berlusconi tv

THE DARK SIDE OF BERLUSCONI/2 - MARCO BENEDETTO: “IL SUO IMPERO TELEVISIVO È STATO FUORI LEGGE PER VENT’ANNI E NESSUNO HA VOLUTO ACCORGERSENE. NEMMENO I TANTO FEROCI COMUNISTI, SEMPRE COMPLICI NEL GIOCO DELLA RAI – PERSA LA GUERRA DI SEGRATE E IL CONTROLLO DI ‘’REPUBBLICA’’, A FONDO CON STANDA, SI PARLAVA DI DEBITI OLTRE I 7 MILA MILIARDI DI LIRE, TRE MILIARDI E MEZZO DI OGGI - LA POLITICA LO TOLSE DAI GUAI: FONDÒ FORZA ITALIA E VINSE LE ELEZIONI. ALLORA ENRICO CUCCIA INVENTÒ MEDIASET, LO COSTRINSE A SUBIRE LE REGOLE DELLA BORSA E DEI SOCI DI MINORANZA E LO SALVÒ DALLA BANCAROTTA’’

Marco Benedetto per Blitzquotidiano.it - Estratto

https://www.blitzquotidiano.it/opinioni/marco-benedetto-opinioni/come-berlusconi-costrinse-cuccia-a-salvarlo-persa-repubblica-a-fondo-con-standa-la-politica-lo-tolse-dai-guai-3541607/

silvio berlusconi mike bongiorno

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Analisi su grandezze e nefandezze di un protagonista della vita italiana dell’ultimo mezzo secolo.

 

Mentre Berlusconi costruisce Milano 2, in Italia il monopolio Rai si sgretola. Siamo nei primi anni ’70. Ancora nel 1960 la Corte Costituzionale aveva confermato l’esclusiva Rai con l’argomento della scarsità delle frequenze disponibili in Italia, negando al Tempo di Renato Angiolillo la possibilità di mandare in onda Tempo Tv. Stesso argomento per le radio. 

silvio berlusconi e la tv 6

 

La tesi era che chiunque può fare un giornale, in quanto basta una rotativa, mentre le frequenze disponibili in Italia erano contate. Argomento un po’ fallace, visto che per fare il Corriere della Sera o Repubblica da zero ci vuole qualche milione o miliardo.

 

silvio berlusconi e la tv 5

Poi però succede che in Inghilterra esordiscono le prime radio private e sfidano il monopolio della BBC: la mitica Radio Luxembourg, che trasmetteva da una nave ancorata in acque extraterritoriali, poi Capital Radio. Intanto volano le tv private regionali consorziate in Itv: il modello vede i costi coperti della pubblicità, mentre la BBC è finanziata dal canone e non trasmette spot pubblicitari.

silvio berlusconi e bettino craxi

 

In Italia rompe il muro Tele Biella, una tv via cavo. Sfrutta il fatto che la Tv via cavo non era inclusa nei divieti della legge italiana. Seguono feroci polemiche politiche fino a quando la Corte Costituzionale apre al futuro, riconoscendo il diritto di esistere non solo per le tv via cavo, ma anche alle trasmissioni via etere, limitatamente all’ambito locale.

fedele confalonieri silvio berlusconi ubaldo livolsi

 

Restava il macigno del limitato numero di frequenze disponibili in Italia che sarebbe stato rimosso col passaggio al digitale, 40 anni dopo durante i quali fu una costante della Corte Costituzionale. E fu anche alla base della Legge Mammì del 1990 (quella per la cui rapida approvazione rinunciarono alla poltrona di ministro Mattarella e gli altri del gruppo di Ciriaco De Mita: fatto talmente eccezionale da essere ricordato nei libri di scuola; ma in Italia pochissimi conservano memoria, tra loro era Berlusconi).

 

berlusconi tv

La legge Mammì, basandosi sulla scarsità delle frequenze, stabilì che Rai3 di Rai e Italia1 di Mediaset non fossero più trasmesse via etere da terra bensì per via satellitare. Ciò avrebbe ridotto di un terzo il bacino di spot della offerta pubblicitaria di Berlusconi, per il quale invece la interfunzionalità delle tre reti, con tutti i possibili giochi di pacchetti e orari, era un dogma come la Trinità per i cristiani.

