BENTORNATI, ESODATI! – LA CGIL LANCIA L’ALLARME: DAL 2027 OLTRE 55.000 LAVORATORI CHE NEGLI ULTIMI ANNI HANNO ADERITO A MISURE DI USCITA ANTICIPATA DAL LAVORO RISCHIANO DI RITROVARSI SENZA REDDITO E SENZA CONTRIBUZIONE A CAUSA DELL’AUMENTO DEI REQUISITI PENSIONISTICI PER L'ADEGUAMENTO AUTOMATICO ALLA SPERANZA DI VITA: “L'EFFETTO CONCRETO È QUELLO DI INSEGUIRE REQUISITI PENSIONISTICI CHE CONTINUANO A SPOSTARSI IN AVANTI, CON UNA NUOVA PLATEA DI ESODATI” – DAL 2029 LA PENSIONE DI VECCHIAIA RICHIEDERÀ 67 ANNI E SEI MESI RISPETTO AI 67 ODIERNI – MENO MALE CHE SALVINI AVEVA PROMESSO DI CANCELLARE LA RIFORMA FORNERO E RENDERE PIÙ FACILE ANDARE IN PENSIONE...
CGIL, CON AUMENTO REQUISITI PENSIONE RISCHIO 55MILA NUOVI ESODATI
(ANSA) - ROMA, 26 GEN - "Oltre 55.000 lavoratrici e lavoratori che negli ultimi anni hanno aderito a misure di uscita anticipata dal lavoro rischiano, a partire dal 1° gennaio 2027, di ritrovarsi senza reddito e senza contribuzione a causa dell'adeguamento automatico alla speranza di vita.
L'effetto concreto è quello di dover inseguire requisiti pensionistici che continuano a spostarsi in avanti, con una nuova platea di esodati". Lo sottolinea la Cgil in uno studio spiegando che saranno coinvolte le persone uscite con l'isopensione, i fondi di solidarietà e i contratti di espansione.
PENSIONI STRETTA AUTOMATICA
Estratto dell’articolo di Anna Maria Angelone per “La Stampa”
anna maria angelone L'età per andare in pensione torna a far discutere. A innescare la "miccia", stavolta, l'ultimo aggiornamento delle tendenze di medio-lungo periodo della Ragioneria generale dello Stato. Le proiezioni tecniche, pubblicate questa settimana, rivedono al rialzo i requisiti pensionistici dal 1° gennaio 2029. Ma, rispetto alle stime precedenti, lo scenario si è fatto più stringente con tre mesi di aumento (rispetto ai due ipotizzati).
Dal 2029, dunque, la pensione di vecchiaia richiederà 67 anni e sei mesi rispetto ai 67 odierni, sempre (salvo modifiche) con almeno venti anni di contributi versati. Per quella anticipata, l'anzianità contributiva necessaria arriverà a 43 anni e quattro mesi (uno in meno per le donne). Ma uno sguardo più ampio profila una soglia di uscita dal lavoro a 68 anni nel 2037, 69 nel 2049 e 70 nel 2065. [...]
matteo salvini saluta claudio durigon foto di bacco (2)
L'Inps fa sapere a La Stampa che «dalla prossima settimana, gli uffici competenti faranno le loro valutazioni in seguito alla nota di Ragioneria generale dello Stato per emanare le tabelle». Le stesse che aggiornano il simulatore con il quale i lavoratori possono stimare la presunta pensione e che, l'anno scorso, sollevò il polverone delle parti sociali.
Da parte sua, la Cgil insiste per una revisione. «È indispensabile fermare per legge il meccanismo automatico legato all'aspettativa di vita e aprire finalmente un confronto serio su una riforma che garantisca flessibilità in uscita, pensioni dignitose e reale tutela dei lavori più faticosi, tenendo conto delle condizioni di giovani e donne», scrive in una nota la segretaria confederale della Cgil, Lara Ghiglione.
Si tratta, va detto, di dati non ancora consolidati. E l'ufficializzazione delle progressioni dei requisiti spetta al Mef, di concerto con il ministero del Lavoro. Il governo può intervenire, come ha fatto con l'ultima Legge di bilancio, che ha diluito l'incremento previsto (un mese nel 2027 e altri due nel 2028).
Ma, nel frattempo, anche la flessibilità in uscita ha subito restrizioni. Per frenare la spesa pensionistica, i canali per il ritiro anticipato sono diventati vieppiù rigidi, fino all'abolizione di Quota 103 e Opzione donna nell'ultima manovra. Rinviare costa e il nodo (anche politico, tenuto conto delle diverse posizioni nella maggioranza) resta: dove si trovano le coperture per modificare il sistema?
MATTEO SALVINI E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE
Come noto, l'aggancio dei criteri pensionistici alla speranza di vita, introdotto nel 2010 e stabilizzato dalla riforma Fornero nel 2011, opera sulla speranza di vita certificata dall'Istat ogni due anni. Se questa si allunga, si alza anche l'età di pensionamento. E si è già arrivati a un incremento di un anno: nel 2013 (+3 mesi), 2016 (+4 mesi), 2019 (+5 mesi), portando l'età a 67 anni.
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Nel suo ultimo report sulle pensioni, l'Ocse fotografa che l'età pensionabile aumenterà in oltre metà dei Paesi sviluppati con punte a 70 anni o più in Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Estonia (e, ovviamente, Italia). Altri sette paesi europei hanno meccanismi simili al nostro. L'area scandinava è la più decisa, anche per mantenere il generoso welfare che altrimenti sarebbe costretto a tagliare.
In testa, c'è la Danimarca che rivede e aumenta periodicamente l'età pensionabile in funzione della vita media residua, con aggancio di tipo automatico legislativo. Più morbidi i Paesi Bassi (il collegamento automatico è declinato con gradualità) ed Estonia (l'età è adeguata nel lungo periodo).
In Portogallo, l'adeguamento è fatto solo su una frazione del guadagno di aspettativa.
Lo stesso fa la Finlandia, che dagli anni Sessanta ha affrontato l'invecchiamento lavorativo come "malattia da prevenire": l'età pensionabile assorbe solo i due-terzi del guadagno di aspettativa di vita. [...]




