salvini merkel macron

BENVENUTI NELLA SETTIMANA DECISIVA PER LA SOPRAVVIVENZA DELL'UNIONE EUROPEA - SE AL VERTICE DI FINE GIUGNO L'ITALIA DICE NO AL PIANO FRANCO-TEDESCO SU FINANZE E MIGRANTI, LA MERKEL RISCHIA DI CADERE E IL SUO SOSTITUTO ESSERE ANCORA PIÙ ARCIGNO - SE INVECE DICE SÌ, IL FONDO MONETARIO EUROPEO (ESM) AVRÀ IL CONTROLLO SUI NOSTRI CONTI PUBBLICI. E CHI CONTROLLA L'ESM? I PARLAMENTI TEDESCO E FRANCESE

1. LA STRETTA FRANCO-TEDESCA E QUEL BIVIO (SCOMODO) DI FRONTE A CONTE E TRIA - GLI EFFETTI DELLA PROPOSTA DI MERKEL E MACRON. SULLE DECISIONI DEL MECCANISMO DI STABILITÀ EUROPEO (ESM) SOLTANTO GERMANIA E FRANCIA HANNO DI FATTO UN VETO INDIVIDUALE

Federico Fubini per il ''Corriere della Sera''

 

merkel macron

Uno strano destino ha riservato a Giuseppe Conte e Giovanni Tria, due uomini lontani dalla politica fino al mese scorso, una scelta che può segnare a fondo l’Italia per molti anni. Il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia devono compierla entro pochi giorni ed entrambe le strade davanti a loro sono piene trappole: se prendono la prima, mettendo un veto alla proposta franco-tedesca di riforma dell’area euro emersa martedì, rischiano di innescare una catena di eventi che porterebbe alla sostituzione di Angela Merkel con un cancelliere tedesco ancora meno disposto a compromessi.

 

Ma se imboccano la seconda, accettando quella bozza franco-tedesca al vertice Ue di fine mese, le conseguenze possono essere almeno altrettanto sgradevoli: un governo dell’unione monetaria nel quale il Bundestag conquista di fatto un potere speciale di indirizzo sulle politiche economiche di tutti e conquista le basi giuridiche per poter guidare presto o tardi l’Italia verso un eventuale «default», più o meno ordinato, alle prossime tensioni sul debito.

 

giuseppe conte giovanni tria

Nessuna di queste opzioni è appetibile, ma sono le sole rimaste. Lo sono perché la situazione che ha portato fin qui non ne lascia altre. Non solo fra i conservatori tedeschi, ma anche fra alleati di Berlino come l’Olanda o la Finlandia, la cancelliera è sotto accusa per le timide concessioni fatte al presidente francese Emmanuel Macron: un «bilancio della zona euro» (da quantificare, ma piccolo) «per promuovere la competitività, la convergenza e la stabilizzazione dell’area euro» a partire dal 2021. Per l’Italia respingere quell’accordo franco-tedesco significa bloccare anche questa parte e soprattutto sconfessare la cancelliera, rischiando di perderla e poi rimpiangerla come interlocutore.

 

HORST SEEHOFER ANGELA MERKEL

Eppure accettare il patto franco-tedesco è altrettanto insidioso, perché la parte di esso voluta da Berlino è pensata per subordinare anche giuridicamente l’area euro al Bundestag e aprire una strada che può portare l’Italia alla ristrutturazione del debito: una ferita che segnerebbe a fondo un’intera generazione e infliggerebbe danni molto gravi all’intero sistema finanziario. Questa parte dell’accordo fra Merkel e Macron presenta infatti, dietro un linguaggio accuratamente vago, assonanze evidenti con il piano che aveva già presentato l’allora ministro delle Finanze uscente Wolfgang Schäuble subito prima di lasciare (vedi «Corriere della Sera», 10 ottobre 2017).

