POLVERINI DI STELLE - BERLUSCONI PROMETTE A SDE-RENATA LA TESTA DI BATTISTONI E ABBRUZZESE E INTIMA: “SE MOLLI E’ LA FINE, SAREMO TRAVOLTI” - E POI CHIAMA TAJANI: “RENATA FA SUL SERIO, FAI DIMETTERE QUEI DUE” - IMPAZZA IL TEATRINO DEI MAL-DESTRI EX MSI: LA RUSSA VUOLE RIACCENDERE LA FIAMMA E RIFONDARE AN, GASPARRI IN MEZZO AL GUADO, MATTEOLI E ALEMANNO NON CI PENSANO NEMMENO…

Alberto Gentili per il Messaggero

Fino a sera Silvio Berlusconi ha sperato di incontrare Renata Polverini. «La vedrò presto, questione di minuti», ha confidato il Cavaliere per l'intero pomeriggio. Salvo poi arrendersi alla latitanza della governatrice del Lazio. Al telefono però qualcosa è riuscito a dirla Berlusconi alla «mia cara Renata». «Ti chiedo di non mollare adesso, sarebbe un disastro. Resisti. Sarebbe il principio della fine. Non possiamo regalare il Lazio alla sinistra, pensa all'effetto domino...».

E per effetto domino Berlusconi intende il rischio che sull'onda del terremoto laziale innescato dall'uso a dir poco disinvolto dei fondi pubblici, il Pdl perda anche la Lombardia dove il governatore Roberto Formigoni è ogni giorno sempre più in bilico, travolto dallo scandalo-sanità. In più nella mente del Cavaliere c'è lo spettro della «spaventosa accoppiata»: le elezioni regionali nel Lazio a febbraio e quelle nazionali e comunali di Roma a marzo-aprile.

Con un «devastante fenomeno di trascinamento»: «Qui rischiamo una valanga di sconfitte. Se perdiamo nel Lazio, poi di sicuro perderemmo anche le elezioni nazionali e quelle comunali». Insomma, «in un colpo solo potremmo perdere tutto. E' questo ciò vuoi, Renata?», ha chiesto alla governatrice. Ulteriore appello: «E' meglio far calmare le acque, far calare il polverone. Vedrai, tutto si sistemerà. Anch'io sono finito spesso nella gogna mediatica, ma ne sono uscito sempre vincente e pulito. Stai tranquilla, prendi tempo. Rifletti. Resisti, non mollare».

E poco importa se al Plebiscito temono che sulla governatrice stia per precipitare «una nuova ondata di fango».
 A quel che è dato sapere, la «cara Renata» non è stata molto a sentire le preoccupazioni da fine del mondo del Cavaliere. Nel breve colloquio telefonico, minacciando a ogni inciso di dimettersi («io non ci sto a perdere la faccia. Sono pulita, io»), ha chiesto a Berlusconi «di fare pulizia».

Ha sollecitato le dimissioni del capogruppo in Regione, Francesco Battistoni, e del presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese: «Non tratto, sono stufa. Se non mi date soddisfazione, lascio». Berlusconi non ha battuto ciglio. «Farò tutto ciò che mi chiedi per impedirti di fare questa follia». E poco dopo il Cavaliere ha chiamato il referente politico di Battistoni e Abbruzzese: Antonio Tajani. «Caro Antonio, fai dimettere quei due. Ho appena parlato con la Polverini, è imbufalita. Quella fa sul serio». E sembra che Tajani non abbia chiuso la porta alla doppia decapitazione. Anzi.

Tant'è, che Battistoni sarebbe prossimo all'addio, mentre Abbruzzese sarebbe intenzionato a resistere.
 Il Lazio-gate non è stata l'unica grana che ha dovuto affrontare il Cavaliere. Poco prima dell'ora di cena a palazzo Grazioli hanno bussato Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e Giorgia Meloni. Prima di entrare il coordinatore ex An aveva confidato: «Ci stiamo interrogando in assoluta amicizia su quale sia la strada migliore per far vincere il centrodestra. Può darsi che sia restare uniti, ma non mi pare che i sondaggi ci diano vincenti. E siccome io non mi accontento di un posto sicuro, ma voglio vincere...».

Insomma, La Russa dava corpo e sostanza all'ipotesi di una scissione. Per poi battezzare a un nuovo partito di destra (aperto a Francesco Storace e ad alcuni componenti di Futuro e libertà che non trovano posto nella Cosa Bianca di Pier Ferdinando Casini), federato con il Pdl. Con La Russa ci sarebbero, oltre alla Meloni e a Fabio Rampelli anche Gasparri. Ma il capogruppo del Pdl in Senato è meno convinto.

In mattinata aveva confidato ad Antonio Cirielli che era andato a trovarlo nel suo studio di palazzo Madama: «E' vero, Ignazio vuole uscire, io invece sono per dare battaglia da dentro. Tuttavia per me l'amicizia conta più della politica e se Ignazio decide di andare, io lo seguo».

Dietro la voglia di spacchettare il Pdl ci sono attriti con gli ex forzisti. E soprattutto il timore che nelle liste del Pdl non verrà dato «il giusto peso agli ex di An». Berlusconi, presente Angelino Alfano, ha allargato le braccia: «Caro Ignazio, nessuno pensa di penalizzarvi. Ma come faccio a darti adesso garanzie sui posti in lista se neppure conosco con quale sistema si andrà a votare?».

L'incontro si è chiuso con un «ci pensiamo». Non è ancora il momento per i ribelli di tirare le conclusioni. Tanto più che è numerosa la pattuglia di ex An determinata a restare nel partito. A guidarla sono Gianni Alemanno e Altero Matteoli: «Non ho alcuna intenzione di fare un nuovo partito», ha sostenuto l'ex ministro, «dico ai miei amici Ignazio e Maurizio che devono stare dentro e aiutare a far funzionare meglio il Pdl». E lo stesso Matteoli ha promosso un appello firmato da undici parlamentari: «Auspichiamo che gli amici che starebbero maturando l'idea di una scissione vi rinuncino, privilegiando il valore dell'unità».

 

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