 

silvio berlusconi e la tv 2

Come chiunque giunto a maturità prima del nuovo secolo può avere constatato, Rai3 e Rete4 sul satellite non ci sono mai andate.

 

Berlusconi è stato fuori legge per vent’anni e nessuno se ne è accorto o ha voluto accorgersene. Nemmeno i tanto feroci comunisti, sempre con la testa da un’altra parte, sempre complici nel gioco della Rai.

 

silvio berlusconi adriano galliani allo stadio

Anche la Corte dimostrò una fantastica tolleranza per Berlusconi. Ci fu un momento, una ventina di anni fa, in cui Berlusconi prese ad attaccare la Corte Costituzionale. Mi chiesi perché. Conclusi che si trattava di un attacco preventivo, forse aveva avuto sentore di un imminente richiamo all’ordine, e attaccava per primo.

 

oscar mammI

Finalmente un passaggio di Rai al digitale terrestre un po’ arronzato e ancora imperfetto dissolse l’incubo.

Erano passati trent’anni dall’inizio della avventura e aveva avuto inizio la fase calante.

Ma allora, negli anni ‘80, era la ouverture di una marcia trionfale.

 

silvio berlusconi e la tv 7

Il genio di Berlusconi si scatena. Fa incetta di tv locali e di frequenze (ben consigliato da Adriano Galliani in questa mossa decisiva), mentre aggira la legge che limita le emissioni all’ambito locale con un semplice, quasi banale stratagemma. Registra i programmi, manda le cassette in tutta Italia facendole mettere in onda con pochi minuti di intervallo fra le varie emittenti.

 

Così la legge era formalmente rispettata ma agli inserzionisti era garantita una quasi contemporaneità, condizione indispensabile per l’efficacia degli spot e la loro coerenza con le caratteristiche dei profili delle ricerche.

 

Ma un pretore non accettò la soluzione e bloccò Canale 5. Ne seguì una pantomima politica. Bettino Craxi, grande amico di Berlusconi e come lui ossessionato dai comunisti che poi alla fine ne decretarono la fine, ricattò il primo ministro Andreotti minacciando la crisi di governo se non fosse stato permesso a Berlusconi di trasmettere. Fu il liberi tutti. (Il decreto fu dichiarato incostituzionale 10 anni dopo e sostituito dalla Legge Mammì del 1990 di cui dico sopra. In quei 10 anni Berlusconi costruì il suo impero).

berlusconi craxi

 

Così due editori della carta stampata si misero all’opera, Mondadori con Rete4 e Rusconi con Italia1. Fu una catastrofe. Rusconi si ritirò dalla tv nel giro di pochi mesi, cedendo la rete allo stesso Berlusconi.

 

Mondadori quasi fallì. L’azienda fu salvata con una operazione di ingegneria finanziaria architettata dalla Mediobanca di Enrico Cuccia. A controllare la casa editrice fu costituita una holding, Amef, il cui capitale era diviso fra i discendenti del fondatore Arnoldo Mondadori, Berlusconi e il suo arcinemico Carlo De Benedetti. Erano le premesse per la guerra di Segrate, scoppiata a fine anni ’80 fra i due tycoon.

CRAXI BERLUSCONI

 

Nel procedere Berlusconi si prese Rete 4. Se non l’avesse fatto, la Mondadori sarebbe affondata.

Hai voglia a dire che Berlusconi li ha stesi tutti con l’inganno e si è preso le loro tv a prezzo di saldo. La verità è che è stato il più bravo di tutti, nel bene come nel male.

 

bettino craxi silvio berlusconi primi anni 80

Nel bene si registra l’incetta di film americani fatta da Berlusconi, lasciando ai concorrenti ben poco da mostrare.  Quando si presentarono a Hollywood, festanti come in una gita aziendale, trovarono terra bruciata.

