MAESTRI JETTATORI – EZIOLO MAURO PUBBLICA UN SAGGIO A QUATTRO MANI CON BAUMAN E FERRARA SE LO PAPPA – “NON CAPISCO I TONI APOCALITTICI SU QUESTA MAGNIFICA SORTE E PROGRESSIVA DI APPARTENERE AL XXI SECOLO” – “DIFFICILE RIMPIANGERE IL DISSOLVIMENTO DEGLI STATI NAZIONALI”

Giuliano Ferrara per “il Foglio

 

BAUMAN MAUROBAUMAN MAURO

Che tutto vada per il meglio nel migliore dei mondi possibili è troppo candido, Candide, per potersi dire. Si fa cattiva figura con M. Voltaire. Ezio Mauro dirige un grande giornalone di sinistra da tutti conosciuto, va per i vent’anni di attività e ha doppiato il ciclo di Eugenio Scalfari che lo aveva fondato, è un ragionatore e si potrebbe anche dire un ideologo travestito da cronista principe; Zygmunt Bauman è un professorone di sociologia, un ebreo polacco già comunista, che alla bella età di quasi novant’anni, divenuto cittadino britannico dopo esser fuggito dal socialismo reale, è molto considerato dall’informazione culturale corrente, compresa la cotta della pubblicistica cattolica progressista, per la sua analisi della postmodernità come “società liquida”, qualunque cosa questo voglia significare.

 

Sono due persone intelligenti, hanno scritto un libro a quattro mani, un dialogo in cui molte ne dicono di pregnanti e intense, molte cose che sottoscriverebbe anche il più incallito apologeta della globalizzazione e delle forme tracimanti della nuova politica dopo la fine della sovranità e la salita al cielo del capitalismo dei mercati aperti e multipotenti (come chi scrive).

 

 Siamo schegge solitarie e disorganiche, individui resi un po’ più scemi del lecito dalle loro connessioni circolari, dalle poche letture pesanti e libresche, dalla fine dei grandi sistemi ideologici e delle solide idealità d’antan, dall’accavallarsi del tempo reale sempre più irreale, degli interessi finanziari a tasso impazzito, dalla consunzione del significato del lavoro di qualità e dalla sua precaria dimensione, dalla comunicazione che opacizza l’informazione e la divora eccetera.

 

BAUMAN MAUROBAUMAN MAURO

Vogliamo negarlo? Impossibile, non vogliamo negarlo. E il libro laterziano intitolato Babel, che i due autori hanno firmato per le librerie, aderisce con realismo al nostro inbabelimento. Senonché. Partono con una citazione di Borges, un bel citare. “So di un paese vertiginoso dove la lotteria è parte principale della realtà”. Un luogo in cui “il numero dei sorteggi è infinito”, “nessuna decisione è finale” e “tutte si ramificano in altre” (tra virgolette espressioni di J. L. Borges in La lotteria di Babilonia).

 

Block that metaphor è una vecchia e fortunata rubrica del New Yorker. (Blocca quella metafora – prima che cominci a girare all’impazzata). Se Babele di Mauro e Bauman è il capitalismo dei mercati mondiali aperti e deregolati in certa misura, si deve sapere che il paese vertiginoso della lotteria onnipresente dove ci sono infiniti sorteggi, nessuna decisione finale, e ramificazioni intrecciate, Borges o non Borges, è palesemente Napoli dai Borboni ai Savoia, da Lauro a oggidì, non il capitalismo postmoderno.

 

Siamo in un interregno, dice Mauro, un non più e un non ancora. Giusto. Il presente è indeciso. Ma non lo è sempre? Non si legittima il presente sempre e solo per ciò che è stato e per ciò che sarà, “il movimento secondo il prima e il poi” ovvero il tempo, come dice Aristotele, che subito dopo Borges è menzionato nel Prologo dagli autori?

 

Non facciamo i furbi ideologici: il mondo alla sua giusta e definitiva forma non è mai pervenuto, e uno studioso serio della Shoah come Bauman sa che il culmine delle ideologie, a centocinquant’anni dalla Rivoluzione francese nemica della Tradizione, ha prodotto a metà Novecento lo sterminio degli ebrei d’Europa e altre diverse e minori ma sanguinose tragedie. Insomma, non capisco i toni apocalittici su questa magnifica sorte e progressiva di appartenere al XXI secolo. Proprio non mi ci ritrovo.

CLAUDIO CERASA E GIULIANO FERRARA CLAUDIO CERASA E GIULIANO FERRARA

 

 Non perché io abbia avuto in sorte un lavoro stabile, come Mauro e Bauman, un buon reddito, una famiglia unita, una formazione libresca; perché semmai ho condiviso con le presenti generazioni, magari in una situazione critica e più complicata, un’èra maestosa di pace occidentale che dovrebbe trovare il suo Virgilio inteso al canto, un’èra di abbondanza che ha in generale dato forma a un mondo che contiene meno persone povere (meno un miliardo circa su sei), una stagione di innovazioni tecnologiche capace di cambiare radicalmente tante di quelle cose oscillanti tra cielo e terra da stupire chiunque faccia il bardo all’incontrario e predichi del nostro destino presente la fine incombente tra le atroci e liquide sofferenze della disperazione postideologica.

