FINIRA' A BORSETTATE! - DOMANI A ROMA ARRIVA IL GAY PRIDE E IL CATTOLICONE MARIO ADINOLFI (AMANTE DEL POKER E DELLE SCOMMESSE) PARTECIPERA’ ALLA MANIFESTAZIONE: “MI FORZERÒ MOLTO E CON ALCUNI MIEI AMICI PORTEREMO LA BANDIERA DI ISRAELE. NON POSSO ACCETTARE CHE SFILI A DUE PASSI DA CASA MIA UN CORTEO DICHIARATAMENTE ANTISEMITA, CHE HA ESPLICITAMENTE VIETATO CON DELIRANTI MOTIVAZIONI AL CARRO DEGLI EBREI ROMANI DI SFILARE CON GLI ALTRI AL GAY PRIDE. UNA SOLA COSA, PREGO TUTTI: NON CHIAMATELA PROVOCAZIONE…"
Dall’account facebook di Mario Adinolfi
Non posso accettare che domani sfili per Roma a due passi da casa mia un corteo dichiaratamente antisemita, che ha esplicitamente vietato anche adducendo deliranti motivazioni al carro degli ebrei romani di sfilare con gli altri al Gay Pride.
Per questo mi forzerò molto partecipando a una manifestazione dove spesso viene scandito il mio nome solo per insultarlo e con alcuni miei amici porteremo la bandiera di Israele nel corteo dove domineranno quelle della Palestina e i cori “from the river to the sea Palestine will be free”, che invocano dunque la cancellazione dello Stato di Israele.
L’unico Stato della regione mediorientale dove un Gay Pride si può tenere in ossequio ai principi democratici, l’unico Stato dove come in Italia l’omosessualità non è mai stata reato perché la radice giudaica e cattolica è sinonimo da secoli di assenza di persecuzione della diversità, lo Stato presso cui si rifugiano tradizionalmente migliaia di gay provenienti da Gaza o dalla Cisgiordania visto che le milizie di Hamas i gay li uccidono senza processo, sul modello dei loro protettori iraniani che li impiccano dopo processi farsa. Se c’è una bandiera che al Gay Pride di Roma, nella città dei rastrellamenti dei nazisti al Ghetto, dovrebbe sventolare è quella con la Stella di Davide.
È stata vietata e allora la porteremo noi. La Storia nella nostra città non si può calpestare in una maniera così immonda. Una sola cosa, prego tutti: non chiamatela provocazione. Non lo è in nessun modo, sono stato assediato centinaia di volte da contestatori alle mie iniziative da veri provocatori e non sarò mai io uno di quelli.
Voglio solo che una brutta pagina della storia di Roma lo sia un po’ meno e per far questo ci metterò il mio corpo portando un simbolo religioso che non è neanche il mio e una bandiera che non è la mia, per rappresentare una vera idea di fratellanza in un contesto che vorrebbe a parole essere “inclusivo” ma nei fatti non lo è per niente.
Appuntamento per chi vuole alle ore 16 a piazza della Repubblica, portate con voi la kippah se siete ebrei e una bandiera israeliana anche se non lo siete. Maledetta l’intelligenza artificiale che mi disegna così grasso, ma comunque mi riconoscerete: sono il bear del corteo, quello grosso con la barba.
MARIO ADINOLFI PRENDE PER I CAPELLI FILIPPO ROMA
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