto: detestare Alfano viene spontaneo. Eppure qualche lezioncina dalla storia di casa nostra bisognerebbe apprenderla. Gianfranco Fini, dopo il ribaltone della Lega ingannata da Scalfaro, sostenne che con Umberto Bossi non avrebbe preso neppure un caffè. Era il 1995. Fu di parola; nessun caffè con Bossi, ma parecchi aperitivi a Montecarlo. Fini era quello puro. Com' è finita lo sappiamo. Sconfitta nel 1996.

 

COMPAGNI DI BOLLITO Nessun elogio qui per Alfano. Il quale ha galleggiato in diversi pentoloni forestieri, mal tollerato ma indispensabile per tre governi. I compagni di bollito si sono sfatti. Enrico Letta è esule a Parigi. Matteo Renzi è circondato in casa dalle bisce. Resta Paolo Gentiloni, che non è un premier ma uno stato d' animo, è un' anima vaga e blanda.

 

Renzi AlfanoRenzi Alfano

Invece Angelino Alfano è fresco come una rosa. Ha una abilità sorprendente: avendo un partito minuscolo, pochi voti, concentrati in Sicilia, ha battuto Andreotti riuscendo ad essere nella stessa legislatura ministro dell' Interno e poi degli Esteri. Sarà un lesso, ma non un pollo lesso. La sinistra gli ha di certo promesso soluzioni confortevoli, qualora in Sicilia si schierasse da quella parte: ha detto di no. E non è un fatto trascurabile, sarebbe un delitto lasciarlo nel limbo: per punirlo, regaleremmo non solo la Sicilia, a Grillo. Pertanto, a costo di annoiare, spieghiamo perché l' alleanza con Alfano è una piccola aurora di speranza, magari non profumata, ma gli schifiltosi si tappino il naso.

ALFANO LORENZIN COSTAALFANO LORENZIN COSTA

 

Oggi, la somma dei partiti che, con nomi uguali o cangianti, concorsero a dare al Paese i governi Berlusconi, supera la dotazione di numeri dei concorrenti. Siamo, secondo Renato Mannheimer, sopra il 35. Se poi si aggiungessero, fusi o confederati con Forza Italia, i centristi di Alfano, il 40 per cento sarebbe a portata di mano. Certo, il nome di Angelino suscita rimescolii di bile in molti elettori fedeli del centrodestra?

 

Comprensibile. Spostiamoci però dal fegato alla testa. Per poter mettere a frutto questa superiorità teorica, occorre che la legge elettorale preveda un premio di coalizione.

 

La legge in vigore, detta "consultellum", dà questo premio solo alla lista singola qualora superi il 40 per cento. Non è alla portata di nessuno. Vincerebbe il Movimento 5 Stelle, sicuro. E avrebbe l' incarico a Palazzo Chigi un grillino. Una lista unica Forza Italia-Salvini-Meloni, secondo i sondaggi, varrebbe 8 punti di meno di una corsa tra alleati sì ma distinti: insomma uno spreco di consensi. Ma come si fa a cambiare la legge? Lo vuole Mattarella. Sono contrarissimi Renzi (non Franceschini, non Orlando) e Grillo.

 

ALFANO BERLUSCONIALFANO BERLUSCONI

Ed ecco a novembre si vota in Sicilia. Si sceglie il governatore. Se il centrodestra corre senza Alfano, ad aggiudicarsi la Trinacria saranno o M5S o Pd. L' Isola è da sempre una profezia di vittoria in Italia. Palermo apre la strada per Roma. Gianfranco Micciché fu il campionissimo che nel 1994, guidando Forza Italia, aggiudicò 64 seggi su 64 al centrodestra, dunque vale la pena di dargli retta.

 

Lui dice che senza il 10 per cento di Alfano si perde, e con il suo concorso invece si trionfa. Risultato immediato: si ha la forza per trattare una legge elettorale a Roma. Franceschini vuole coalizzarsi con Pisapia e Bersani, e avrebbe più forza su un Renzi indebolito dalla nuova sconfitta. E questa nuova legge sarebbe la promessa per un carro trascinato da cavalli bianchi verso la vittoria del centrodestra nel prossimo aprile.

Ovvio. Bisogna digerire il Lesso. È un obbligo di coscienza. E chi ha lo stomaco da tisicuzzo, si arrangi.

RENZI ALFANORENZI ALFANO

 

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