ASSAD È VIVO E SI RIPRENDE LA STALINGRADO DEI RIBELLI GRAZIE AI LIBANESI DI HEZBOLLAH

1 - SIRIA:ZAWAHRI A RIBELLI JIHADISTI,UNITEVI CONTRO ASSAD E USA
(ANSA-AFP) - Il capo di Al Qaida Ayman al Zawahri ha lanciato un appello ai gruppi jihadisti che combattono il regime di Bashar al Assad in Siria a unirsi per impedire l'insediamento a Damasco di un governo pro-americano. "Unitevi e impegnatevi a non deporre le armi e a non lasciare le vostre trincee fino all'insediamento in Oriente di uno Stato islamico che apra alla restaurazione del califfato", ha detto il numero uno di Al Qaida in un messaggio audio diffuso oggi su internet.

Nel messaggio diffuso sui siti islamisti, il successore di Osama bin Laden avverte i jihadisti che "gli Stati Uniti, i loro accoliti e i loro alleati vogliono che sacrifichiate il vostro sangue per provocare la caduta del regime criminale alawita, e poi istaurare un governo che per loro conto preserverà la sicurezza di Israele".

"La jihad in Oriente opera per la costituzione di un califfato islamico combattente che continuerà a sacrificarsi finché la bandiera della jihad e dell'islam non verrà issata a Gerusalemme", aggiunge Zawahri nel messaggio intitolato "65 anni dopo la creazione dello Stato di Israele". "La vostra lodevole jihad restituisce la speranza di recuperare la Palestina, 65 anni dopo che ci è stata sottratta", conclude il messaggio.

2 - SIRIA: LIBANO, PROFUGHI PALESTINESI BRUCIANO AIUTI HEZBOLLAH
(ANSA) - Circa 1.500 pacchi di aiuti alimentari forniti da Hezbollah sono stati dati alle fiamme in Libano da rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria per protestare contro l'intervento delle milizie del movimento sciita libanese nella battaglia di Qusayr al fianco delle truppe lealiste. Lo scrive oggi il quotidiano Daily Star, sottolineando che si tratta del secondo episodio di questo genere nell'ultima settimana.

Sono almeno 54.000 i palestinesi già profughi in Siria che hanno dovuto fuggire in Libano a causa del conflitto. Altri 6.000 si sono rifugiati in Giordania e altrettanti in Egitto. Omar Halabi, un attivista locale, ha detto che ieri gli aiuti umanitari sono stati dati alle fiamme da palestinesi e residenti locali a Saadnayel, nella Valle della Bekaa, quando i destinatari dei pacchi hanno visto che su di essi vi era la scritta: "La resistenza islamica del Libano ai suoi fratelli, i palestinesi sfollati dalla Siria".

Gli aiuti erano stati distribuiti attraverso un ufficio locale del Fronte democratico per la liberazione della Palestina (Fdlp), vicino al regime di Damasco. La settimana scorsa altri pacchi di aiuti umanitari messi a disposizione da Hezbollah erano stati bruciati nel campo profughi palestinesi di Ain al Hilweh, nel sud del Libano.

3 - SIRIA: RADIO ISRAELE, VALICO QUNEITRA OCCUPATO DA RIBELLI
(ANSA) - Forze ribelli hanno occupato stamane il valico di Quneitra, fra le alture del Golan presidiate da Israele ed il territorio siriano. Lo ha riferito la radio militare israeliana. Nel Golan, aggiungono i mezzi di comunicazione locali, l'esercito israeliano ha rafforzato le misure di sicurezza.

La radio militare israeliana ha aggiunto che nella vicina città di Quneitra, in territorio siriano, infuriano combattimenti fra l'esercito di Bashar al Assad e forze ribelli. Secondo fonti stampa, al valico di Quneitra un colpo di mortaio sarebbe esploso all'interno della base dei Caschi blu dell'Undof.

Gli echi della battaglia sono uditi in maniera distinta nelle alture del Golan presidiate da Israele. Le aree agricole israeliane vicine alla linea di demarcazione con la Siria sono state proclamate 'zona militare chiusa', nel timore che possano cadervi colpi di mortaio fuori bersaglio.

