IL VENTENNIO È FINITO? ANDATELO A DIRE AL BANANA CONDANNATO: VUOLE IL VOTO IN PRIMAVERA E MARINA IN PRIMA FILA

Carmelo Lopapa per "La Repubblica"

Il voto sulla sua decadenza da senatore diventa il nuovo spartiacque. O con lui o contro di lui. Alla corte di Silvio Berlusconi il clima torna a surriscaldarsi. I ministri sempre più nel mirino anche per il mancato argine opposto al Pd sulla legge di stabilità. Rischio crisi archiviato, ma la via della scissione diventa d'improvviso la più battuta.

Stavolta è il Cavaliere ad accendere la miccia. «Mi hanno voltato le spalle nel momento di mia maggiore debolezza. Ma se resteranno con questo Pd che sta per votare la mia decadenza, la convivenza sarà impossibile». Alfano e gli altri? Dovranno «farsene una ragione: o con me o con i miei carnefici».

È un lunedì ancora una volta a tinte fosche, a Villa San Martino. Berlusconi lo trascorre coi vertici dell'azienda, avvocati e figli. Nel pomeriggio le porte si aprono per i senatori Paolo Romani, Maurizio Gasparri e Altero Matteoli, rimasti al suo fianco e tra i pochi non schierati tra lealisti e alfaniani.

Con loro si dice preoccupato per l'andazzo nel Pdl ma anche per un governo che con la legge di stabilità rischia di «alzare ancora la pressione fiscale: per noi è inaccettabile». Escono loro e a cena arriva la coppia più detestata da ministri e filogovernativi Pdl: Daniela Santanché e il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, del quale in almeno due occasioni il vicepremier Alfano avrebbe chiesto al capo il siluramento. Ma non tira aria di repulisti in quella direzione, ad Arcore. Ne ha avuto conferma anche il fondatore dell'Esercito di Silvio, Simone Furlan, ricevuto invece domenica e invitato a tenere accesi i motori.

Tutto è in movimento, Berlusconi non intende affatto rassegnarsi, sogna ancora il voto in primavera. Uno studio commissionato in questi giorni avrebbe confermato come il simbolo Forza Italia funzioni più di altri, ma a patto che campeggi ancora il brand Berlusconi. Risultato che, nell'impossibilità di ricandidare premier il capo famiglia, in casa ha rimesso in circolo l'opzione della successione dinastica. Con Marina (meno probabile Barbara) in prima fila.

Non solo la guerra interna al partito, ma ieri anche il balletto attorno all'amnistia da estendere o meno a lui - con il ministro Cancellieri intervenuta di nuovo per censurare - gli ha fatto saltare i nervi. «Polemiche strumentali, questa storia degli atti di clemenza non mi riguarda affatto», taglia corto con chi lo va a trovare.

Ma nel giorno in cui tutti i "lealisti", a cominciare da Fitto, per proseguire con la Gelmini e tanti altri tornano a giurare fedeltà a lui sui social network, Berlusconi si lascia andare a commenti al curaro. «Chi vuole lasciare il partito e tradire faccia pure, mi chiedo dove vanno senza di me e i miei soldi » avrebbe commentato, forte dei 102 milioni di fideiussioni personali che blindano Forza Italia. La partita si gioca ora con la decadenza di fine ottobre: il Pd voterà a favore e chi resterà al governo con i "nemici" sarà fuori.

Berlusconi confida di non poterne più, che si terrebbe volentieri lontano dalle beghe di partito. Ma preannuncia per oggi il ritorno a Roma, salvo ripensamenti, per incontrare ancora una volta i contendenti Fitto e Alfano. Proverà a imporre una tregua, almeno fino alla decadenza. «In queste ore va molto di moda nel mio partito lo spread del berlusconismo - ironizza la ministra Nunzia De Girolamo su twitter - Un differenziale fra chi è fedele o meno a Berlusconi». Ma sarà quello a contare alla fine.

 

confalonieri con marina e piersilvio berlusconi MARINA E BERLUSCONIBERLUSCONI LUSTRA LE SCARPE AD ALFANO LORENZIN E QUAGLIARIELLO MANGIANO IL GELATO FOTO LAPRESSE MICHELA VITTORIA BRAMBILLA BEATRICE LORENZIN NUNZIA DE GIROLAMO FOTO LAPRESSE Raffaele Fitto

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