AMATO, TROPPO AMATO - IL DOTTOR SOTTILE DEVE SENTIRE PUZZA DI BRUCIATO: IL SUO È L’UNICO NOME CHE NESSUNO DICE MA TUTTI SCRIVONO. ANDREBBE BENE A RENZI, BERLUSCONI, BERSANI, OBAMA. MANCANO SOLO GLI ITALIANI E POI SIAMO A POSTO

1. QUIRINALE: RENZI, L’IPOTESI AMATO E LA TENTAZIONE DEL RIMPASTO

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera

CRAXI E GIULIANO AMATO 4CRAXI E GIULIANO AMATO 4

 

Nella lista di Berlusconi c’è (anche) il nome di Amato. Nella lista di Alfano - che è la stessa di Berlusconi - c’è (anche) il nome di Amato. Nella lista di Bersani c’è (anche) il nome di Amato. Napolitano spinge per Amato. D’Alema dice Amato. Ma Amato sta nella lista di Renzi? È questo il punto, perché in passato, con un candidato così sponsorizzato, la corsa al Colle sarebbe finita al primo giro. Invece il premier - che prima del varo dell’Italicum al Senato non scioglierà la riserva - sta trasformando la corsa al Colle in un thriller.

 

giuliano amato anna finocchiaro giuliano amato anna finocchiaro

Renzi vive il nome di Amato come un assedio ed è evidente il tentativo di trovare una via di fuga. Da settimane gli interlocutori provano a interpretarne i segnali, azzardando pronostici sul quirinabile di suo gradimento. «Il fatto è - ha raccontato Bersani dopo averlo visto - che Matteo si comporta come un pokerista. Sta lì, inizia a sciorinare una lunga lista di nomi, e intanto ti scruta per vedere quali sono le tue reazioni».

 

GIULIANO AMATO CON TOM E JERRYGIULIANO AMATO CON TOM E JERRY

L’unica volta in cui tracciò un identikit appena articolato sul candidato ideale, Napolitano era ancora al Quirinale. «Serve una figura saggia e preparata», disse Renzi: «Perché nei prossimi anni potrebbe essere chiamato ad affrontare situazioni difficili». Sembrava una preferenza per una personalità politica. Ma non è facile decrittare un oracolo, tantomeno il leader del Pd, capace - come solo lui sa fare - di muoversi su molti fronti contemporaneamente. E infatti, mentre è atteso alla partita della vita, Renzi medita sul restyling da fare al suo governo.

 

GIULIANO AMATO GIULIANO AMATO

In più di un’occasione si è lamentato dell’operato «a dir poco insoddisfacente» di alcuni sottosegretari che vorrebbe cambiare. Intanto ha chiuso un negoziato con il governatore della Calabria, al quale farà arrivare come «forte sostegno» per la giunta il ministro Lanzetta, che lascerebbe quindi l’esecutivo. Vorrebbe poi mettere le mani sull’Istruzione - da affidare a un ministro del Pd - prima di presentare la riforma della scuola, e intanto non fa passare riunione di governo senza leggere alla Giannini i sondaggi che danno Scelta civica allo zero virgola. C’è il sindaco di Milano, Pisapia, che gli ha rappresentato la «personale disponibilità» al ruolo di Guardasigilli, anche se Orlando non intende candidarsi in Campania. Si tiene pronto nel caso il rapporto con Poletti - che si è logorato - dovesse liberargli il dicastero del Lavoro...

MARIO MONTI GIULIANO AMATOMARIO MONTI GIULIANO AMATO

 

Più che un restyling sarebbe un rimpasto, un vero e proprio Renzi bis, una mossa inopportuna in questa fase, dato che in primavera si tengono le Regionali. A meno che il premier non intenda incrociare la partita del Quirinale con quella del governo. Perché se riuscisse a piazzare Padoan sul Colle, sfrutterebbe l’occasione - la sedia vuota dell’Economia - per avviare il giro di valzer. E Padoan - nonostante le polemiche sulla norma «salva Berlusconi» nel decreto fiscale - ci crede e ci spera nella promozione. Lo hanno intuito a via XX settembre, visto come il ministro ha ridotto all’osso le trasferte: «Fatemi restare a Roma in questi giorni...», sorride. E gli altri gli sorridono.

GIULIANO AMATO E SUSANNA CAMUSSO GIULIANO AMATO E SUSANNA CAMUSSO

 

Sorridono un po’ meno nel Pd, dove - per il Quirinale - non solo la minoranza ha messo una croce sul suo nome, come su quelli di Bassanini e dell’ex presidente della Consulta De Siervo, ormai ribattezzato «il capo dello Stato del giglio magico». A differenza di due anni fa, però, l’opposizione interna non compirebbe il gesto sacrificale nel segreto dell’urna. Quando Bersani spiega che «non sarò certo un franco tiratore», è perché ai suoi ha detto: «Se Renzi ci presentasse un candidato di secondo rango, dovremmo dire pubblicamente che non l’accettiamo». Ormai il leader del Pd e il suo predecessore sono sull’orlo di un divorzio, perciò non è alle viste un nuovo incontro: una separazione nel voto per il Colle equivarrebbe a una scissione.