4 - SIRIA, CADE LA STALINGRADO DEI RIBELLI - HEZBOLLAH E ASSAD CANTANO VITTORIA
Francesca Paci per "La Stampa"

Immortalati sotto la torre dell'orologio semidistrutta nella piazza di Qusayr, i militari di Damasco sembrano stralunati, avviliti, tre fantasmi fuori dal tempo più che una pattuglia vittoriosa.

La Stalingrado siriana è caduta, dopo due settimane di combattimenti le forze dell'opposizione battono in ritirata, morti e feriti non si contano, grazie all'apporto determinante dei miliziani sciiti libanesi di Hezbollah i lealisti presidiano ormai le arterie principali di questa cittadina agricola fino a due anni fa abituata a coltivare albicocche e mele lungo l'Oronte, Nahr al Assi, il fiume «ribelle» che scorre da sud a nord.

«Chi controlla Qusayr controlla il centro del Paese, ossia la Siria» commenta il generale Yahya Suleiman alla tv di Beirut al Mayadeen. Il tono è trionfale, troppo. Il regime deve presentarsi in posizione di forza alla conferenza di pace Ginevra 2 che, prevista per fine giugno, è stata invece rinviata di un mese dalla task force diplomatica capitanata da Mosca e Washington.

Ma nonostante il massacro siriano sia tutto fuorché agli sgoccioli, Qusayr è una pietra miliare, ground zero. Ai ribelli, che l'avevano conquistata un anno fa, garantiva il rifornimento di armi provenienti dal confine libanese. Ma per il presidente Assad era ancora di più, il collegamento tra la capitale e la costa dove è concentrata la minoranza cui appartiene la sua famiglia, una potenziale via di fuga e soprattutto la chiave di quell'ipotetica enclave alawita dentro cui arroccarsi in una Siria divisa.

L'equilibrio delle forze sul terreno non è cambiato radicalmente, né Damasco né i suoi avversari possono vincere la battaglia finale, il numero di vittime è destinato a superare di parecchio quota 90 mila. Ma Qusayr ferma le lancette della guerra, almeno di quella conosciuta finora.

Per la prima volta il conflitto siriano è apparso com'è realmente, assai più esteso dei suoi confini geografici, con Hezbollah ormai ufficialmente in trincea spalleggiato dall'aviazione di Damasco e supportato da milizie sciite irachene e probabilmente anche iraniane, con gli oppositori del Libero esercito siriano affiancati dai qaedisti di al Nusra ma anche da sunniti provenienti da altri paesi arabi e in alcuni casi addestrati dai palestinesi di Hamas alla guerriglia insegnata loro proprio da Hezbollah, con il telepredicatore qatariota Qaradawi a invocare la jihad della umma musulmana contro Assad, con Israele pronto a premere il grilletto dalle alture del Golan e le Nazioni Unite a bordo campo a chiedere invano a Damasco l'evacuazione dei feriti sotto assedio.

A sbloccare la situazione pare sia stato il leader libanese druso Walid Jumblatt che avrebbe persuaso il regime siriano a lasciare uscire i civili bisognosi di cure da Qusayr a patto del ritiro dei ribelli verso la zona di Daba'a.

La violenza, le immagini delle vendette reciproche, i toni sempre più settari sono da Armageddon. Un video del Qusayr Media Center diffuso dal blogger Brown Moses, noto per la documentazione dettagliata degli armamenti in campo, mostra la ritirata a loro dire «tattica» dei ribelli. C'è un uomo anziano che dice: «Dobbiamo aiutare i feriti, ne abbiamo oltre 1200, Né gli europei né gli arabi rispondono alla nostra richiesta di aiuto». Un altro chiede: «Dove sono i musulmani? Ogni volta che andiamo all'assalto (dei lealisti) in 50 torniamo indietro in 25. Ci hanno abbandonato tutti». Un terzo chiosa: «Gli arabi ci hanno lascito soli a morire lentamente, abbiamo bisogno di uomini, non di denaro».