 

In primo luogo infatti il comunicato franco-tedesco di martedì inserisce un nuovo attore politico nel governo dell’euro: il fondo salvataggi (Esm), al quale ora si vogliono dare poteri di sorveglianza sulle scelte economiche e di bilancio dei Paesi della moneta unica. L’Esm, si legge, «dovrebbe avere la capacità di valutare la situazione economica degli Stati membri, contribuendo alla prevenzione delle crisi». Segue un richiamo al ruolo dei parlamenti nazionali in questa vigilanza.

di maio conte salvini

 

Questo è un passo significativo verso la subordinazione di fatto dei Paesi dell’area al Bundestag, dunque agli umori dell’opinione pubblica tedesca, dato il sistema di governo interno dell’Esm stesso. Il fondo salvataggi può infatti prendere decisioni in due modi: nei casi più delicati all’unanimità del consiglio (dove sono rappresentati gli azionisti, cioè i governi dell’euro) e negli altri con una maggioranza con almeno l’80% dei diritti di voto. Dunque solo Germania e Francia hanno di fatto un veto individuale su ogni decisione, perché solo loro hanno quote sopra il 20%.

 

Così l’Esm in questa proposta vigila su tutta l’area euro, in competizione con un organo sovrannazionale come la Commissione Ue, ma non può fare nulla che il Bundestag non approvi: un’evidente violazione del principio di uguaglianza fra Stati alla base dell’Unione europea.

GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI

 

Anche più delicato per l’Italia è poi il secondo aspetto, perché all’Esm si propone di conferire il potere di fare «analisi della sostenibilità del debito» dei Paesi in difficoltà e di «facilitare» il dialogo fra questi Stati e gli investitori privati. È un segno che il Bundestag difficilmente approverà salvataggi che non prevedano il sacrificio di questi ultimi, in modo da ridurre le somme da prestare.

 

È il principio del bail-in bancario applicato ai titoli di Stato. Ed è pensato, senza dirlo, soprattutto per procedere a tempo debito a un rinvio di anni delle scadenze sui bond sovrani di Roma. Per Merkel, è un modo di contenere l’ansia dell’opinione pubblica tedesca di dover pagare per il debito italiano. E a maggior ragione diventa importante per il governo giallo-verde controllare il deficit, in modo da non rimettere in gioco la fragile tregua che Tria ha conquistato sui mercati.

 

 

2. UNA SETTIMANA PER SALVARE L’UNIONE EUROPEA. E L’ITALIA CHE FA?

Estratto dall'articolo di Daniele Bellasio per ''la Repubblica''

 

 

(…) Dopo quasi dieci anni di sofferenze finanziarie e sociali, infatti, l'Europa rischia di saltare non sull'euro (…) ma sui migranti.

 

C'è ancora una settimana scarsa di tempo per evitare il peggio e c'è da sperare che alla fine non sia proprio l'Italia a spegnere la luce, ad assumersi una grave responsabilità.

 

kurz

L'effetto domino continentale potrebbe dunque essere il seguente: i paesi del Gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica ceca), non troppo osteggiati dall'Austria di Sebastian Kurz con guida a destra e sostenuti, in modo più o meno palese, dai ministri dell'Interno tedesco, Horst Lorenz Seehofer, e da quello italiano, Matteo Salvini, si mettono di traverso a qualunque tipo di soluzione di compromesso europeo per riformare le politiche migratorie dell'Unione. E lo fanno anche per portare un blocco di destra dura e pura a ottenere un notevole successo alle elezioni europee dell'anno prossimo, cavalcando i temi della sicurezza e così indebolendo, se non addirittura scalzando, il Partito popolare.

 

Se al vertice europeo di fine giugno ci sarà un sostanziale nulla di fatto sull'immigrazione, allora in Germania diventerà realtà il piano dello stesso ministro Seehofer, falco dei cristiano-sociali di Monaco sempre più spinto sulla linea dura anche dalle incombenti elezioni di ottobre in Baviera. (…)

 

A questo punto la stessa Merkel, che da sempre si oppone a iniziative unilaterali sull'immigrazione, cadrebbe o sarebbe comunque gravemente indebolita nella sua leadership e smentita nella sua vocazione europeista. Risuonerebbe inoltre in tutta Europa una sorta di via libera al ritorno dei confini nazionali, auspicato dai paesi di Visegrad e dai due ministri dell'Interno, cioè la fine del principio cardine del progetto europeo: la libertà di movimento delle persone e le frontiere in comune di tutti i paesi membri.

 

(…)

 

seehofer merkel 2

Se l'idea del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è quella di far saltare prima il compromesso europeo sui migranti, poi il governo tedesco e infine l'Unione tutta, l'Italia pagherebbe un prezzo elevato. Altro che prima gli italiani, gli ultimi spengano la luce.

 

 

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