STAI SCHERZANDO, RAGAZZO? – RENZI MINACCIA IL GIGLIO TRAGICO: “CHI HA FATTO IL FURBO SULLE POPOLARI PAGHI” – “BISOGNA TOGLIERE LE BANCHE DI MANO AI SIGNOROTTI LOCALI”

Federico De Rosa per il “Corriere della Sera”

 

Sul decreto di riforma delle banche popolari «sono pronto a mettere la fiducia». Matteo Renzi è più determinato che mai ad arrivare fino in fondo. «Non accetto giochini» ha detto ieri il premier, ospite di «Porta a porta», spiegando che la trasformazione delle prime dieci banche popolari in società per azioni dota il sistema creditizio di regole di spessore internazionale, per cui «non facciamo scherzi».

RENZI E BOSCHI RENZI E BOSCHI

 

Messaggio rivolto tanto alla fronda che si prepara a dare battaglia in Parlamento — ieri Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega e Sel hanno presentato quattro pregiudiziali di costituzionalità al decreto — quanto alla lobby delle popolari che vorrebbe smontare il decreto ed evitare una riforma di imperio. «Nella Ue sono rimasti tutti a bocca aperta» ha raccontato Renzi sottolineando come persino «Giovanni Bazoli (il presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, ndr) che non mi sembra propriamente un sostenitore delle nostre riforme ha detto una cosa sacrosanta, ovvero che sulle popolari bisognava intervenire». 


E l’intervento del governo è stato piuttosto netto, non solo per motivi di assetto del sistema bancario. Con il decreto di riforma «si supera un modello di banca molto legata a interessi territoriali. Anche perché qualcuna di queste banche ha anche combinato dei pasticci, basta leggere i giornali locali», ha osservato il premier.

 

Giovanni Bazoli Giovanni Bazoli

«Ci sono dieci banche, quelle più grandi, che hanno snaturato il concetto di banca popolare di una volta fondate sul solidarismo cattolico». Per cui occorre cambiare: bisogna togliere «le banche di mano ai signorotti locali. Ai soliti noti». E bisogna punire, però, anche chi ha sfruttato la sorpresa del decreto per speculare in Borsa sulle popolari: «La Consob indaghi e chi ha fatto il furbo paghi» ha detto Renzi.


Il percorso parlamentare, che inizierà martedì prossimo con le audizioni, potrebbe portare a qualche modifica o aggiustamento, ma dalle parole del premier è chiaro che l’impianto generale del provvedimento sulle banche popolari non cambierà. E con l’annuncio della fiducia Renzi ha ridotto i margini di manovra a chi sperava nel colpo di mano in parlamento. Il premier ha additato quei «signorotti locali», che con la fine del sistema del voto capitario vedono vacillare la poltrona e il potere. 


Oggi a Milano è in programma un consiglio della Assopopolari, l’associazione che raccoglie le banche cooperative, che torna a riunirsi a distanza di una settimana per verificare lo stato di avanzamento del lavoro sull’autoriforma, affidato ai tre saggi Piergaetano Marchetti, Alberto Quadrio Curzio e Angelo Tantazzi.

PIERGAETANO MARCHETTI GIULIA MARIA CRESPI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO PIERGAETANO MARCHETTI GIULIA MARIA CRESPI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO

 

Il board potrebbe discutere anche di possibili interventi sulla governance delle popolari destinate a trasformarsi in spa. L’autoriforma al momento è la carta che l’associazione sembra voler giocare per superare il muro contro muro e cercare una linea di dialogo con il governo. Ieri il capogruppo del Pd in commissione Finanze della Camera, Marco Causi, ha aperto uno spiraglio: se l’autoriforma «sarà in una logica di sfida e non solo conservativa la valuteremo come ispirazione, perché preferiamo una riforma in un quadro di consenso e non di conflittualità».

 

Anche il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, è sulla stessa linea: «Nel percorso parlamentare possiamo migliorare quella proposta, prendendo, per esempio, dal processo di autoriforma delle popolari». Lupi è stato il primo a criticare il provvedimento del governo nel Consiglio dei ministri che il 20 gennaio ha approvato il decreto. E continua a difendere la specificità degli istituti di credito popolari e il loro legame con il territorio. 

MAURIZIO LUPI MAURIZIO LUPI


La settimana prossima la Camera avvierà la discussione della riforma. La partita si giocherà tutta in questo ramo del Parlamento, visto che al Senato i margini per far passare eventuali emendamenti saranno più stretti. Ieri l’ufficio di presidenza congiunto delle commissioni Finanze e Attività produttive ha fissato il calendario delle audizioni. Si comincia martedì con Assopopolari. 
 

 

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