“LE ISTITUZIONI ITALIANE DOVREBBERO FARSI UN ESAME DI COSCIENZA” – ANDREA STROPPA, L’UOMO DI ELON MUSK IN ITALIA, MENA FENDENTI AL CENTRODESTRA DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP A MELONI (“MI HA FATTO PENA, MI HA IMPLORATO DI FARE UNA FOTO CON LEI”): “SULLE SPESE NATO DOVEVAMO ACQUISTARE ARMAMENTI COME CONCORDATO TRA ALLEATI. INVECE ABBIAMO INIZIATO A FARE I SOLITI ITALIANI, CHE NEGLI INVESTIMENTI IN ARMI CI METTONO DENTRO DI TUTTO. INVESTIMENTI: BISOGNAVA SFRUTTARE LA RELAZIONE CON TRUMP PER LE NOSTRE AZIENDE FACENDO ACCORDI STRATEGICI. VOLETE CHE VI SOSTENIAMO SU ALCUNI DOSSIER? IN CAMBIO VOGLIAMO INVESTIMENTI, POSTI DI LAVORO. MA CHI POTEVA OCCUPARSI DI QUESTO DOSSIER? URSO, CHE PARLA A MALAPENA L’ITALIANO E CHE È CONSIDERATO DAL 99% DEGLI INDUSTRIALI ITALIANI UNA SCIAGURA? - SICUREZZA: GLI AMERICANI DI DESTRA HANNO VISTO IN MELONI UNA LEADER FORTE MA POI I NUMERI HANNO DIMOSTRATO CHE SU IMMIGRAZIONE ILLEGALE E CRIMINALITÀ SIAMO MESSI MOLTO MALE. E NON BASTANO I POST DI PIANTEDOSI CHE CI AVVISA DI AVER ESPULSO DIECI PERSONE O ARRESTATO TRE PUSHER: SONO CAGATE...”
Dall’account X di Andrea Stroppa
Ricordo bene come è nato il rapporto tra il Presidente Meloni e il Presidente Trump, e anche grazie a chi. Premesso che nessuno può insultare l’Italia e chi la rappresenta pro tempore, anche le istituzioni italiane dovrebbero farsi un esame di coscienza.
Spese NATO: dovevamo acquistare armamenti come concordato tra alleati. Invece abbiamo iniziato a fare i soliti italiani, che negli investimenti in armi ci mettono dentro di tutto, dal ponte sullo Stretto all’acquisto di auto elettriche, mandando in giro Crosetto a fare la figura dell’idiota o, peggio ancora, boicottando gli investimenti in difesa per alimentare screzi interni alla coalizione.
Cerimonia di insediamento Donald Trump Giorgia Meloni
Hormuz: gli americani non capiscono le singole istituzioni, e non sono neanche tenuti a capire, come funziona il Parlamento che autorizza l’utilizzo delle basi, o il Quirinale che velina su tutto e condiziona le scelte. In quei casi si parla chiaro e si alza il telefono. Il problema è che, dopo Giorgia Meloni, nel governo c’è il vuoto. Chi chiama, se non lei? Chi ha lo standing per parlare a nome di Palazzo Chigi? Nessuno, ecco.
Investimenti: all’inizio di questa relazione Trump-Meloni avevo detto, privatamente e pubblicamente, che bisognava sfruttarla per le nostre aziende — grandi, medie e piccole — facendo accordi strategici. Volete che compriamo da voi o che vi sosteniamo su alcuni dossier? Bene, in cambio vogliamo investimenti, posti di lavoro, opportunità economiche. Ma chi poteva occuparsi di questo dossier? Urso, che parla a malapena l’italiano e che è considerato dal 99% degli industriali italiani una sciagura pari ad una maremoto?
Sicurezza: gli americani di destra hanno visto in Meloni, attraverso molti dei suoi discorsi, una leader forte e risoluta. All’inizio ha funzionato, ma poi i numeri e la realtà hanno dimostrato che su immigrazione illegale e criminalità siamo messi male, molto male. E non bastano i post di Piantedosi che ci avvisa di aver espulso dieci persone o arrestato tre pusher: sono cagate.
Questo, e molto altro, è il motivo per cui al governo dovrebbero riflettere. Poco importa, ora come ora, quello che è accaduto. I rapporti Italia Stati Uniti si riprenderanno. Il problema è cosa vuole fare Giorgia Meloni per il paese che le ha dato i voti per governare.
Le strade rimaste sono poche e abbastanza obbligate: lasciare il prossimo giro a un altro schieramento politico, oppure usare quest’anno per iniziare a cambiare la squadra. O prepararsi al 2027 tenendo presente che una parte dell’elettorato adesso vuole la linea dura, e che il voto finirà a Vannacci.



