BANANA SBUCCIATO – SCOMMETTIAMO CHE AL MASSIMO UN ANNO, SI TORNA ALLE URNE SENZA BERLUSCONI? – L’IRA: “VOGLIONO FAR SALTARE OGNI TRATTATIVA COL PD” – LA RABBIA: “TENTANO DI AZZERARMI POLITICAMENTE E DI CANCELLARE IL VOTO DEMOCRATICO” - TRA RUBY, MEDIASET E UNIPOL, SUL GROPPONE DEL PATONZA STANNO PER CADERE TRE CONDANNE PER 12 ANNI DI GALERA….

Liana Milella per "La Repubblica"

Furioso, è dir poco. Per una giornata Silvio Berlusconi inveisce contro quella che ormai chiama «la dittatura dei magistrati ». Chiuso ad Arcore, a pranzo con i figli, lungo faccia a faccia con il suo avvocato Niccolò Ghedini, telefonate di rito con Paolo Bonaiuti e Angelino Alfano, per tutti lo stesso sfogo.

«Gli italiani hanno mandato a casa Di Pietro e Ingroia, vedrete che manderanno a casa anche questi qui». Un'unica, granitica certezza, mentre incastra meticolosamente gli avvenimenti giudiziari di questi giorni e di quelli che verranno: «Vogliono sovvertire il risultato democratico delle elezioni».

Un'analisi politica articolata così: «La gente mi ha votato proprio perché ha paura di questi magistrati, del fisco, di uno Stato orwelliano che prima li controlla e poi li perseguita giudiziariamente ». Berlusconi è convinto che «gli italiani abbiano paura».

Per questo rilancia, in chiave anti- giudici, la manifestazione del 23 marzo. Nella sua testa servirà per dimostrare alla gente, dopo le tre probabili condanne che sta per incassare, «quanto sia pericolosa l'oligarchia delle toghe».

Berlusconi e Ghedini non hanno dubbi. Se lo dicono l'un l'altro, e Berlusconi lo ripete a tutte le persone che lo chiamano. «La volontà dei magistrati è chiara, e non è neppure di questi giorni. Vogliono cancellare me e il mio progetto politico per via giudiziaria». Il calendario dei processi è stringente, «costruito apposta, perché qui niente è casuale».

Ad Arcore la previsione delle condanne è pesante. Si contano tra gli 11 e i 12 anni. Si articola così: un anno per Unipol, già il prossimo 7 marzo. Il commento ironicamente amaro: «Sarò l'unico in Italia a essere condannato per la presunta accusa di aver fatto pubblicare un'intercettazione».

Poi Ruby il 18 marzo, dove Berlusconi e gli avvocati prevedono una pena tra i 6 e i 7 anni. Infine Mediaset, proprio il 23 marzo, dove il Cavaliere è convinto che sarà confermata la sentenza di primo grado a 4 anni. Chiosa Berlusconi: «Questa contro di me è un'offensiva a 360 gradi. Ne uscirò solo quando i processi arriveranno in Cassazione perché lì, lontano da Milano e da questi magistrati, finalmente sarà riconosciuta la verità e sarò assolto in pieno».

Ghedini gliel'ha ripetuto fino all'ossessione, «nessuna condanna potrà reggere di fronte ai supremi giudici ». Ma nel frattempo, adesso, in queste ore, resta la certezza del «complotto politico», della «sovversione della democrazia».

Lo sfogo è totale: «Viviamo in un'oligarchia di magistrati che decidono le sorti del Paese. Sono tutti amici, controllano un'arma potente come la polizia giudiziaria. Sono un potere senza alcun controllo, che si auto-giudica e si auto-assolve. Ora tentano di azzerarmi politicamente e di cancellare il voto democratico. Il caso dell'inchiesta di Napoli e delle rivelazioni di De Gregorio lo confermano in pieno».


Una «bomba ad orologeria» la considera Berlusconi. Piazzata ad hoc due giorni dopo le elezioni. Una tempistica perfetta, studiata per rendere impraticabile qualsiasi trattativa tra il Pdl e il Pd, un modo per costringere proprio il Pd a non fare alcun accordo con lui. Ancora ieri, ad Arcore, il Cavaliere ripeteva lo slogan preferito ormai dal '94, la stretta interdipendenza tra gli accadimenti giudiziari e gli avvenimenti politici. I primi servono per influenzare i secondi. Per far cadere governi. Per rendere impraticabili alleanze.


Ecco allora che due fatti diventano rilevanti. L'appello di Mediaset fissato in soli tre mesi. La testimonianza di Ruby evitata al processo. Il Cavaliere è convinto che episodi come questi dimostrerebbero che i processi sono strutturati temporalmente per alterare il calendario della politica. «Ma avete mai visto un processo d'appello fissato solo tre mesi dopo il primo grado? Non è mai accaduto, ma è stato fatto per me con Mediaset».

Calendario alla mano, ecco il presunto misfatto dei giudici di Milano. La bomba ad orologeria. Mediaset si chiude in primo grado il 26 ottobre con 4 anni di condanna. La prescrizione farà morire il processo nel luglio 2014. E che fanno i magistrati? «Fissano l'appello il 18 gennaio».

Ecco, questa per Silvio è «giustizia ad orologeria». Giustizia in cui si fanno, lui dice, scelte singolari, come quella di non ascoltare Ruby, la teste principale del processo. Ieri ce l'aveva anche con i giornalisti il Cavaliere: «È tutto sotto i loro occhi, ma perché non
dicono la verità?».

 

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