renzi alfano

RENZI SPERA NEI SUPPLEMENTARI - OGGI ALFANO VARA IL DECRETO PER VOTARE ANCHE DI LUNEDI’ ALLE COMUNALI: COSTERA’ 100 MILIONI IN PIU’ - TUTTI D’ACCORDO SULLA LOTTA ALL’ASTENSIONISMO, MA RENZI GUARDA AL REFERENDUM DI OTTOBRE: IL RADDOPPIO DEL VOTO AIUTEREBBE IL “SI’”

1.“VOTO IN DUE GIORNI ANCHE SULLA CARTA”

Goffredo De Marchis per “la Repubblica

 

RENZI ALFANORENZI ALFANO

Oggi, con un decreto legge, il governo allungherà la scadenza elettorale delle comunali aprendo i seggi anche il lunedì sia per il primo turno sia per il ballottaggio. Ma Angelino Alfano guarda già avanti e immagina un “raddoppio” anche per il referendum costituzionale di ottobre.

 

«Mi sembra giusto che il quesito d’autunno, che può realizzare la più grande riforma dopo la Costituente, si voti anche il lunedì», dice il ministro dell’Interno in un’intervista all’Arena di Verona. Alfano non esclude neanche una legge che ripristini sempre i due giorni di voto: «Ne discuteremo», annuncia.

 

ALFANO RENZI 1ALFANO RENZI 1

La parola del titolare del Viminale non è certo ininfluente. Dipendono dal ministero dell’Interno, infatti, le regole elettorali, compresi i giorni di votazione. E fin dal primo momento in cui si erano ipotizzate le urne anche per il 6 giugno e il 20, si capiva che la formula avrebbe potuto essere bissata al referendum sulla legge Boschi.

 

Significa naturalmente favorire la partecipazione, ovvero ridurre il fenomeno dell’astensionismo criticato da tutte le forze politiche. Una misura dunque che appare inattaccabile, sostenuta da tutte le forze politiche, anche quando, come nel caso delle comunali, viene presa nel pieno della campagna elettorale, con le liste già presentate.

RENZI MATTARELLA ALFANO RENZI MATTARELLA ALFANO

 

Ma se l’obiettivo è il taglio dei costi, e la giornata unica andava nella direzione dei vari provvedimenti in sostegno della spending review, il raddoppio fa male alle casse pubbliche.

 

Il turno in una sola giornata costa circa 300 milioni, quando al voto è chiamato l’intero corpo elettorale. Una cifra che comprende i compensi per gli scrutatori, gli straordinari garantiti alle forze dell’ordine e ai militari che presidiano i seggi e ne garantiscono la sicurezza, l’organizzazione tecnica delle urne, dalle schede alle liste elettorali, ai contenitori dei voti espressi.

 

stefano fassinastefano fassina

La seconda giornata non raddoppia i costi, cioè non costa altri 300 milioni. Il maggiore costo si può quantificare invece in 100 milioni aggiuntivi. Sempre che alle urne siano chiamati tutti gli elettori, come avviene per le politiche o per i referendum.

È un gioco che vale la candela? A dare retta al coro di tutti i partiti contro la disaffezione dei cittadini per le urne, sì. La percentuale di affluenza è destinata crescere, sicuramente.

 

Così, il decreto oggi si farà senza sollevare polemiche. Anzi, la richiesta all’esecutivo è arrivata direttamente dalle opposizioni, Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia. Ma il provvedimento del consiglio dei ministri si limiterà, almeno per ora, al turno amministrativo e non riguarderà il referendum.

giorgia meloni e la panciagiorgia meloni e la pancia

 

Dal decreto sarà esclusa anche la sanatoria per le liste escluse delle amministrative per irregolarità tecniche. Non c’è nessuna possibilità per Stefano Fassina di essere riammesso, per “concessione” di Palazzo Chigi, nella corsa al Campidoglio. E non è certo una misura contra personam: riaprire il vaso di Pandora dei mille ricorsi stravolgerebbe il senso delle elezioni.

 

Eppure Giorgia Meloni insiste: «Sarebbe cosa buona e giusta ammettere le liste escluse per errori stupidi. C’è una percentuale, seppur minima, di romani che avevano dichiarato di votare Fassina e non penso sia giusto escluderli, come per altre liste».

