giuseppe conte mario draghi

AVVISATE I 5 STELLE CHE DRAGHI HA SMONTATO IL DECRETO DIGNITA’, BANDIERINA DI DI MAIO&CO: IL LAVORO TORNA “FLESSIBILE”. IL GOVERNO PENSA DI INTRODURRE UNA DECONTRIBUZIONE AD HOC PER I CONTRATTI A TERMINE. UN MERCATO DEL LAVORO RIGIDO IN TEMPI DI CRISI INCENTIVA L'ECONOMIA SOMMERSA. IERI LA CGIA DI MESTRE HA RICORDATO CHE IN ITALIA IL LAVORO NERO È IN FORTE ESPANSIONE…

Antonio Signorini per Il Giornale

 

Mario Draghi

Nella classifica delle leggi bandiera del Movimento 5 stelle è al numero due; subito sotto il Reddito di cittadinanza. A testimonianza dell'importanza della norma, il nome scelto per il decreto che la conteneva: «Decreto dignità». Primo provvedimento economico del primo governo Conte.

 

Minato già dal decreto Sostegni, adesso il governo guidato da Mario Draghi sembra intenzionato a cancellarlo, capovolgendone la logica. Se il decreto del governo giallo verde puntava a rendere il lavoro a tempo non solo meno conveniente per il datore di quello a tempo indeterminato, ma praticamente impossibile per la quantità di vincoli, ora, a quanto pare, verrà incentivato e favorito.

 

giuseppe conte intervento su zoom assemblea m5s

La novità, riportata ieri dal Sole24ore, è che il governo pensa di introdurre una decontribuzione ad hoc per i contratti a termine. Per incoraggiare i datori di lavoro a stipularne il più possibile. Anche perché, in questi mesi, se ne sono persi 400mila a scapito delle categorie maggiormente esposte alla crisi. I giovani, per i quali i contratti a termine rappresentano un canale di ingresso nel mondo del lavoro importante e i lavoratori stagionali.

 

Come quelli di settori che hanno sofferto la pandemia e le relative chiusure più di altri, in particolare il turismo. Una buona notizia per i datori di lavoro che hanno voglia di ripartire. Per chi sta preparando la stagione estiva, sperando in un riscatto. Ma anche una novità che rappresenta un ribaltone politico. I contratti a termine sono nel mirino della politica già da tempo. Il governo Monti, in barba alle premesse liberali, varò una legge - la prima legge Fornero - che disincentivò i contratti a termine con un aggravio contributivo dell'1,4 per cento. Il contratto a tempo indeterminato veniva definito come «dominante» e si introdussero limiti alla durata dei contratti a termine e ai rinnovi. Paletti che furono poi in parte superati con il Jobs Act.

draghi

 

Il governo Conte I, riprese lo spirito della riforma Monti, limitando il più possibile il ricorso a contratti a termine, introducendo le famose «causali» in caso di proroga. Il decreto Sostegni ha già sollevato - temporaneamente - i datori da questi vincoli, concedendogli la possibilità di rinnovare i contratti senza specificare le causali. Adesso si vorrebbe annullare lo 0,5% di aggravio contributivo che il governo Conte aveva introdotto appunto con il decreto Dignità.

 

Un mercato del lavoro rigido in tempi di crisi incentiva l'economia sommersa. Proprio ieri la Cgia di Mestre ha ricordato che in Italia il lavoro nero è in forte espansione. La crisi pandemica ha provocato una perdita di circa 450mila posti di lavoro. In particolare «con lo sblocco dei licenziamenti previsto dapprima a fine giugno, per coloro che lavorano nelle Pmi e nelle grandi imprese, e successivamente in autunno, per quelli che sono occupati nelle micro e piccolissime aziende, c'è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante».

 

giuseppe conte e luigi di maio

Il Movimento autonomi e partite Iva se l'è invece presa direttamente con i vincoli ai contratti a termine: «Una norma molto insidiosa, che richiede presupposti al limite dell'impossibile e di difficile comprensione». Questa legge in sostanza, spiega il Movimento, «è percepita dal tessuto imprenditoriale come una trappola. Si consideri che se la causale non convince il giudice, l'impresa subisce un contraccolpo economico che mediamente va dai 50mila ai 100mila euro». Fino a ieri tesi del solo centrodestra, ora del governo intero, compreso il ministero del Lavoro, guidato dal Pd Andrea Orlando.

 

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