 

Non nego i problemi. Nego che si possano impostare a quel modo. Non vedo una democrazia un tempo florida, socialmente coesiva, capace di stimolare intelligenza, partecipazione, criticità, sostituita da comizi-spettacolo, leadership tronfie e vagabonde e minacciosamente plebiscitarie. Nei decenni passati abbiamo visto altri plebisciti, altre riduzioni dello spazio democratico, altre limature sociali dell’autonomia delle persone, e se allora regnavano i partiti di Yalta, il che certo fu blasone di storia e di nobiltà oltre che di ignobiltà ideologica, non sono così abasourdi, stupefatto, per la circostanza che oggi quel sistema non esista più o esista in modo sovranamente imperfetto. Times change, naturalmente, e non puoi farci niente.

 

ZYGMUNT BAUMANZYGMUNT BAUMAN

Vorrei capire che cosa ci sia davvero da rimpiangere nel dissolvimento degli stati nazionali, che poi è relativo, che si radica nell’economia finanziaria e nella mobilità eterea e fisica dovuta alla rete e all’aviazione commerciale, ai low cost e ad altri prodigi di libertà di movimento procurati dal mercato aperto, tra i quali redditi da viaggio. Il nazionalismo fu mostruosità per noi più o meno laici e liberali, idra belluina che non a caso oggi fa rima con populismo e totalitarismo.

 

Mauro e Bauman tremano per l’antipolitica, anticamera della destrutturazione di una democrazia che ha rinunciato a convincere, che non sa più farsi riconoscere nel pubblico atomizzato dalle tecnologie; ma no, via, è troppo semplice, le antipolitiche sono casi di ritardo fascisteggiante sul ritmo della storia, sono signori démodé in lite con la storia stessa, e sono amplificate dal bisogno di mercato dei mass media. Viene meno il concetto di pubblico, ed è una lacuna nuovissima, dice Mauro. Ma in America il pubblico è il comunitario, il condiviso tra privati onnipotenti e onniscienti, e lo è da sempre costituzionalmente, il pubblico di cui loro parlano, che per fortuna viene meno, è il welfare impiccione, lo stato dentista dalla culla alla tomba, è la nostra bella Europa che quasi non c’è più.

baumanbauman

 

Grave poi, ma stiamo sempre parlando di due campioni dell’ideologia critica del postmoderno, e dunque con rispetto, la citazione di Jacques Julliard fatta da Bauman, di cui in realtà culturalmente mi fido poco: dice che lo stato è diventato “cattivo conduttore della volontà generale”. A l’alta fantasia qui mancò possa: la volontà generale è il principale mito totalitario della filosofia politica moderna, fu inventato nel Contratto sociale da Jean-Jacques per “costringere l’uomo ad essere libero”, si trasformò da sottigliezza per philosophes nell’ordito sinistro delle bellurie rivoluzionarie dal Settecento ad oggi, e resta, la volontà generale, qualcosa di cui nessuno dovrebbe essere autorizzato a farsi conduttore, sennò si chiamano i carabinieri.

 

Ezio Mauro Ezio Mauro

Va bene la vena nostalgica. Va bene cercare il raccordo con i delusi e i frustrati del presente, in nome di un futuro che sempre per gli ideologi deve cantare. Ma cari Mauro e Bauman, detto ripeto con rispetto per le vostre legittime idee, per la vostra analisi, per i vostri e per i miei pregiudizi: non vi è bastata la conduzione di volontà generale dalla quale faticosamente, impersonalmente, ma democraticamente o almeno in modo disordinatamente oligarchico i mercati mondiali tentano di liberarci, sia pure attraverso crisi schumpeteriane che devastano e ricostruiscono?

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

FLASH! – GIORNO DOPO GIORNO, STA SCEMANDO L'ESALTAZIONE DI GIORGIA MELONI PER I SUOI SHERPA, GIOVANNI DONZELLI E ANGELO ROSSI, CHE, IN UN MOMENTO DI TOTALE ASSENZA DI LUCIDITA’, SI SONO INVENTATI “STABILICUM” (RIBATTEZZATA “MUSSOLINUN” DAL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS) – LA DUCETTA, INFATTI, PIAN PIANO STA COMPRENDENDO CHE ANDRA' A SBATTERE: IL RISCHIO, CHE L'INEFFABILE “GOLPE” CAMUFFATO DA RIFORMA ELETTORALE VENGA BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE, NON E’ PROBABILE MA PROBABILISSIMO, ANZI CERTO…

carlo conti la moglie sal da vinci e la moglie

DALLA BATTUTA "SESSISTA" DI CARLO CONTI ALLA MOGLIE CHE APRIREBBE LE PORTE ALLA VIOLENZA ALLA “CULTURA DEL POSSESSO” NELLA CANZONE DI SAL DA VINCI, SANREMO SI CONFERMA PER L’ENNESIMA VOLTA IL TERRENO PREFERITO DALLE ERINNI FEMMINISTE PER SPARARE CAZZATE: SI SONO LANCIATE IN UNA BATTAGLIA POLITICO-IDEOLOGICA CHE VEDO "TOSSICITA'" IN TUTTO - METTERE NELLO STESSO CALDERONE IL FEMMINICIDIO CON LA BATTUTA CHE IL PRESENTATORE FA ALLA MOGLIE CREA UN LINK PERICOLOSO E FUORVIANTE: SE TUTTO È VIOLENZA, NIENTE PIÙ LO È DAVVERO - PER NON PARLARE DELLA DEMONIZZAZIONE DEL BRANO DI SAL DA VINCI DA PARTE DELLE ORGANIZZATRICI DEL "LILITH FESTIVAL" DI GENOVA - LA POLEMICA PRETESTUOSA SULLE POCHE ARTISTE DONNE IN GARA...

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…