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE ROMANO PRODI GIULIANO AMATO FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE ROMANO PRODI GIULIANO AMATO

 

«Amato» dice Bersani. Per evitare la rottura ci sarebbe anche Mattarella. E la Finocchiaro. Ma è Renzi che manca all’appello, e nel Palazzo basta niente per scatenare la psicosi collettiva. Ieri un accenno su Visco, durante una riunione, ha innescato una reazione a catena. E poco importa se il governatore di Bankitalia si è schermito, il punto è che il suo nome è stato pronunciato da Renzi all’incontro con Berlusconi.

 

Andrea Peruzy Giuliano Amato Massimo D AlemaAndrea Peruzy Giuliano Amato Massimo D Alema

Rientrato a palazzo Grazioli, il Cavaliere si è sfogato con i suoi: «Ci manca solo il ministro delle tasse». «Ma no dottore, non è Vincenzo. È Ignazio Visco. L’ha nominato lei a Bankitalia». «Ah sì e non mi ha nemmeno chiamato per dirmi grazie». E tutti a fissarlo: il «dottore» sta dicendo il vero o sta bluffando? Perché di pokeristi al tavolo d’azzardo per il Colle non c’è seduto solo Renzi...

 

 

2. GLI USA VOGLIONO AMATO. LA MERKEL SPINGE CASINI

Andrea Cuomo per “il Giornale

 

GIULIANO AMATO GIANNI ALEMANNO GIULIANO AMATO GIANNI ALEMANNO

Per vincere a Risiko conta conquistare anche la Jacuzia e l'Ontario. Per vincere quel particolare Risiko che è la corsa al Quirinale, invece, meglio puntare su Bruxelles, Berlino o Washington.

 

bersani renzi bersani renzi

Il conto alla rovescia è giunto al meno cinque. Le manovre per traghettare il proprio candidato alla presidenza della Repubblica sono in pieno svolgimento, tra mister X, nomi talmente caldi che rischiano di bruciarsi, finti tonti e quelli che si chiamano fuori. Ieri, per dire, si sono sfilati Antonio Martino («Se fossi eletto mi dimetterei subito») e Massimo D'Alema («Non sono in corsa»). E giocare la loro partita ci sono anche le segreterie straniere, che senza dar troppo a vedere stanno sponsorizzando i loro candidati ideali. È la globalizzazione, bellezza.

bersani-berlusconi-carrabersani-berlusconi-carra

 

Prendete Giuliano Amato , tra i più quotati nel totonomi della Quirinaleide. Di lui si dice che sarebbe la figura perfetta per mettere d'accordo i leader del Nazareno, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Di certo il dottor Sottile ha un suo fan club alla Casa Bianca. Di recente in un'intervista l'ambasciatore Usa a Roma, John Phillips, ha tracciato un identikit del presidente più gradito a Washington: esperto, autonomo, autorevole, non legato ai partiti, non troppo giovane, capace di tener testa al premier.

matteo renzi con obamamatteo renzi con obama

 

Tra tutti, Amato è probabilmente quello che possiede il maggior numero di questi skills . Non solo: Amato, che alla Columbia University di New York insegna e ha conseguito un master in Diritto Comparato; che presiede il Centro studi americani di Roma; che l'America la studia e l'ammira; che di Barack Obama è un fan della prima ora, ha un altro forte legame con gli States : è la presidenza onoraria di Aspen Institute, la costola italiana dell'associazione privata nata in America negli anni Cinquanta e finanziata dalle multinazionali che ha lo scopo di «incoraggiare» le leadership illuminate. Una lobby superpotente anche se rivestita di boiserie .

VLADIMIR PUTIN E ROMANO PRODIVLADIMIR PUTIN E ROMANO PRODI

 

Di certo a Washington non vogliono che al Quirinale salga un altro dei sempreverdi: quel Romano Prodi su cui pesa un passato un po' troppo «de sinistra» ma soprattutto un presente terzomondista. Il Professore negli ultimi anni ha presieduto il gruppo di lavoro Onu sulle missioni di peacekeeping in Africa, è stato inviato speciale del segretario generale dell'Onu per il Sahel e fondatore della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli. Ma soprattutto la pregiudiziale è legata alla forte amicizia che lega Prodi a Vladimir Putin. I due si incontrano spesso, il leader russo tiene molto al parere dell'ex premier italiano sulle questioni internazionali. Si profila un derby da Guerra Fredda per il Quirinale?

 

DRAGHI MERKELDRAGHI MERKEL

E poi c'è l'Europa. Quella delle istituzioni finanziarie ha i suoi cocchi. Il top sarebbe Mario Draghi , che ha l' endorsement del commissario Jean-Claude Juncker, secondo cui il presidente della Bce sarebbe l'unico in grado di rintuzzare Matteo Renzi qualora questi tornasse a criticare il rigore degli euroburocrati. Ma Draghi si è detto indisponibile, lo stesso Renzi ritiene che difenda meglio gli interessi dell'Italia a Bruxelles. In attesa di capire se di tattica o di vera abdicazione preventiva si tratta, l'Ue studia il piano B e punta tutte le fiches su Ignazio Visco , governatore di Bankitalia, considerato decisamente euro-affidabile.

 

E potrebbe forse mancare un'ideuzza da parte di Angela Merkel per un presidente italiano che non crei alcun problema a Berlino? La Cancelliera il suo nome ce l'ha: Pier Ferdinando Casini . Un uomo che risponde ai seguenti requisiti: non di sinistra, centrista, eurocompatibile, tutt'altro che avventurista. C'è chi dice ja .

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