ARGENTINA: BERGOGLIO TRA GOLPE E REALPOLITIK

Maurizio Chierici per il "Fatto quotidiano"

L'America Latina è il continente dove la religione è vissuta in pubblico: chiese, radio, tv. Accompagna e determina la politica in uno spazio aperto alla folla dei cristiani più grande del mondo. Chiesa cattolica che sta con la gente, ma quale tipo di gente?

Le analisi divergono anche se la scelta in apparenza sembra semplice. Se i governi sono l'espressione dei popoli, la stessa folla si affida alla Chiesa, ma se i governi soffocano la gente dovrebbero soffocare anche la Chiesa il cui annuncio accompagna l'impegno alla solidarietà. Tocca ai governi decidere quale ruolo scegliere e alla Chiesa quale solidarietà esercitare. La pratica si sforza di non isolare le buone relazioni fra Roma e il Vaticano. Scelta non semplice nel continente spagnolo sospeso tra il passato della Teologia della Liberazione non gradita alla Roma di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e la realpolitik di tanti governi.

Cronaca degli ultimi anni nell'Argentina in transito dai militari alla democrazia dei Kirchner. Nella Buenos Aires 1976, giorno prima del golpe, la conferenza episcopale incontra il generale Videla e l'ammiraglio Massera, affiliato alla loggia di Licio Gelli. Si formalizza l'accordo per una "serena convivenza". Garantisce monsignor Tortolo, vescovo militare. Gran parte dei vescovi e il nunzio apostolico Pio Laghi assistono all'insediamento di dittatore accanto all'ammiraglio Massera.

Laghi è il solo diplomatico presente. Manca il vescovo Angelelli ucciso poco dopo. Non c'è il vescovo Carlos Ponce assassinato in un finto incidente stradale. Ma il primo a morire è don Carlos Mungica fondatore del movimento sacerdoti terzomondisti. Poi tocca a padre José Tedeschi e all'intera comunità dei pallottiniani: 3 preti, 2 seminaristi. Mentre altri preti si nascondono o finiscono nelle prigioni segrete, l'omelia del nunzio Pio Laghi rasserena gli animi. "L'Argentina ha un'ideologia tradizionale e quando qualcuno impone idee estranee, la nazione reagisce. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria". Laghi è un tennista disinvolto.

Due volte la settimana sfida l'ammiraglio Massera. Quando torna a Roma diventa cardinale. Paolo VI, stanco e malato, viene tenuto all'oscuro e solo un anno dopo si rivolge alla commissione episcopale con una lettera insolitamente arcigna: perché tacete? La commissione risponde condannando i delitti senza parlare del governo. Il Vaticano non viene informato dei ragazzi che spariscono: migliaia. E se qualcuno sa, tace per non turbare il pontefice.

Tina Boitano, e altre madri di Piazza di Maggio decidono di arrivare a Roma per informare il nuovo papa Giovanni Paolo II dei figli che militari in borghese hanno portato via mentre uscivano dalla messa o dall'università. Del nunzio e dei vescovi ormai non si fidano. Risposte vuote. Per sopravvivere in Italia fanno le perpetue.

Qualcuno le infila in un'udienza e la Boitano allunga un foglio al Wojtyla che la sfiora. E nell'Angelus della domenica Giovanni Paolo II pronuncia per la prima volta la parola "desaparecidos" e chiede spiegazioni al cardinale Aramburu. Chiesa divisa: la paura e l'obbedienza dovuta al primate argentino non sdegnoso verso i militari, frena chi si ribella alla violenza.

Non tutti hanno il coraggio della protesta. E quando i golpisti perdono il potere, la reticenza della Chiesa continua. Parlo col vescovo Laguna, portavoce della commissione episcopale, mentre il default inginocchia l'Argentina. Prima del colloquio fa sapere: "Appartengono all'Opus Dei". 2001: due vescovi chiedono perdono. Il vecchio Karlik e Novak ormai sul letto di morte. Hanno aiutato nell'ombra le vittime impaurite ma riconoscono di aver taciuto quando "dovevamo parlare".

Monsignor Laguna non è d'accordo sulla forma della confessione. " Potevano invocare perdono per la loro diocesi, non nel nome della Chiesa. La Chiesa è stata chiara con la dovuta cautela. Bisogna riconoscere che certe complicità hanno aiutato il silenzio: piccoli preti ma anche membri della gerarchia frequentavano i comandanti con amicizia".

Rifiuta l'ambiguità di Pio Laghi: "So quanto si è prodigato per salvare chi poteva salvare...". E l'opacità continua fino ai nostri giorni. Christian von Wermich, sacerdote che "consolava" nella confessione gli studenti destinati a sparire nei sotterranei della tortura, Scuola Meccanica della Marina (oggi museo Nunca Mas), sta scontando l'ergastolo per aver ingannato con trappole sacrileghe 34 ragazzi. Sette non sono mai tornati. Usava la confessione per sapere i nomi degli amici nascosti. Subito li faceva arrestare.

Accompagnava le "sue" vittime a morire invitando alla serenità: "Volontà del Signore". Un anno fa scrive una lettera ai giornali: lamenta la costrizione di non celebrare messa davanti ai carcerati. "La Chiesa conferma la mia piena dignità sacerdotale, perché il Direttore dell'Istituto mi impedisce di esercitarla?". Ancora un anno fa sopravviveva la curiosità senza risposta: come mai non è stato sospeso a divinis come è successo a ogni teologo della liberazione?

 

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