 

2.LO SCONCERTO DI LETTA CHE FIRMÒ LA LEGGE “RETROMARCIA COSTOSA NON CAPISCO PROPRIO”

Goffredo De Marchis per “la Repubblica

 

ENRICO LETTA GIOCA A CALCIO ENRICO LETTA GIOCA A CALCIO

Fu il governo Letta a introdurre, tra le varie misure della spending review, il giorno unico per le tornate elettorali. Per questo il raddoppio dell’appuntamento per le amministrative, che sarà deciso oggi con un decreto legge, e l’ipotesi (o qualcosa di più) di votare in due giorni anche il referendum di ottobre, viene criticato duramente dal premier di allora.

 

«Mi chiedo proprio il senso di questo cambiamento - dice Enrico Letta -. Costa molto». Il parallelo con gli altri Paesi poi è molto chiaro. «Dovunque in Europa - sottolinea Letta con parole definitive - si vota in un giorno solo».

 

L’ex presidente del Consiglio dunque è sicuro: la correzione non va fatta. Neanche per arginare l’astensionismo viste le spese e l’attenzione che bisogna avere ai conti pubblici. Il balletto sulla data doppia o singola, in Italia, non è nuovo. La regola è cambiata più di una volta. Ma quello del giorno unico sembrava un passo definitivo per via dei costi inferiori, così come oggi, per lo stesso motivo, si tende a istituire l’Election day, ovvero il voto nella stessa data anche per mandati che scadono in momenti diversi ma ravvicinati.

MATTEO RENZI E LA BOMBA A ENRICO LETTA MATTEO RENZI E LA BOMBA A ENRICO LETTA

 

Il renzianissimo Andrea Marcucci, oggi senatore del Pd, quattro anni fa, per esempio, dava un giudizio netto sul “raddoppio”. «Ci auguriamo che la mia proposta venga accolta in tempi rapidi per consentire l’election day a partire dal 2013, nel turno amministrativo e politico - spiegava Marcucci presentando una sua iniziativa -. Due giorni di urne rappresentano un costo eccessivo ed un’arma inutile contro l’astensionismo».

 

Oggi invece quest’arma appare indispensabile a quasi tutte le forze politiche con l’obiettivo di arginare la disaffezione al voto e stimolare l’affluenza. Anche se il bersaniano Miguel Gotor dà una risposta alla domanda di Letta sul “senso” della scelta governativa. «Il decreto sulle amministrative serve a preparare la strada a fare la stessa cosa per il referendum, tutto qua».

MATTEO RENZI NELL UFFICIO DI ENRICO LETTA A PALAZZO CHIGI MATTEO RENZI NELL UFFICIO DI ENRICO LETTA A PALAZZO CHIGI

 

Alcuni esperti dicono che la doppia giornata di votazioni al quesito sulla legge costituzionale favorisca i Sì. Perchè i più motivati sono i sostenitori del No e loro andranno sicuramente a votare anche o soprattutto in chiave anti-Renzi. I favorevoli alla riforma invece potrebbero essere più “lenti” a mettersi in moto. Ma la minoranza del Pd, che secondo la versione della Boschi non ha mai una parola buona per l’esecutivo, stavolta sta dalla parte del premier.

 

«La partecipazione è sempre utile e qualsiasi mezzo per farla crescere lo accetto - dice Gotor -. Semmai mi chiedo come fa Renzi a giustificare tante parti in commedia. Un mese fa sulle trivelle ha detto andate al mare, adesso con il raddoppio della data manda il messaggio contrario: andate a votare. Non so se al popolo italiano fa piacere sentirsi dire come si deve comportare a seconda delle situazioni».

 

GOTORGOTOR

L’altro senatore bersaniano Federico Fornaro, autore di un recente saggio che si intitola proprio Fuga dalle urne, astensionismo e partecipazione elettorale in Italia dal 1861 a oggi, appoggia il decreto: «Credo sia giusto. L’astensionismo italiano è un fenomeno troppo grave e non valgono nemmeno le considerazioni sull’aumento dei costi». Fornaro però sottolinea l’anomalia italiana.

 

ANDREA MARCUCCIANDREA MARCUCCI

«È verissimo che nel resto d’Europa si vota in una sola giornata. In Gran Bretagna addirittura lo si fa in un giorno feriale. Ma da noi il raddoppio non è una novità». Stavolta, semmai, qualche dubbio può essere sollevato intorno ai tempi. «Intervenire con un decreto ad elezioni già indette, anzi a tre settimane dal voto non è un principio facilmente digeribile dal punto di vista istituzionale», osserva Fornaro.

 

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…