L'imperatore in Siria è nudo da tempo. Hezbollah, che in queste due settimane ha subito perdite pesanti non nasconde più il proprio impegno, e attraverso il leader politico Naim Qassem rivendica lo scacco matto ai nemici: «Qusayr rappresenta la lotta contro gli interessi israelo-americani, il progetto di destabilizzazione della Siria è destinato a fallire».

Difficile dire quale sia questo progetto. «L'America e il no-plan zone sulla Siria» titola la rivista« Foreign Policy» ironizzando sulla tanto evocata (ma solo a parole) no-fly zone stile Libia. Su internet circolano le foto di un gruppo di attivisti di Aleppo che creano una specie di diga sul fiume per bloccare i cadaveri trascinati dalla corrente, un incubo già visto, la spoon river della Drina, Bosnia, solo pochi anni fa.


5 - CHI HA QUELLA CITTÀ CONTROLLA LA SIRIA - MA NON È FINITA
Maurizio Molinari per "La Stampa"

«Le forze del regime hanno espugnato Qusayr grazie ad una nuova tattica, per loro si tratta di una vittoria importante ma non decisiva sull'esito della guerra»: così riassume gli aspetti militari della battaglia appena conclusa Jeffrey White, ex analista d'intelligence al Pentagono ora impegnato a monitorare la crisi siriana per il Washington Institute.

Quale è le nuova tattica che il regime ha applicato a Qusayr?
«Ha impiegato le truppe regolari e irregolari, come le milizie, per stringere d'assedio la città impedendo ai ribelli di ricevere rifornimenti, adoperando poi il tassello più importante, gli alleati Hezbollah, come fanteria d'assalto che ha sostenuto le maggiori perdite.

E inoltre la battaglia di terra è stata sostenuta da artiglieria, raid aerei e lanci di missili terra-terra. Basti pensare che in una sola giornata Qusayr è stata bersagliata da 16 raid aerei e tre missili. Questa combinazione di forze è la nuova formula militare applicata da Assad».

Quanti soldati ha impiegato Assad per espugnare Qusayr?
«Almeno 5-6000 uomini, affiancati da circa 2000 Hezbollah libanesi. Adesso tali contingenti vengono spostati verso i nuovi obiettivi, a cominciare da Homs e Aleppo».

Perché si tratta di una vittoria tattica importante?
«Per la posizione di Qusayr. Domina la strada che, passando per Homs, raggiunge la costa, roccaforte degli alawiti. Chi controlla Qusayr e Homs controlla la Siria centrale, la strada per Damasco e l'intera nazione.

Per questo ora il regime vuole sconfiggere i ribelli a Homs, completando la riconquista di questo spazio strategico. E ancora: Qusayr è la porta di accesso alla Valle della Bekaa libanese, base degli Hezbollah, e dunque controlla il flusso di armi fra il regime e i suoi alleati più importanti».

Allora perché afferma che non è una svolta decisiva?
«Perché i ribelli nel frattempo hanno registrato successi in altre aree, come la provincia orientale di Hama, Deraa e Aleppo. Inoltre il conflitto siriano finora ci ha insegnato che tali successi militari in singole battaglie tendono ad essere incompleti perché vengono erosi nel tempo. Tanto i ribelli che il regime si sono trovati a dover tornare a battersi in aree che controllavano a Homs, alla periferia di Damasco, Aleppo e nella provincia di Deraa. Resta da vedere se Qusayr si rivelerà differente».

 

SOLDATI DI HEZBOLLAH PATTUGLIANO BEIRUT QUSAYR SOLDATI DI ASSAD ENTRANO A QUSAYR IN SIRIA SOLDATI DI ASSAD ENTRANO A QUSAYR IN SIRIA RIBELLI ANTI ASSAD ASMA E ASSAD RIBELLI ANTI ASSAD ASSADHEZBOLLAHBOMBE SU HOMS IN SIRIA ABU SAKKAR COMANDANTE RIBELLE DI HOMS MANGIA IL CUORE DI UN SOLDATO SIRIANO BOMBARDAMENTI SU HOMS IN SIRIA jpegSTRAGE ALEPPO MASSACRO ALEPPO MASSACRO ALEPPO DA LASTAMPA IT

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