 

Con quei film Berlusconi rivoluzionò usi e costumi della tv in Italia. Fino al suo avvento, la Rai monocanale trasmetteva un solo film l a settimana, scelto con criteri anche di qualità e valori cultuali da un bravo critico genovese, Claudio G. Fava. Dovevano inoltre essere trascorsi 2 anni dal passaggio in sala. Con Berlusconi furono film di ogni tipo a ogni ora dall’alba a notte fonda, un trionfo.

DELLUTRI E BERLU images

 

Nel processo fu scardinato anche il sistema di distribuzione: Molto meno gente andava al cinema, la tv glielo portava in casa. Ci sono proprietari di sale che ancora girano gli occhi al cielo al solo nome di Berlusconi. Il quale entrò poi nel settore, comprando parecchie sale, forse un po’ con intenzioni risarcitorie.

 

Dalla lista del male ricordo solo un racconto che circolava negli anni ’80.

Riguarda la pubblicità ed è esemplare della astuzia di Berlusconi, sempre in azione.

Raccontavano, nei secondi anni ‘80, di un episodio della concorrenza fra Canale5 e Rete4.

EUGENIO SCALFARI - CARLO CARACCIOLO - MARIO FORMENTON

 

Publitalia, la rete costruita da Marcello Dell’Utri, vendeva la pubblicità di Canale5. Berlusconi era il venditore principe, pranzo e cena con potenziali clienti, contratti basati sul principio: mi paghi in funzione dell’aumento del tuo fatturato.

 

Soprattutto però, l’argomento vincente erano i prezzi bassissimi se confrontati con quelli di Rai e della carta stampata. Su entrambi i rivali pesava lo scarcity value, il valore dato dalla limitatezza dell’offerta. Per Rai era conseguenza dei forti limiti imposti all’affollamento, gli editori dovevano considerare, oltre agli ingenti costi da coprire, anche il costo di carta e stampa delle pagine pubblicitarie aggiuntive.

ENRICO BERUSCHI DURANTE UNA PUNTATA DI DRIVE IN

 

La tv commerciale non aveva costi aggiuntivi, anzi. Dovendo riempire le 24 ore, più pubblicità c’era meno film e programmi servivano. Lato ricavi, una lira era ed è meglio di zero. Gli spettatori erano felici e tolleranti. In alternativa a una Rai che ti infliggeva l’Orlando Furioso in versione Luca Ronconi, qui avevi gratis i film del momento e più avanti Drive In.

drive in 11

 

La pubblicità su Rete4 era venduta dagli stessi uomini e donne che vendevano Panorama e Grazia. Logiche di costi e prezzi opposte.

 

L’allora capo di Mondadori, Mario Formenton, dopo tante proteste, arrivò a un accordo. I prezzi sarebbero stati bloccati senza sconti. Era venerdì. L’accordo entrava in vigore lunedì. Quelli di Mondadori partirono per il week end, Berlusconi e i suoi si misero pancia a terra e riempirono i carnet ordini. Quando con la nuova settimana i concorrenti iniziarono a vendere, scoprirono che non c’erano più budget disponibili.

paolo brosio davanti al palazzo di giustizia di milano durante tangentopoli

 

Concludo con un altro fatto determinante nella sua romanzesca carriera. Coincide con il suo ingresso in politica, la discesa in campo.

 

A quel tempo l’Italia era sconvolta dalla tormenta nota come Mani Pulite. Un gruppetto di magistrati della Procura della Repubblica di Milano aggredì la classe politica ed economica italiane con una serie di arresti per corruzione e tangenti.

Avevano il pieno sostegno della gente, esasperata dalla virulenza dei potenti.

I GIUDICI DI MANI PULITE

 

Il risultato non è stato granché, anzi penso che avere spettacolarizzato inchieste e processi (incluse dirette tv) ha fatto solo danni. Guardate come si sono comportati i tedeschi con Helmut Kohl per rendervi conto: anche questo ha pesato nella differente evoluzione dei due Paesi. L’Italia non è il Paese più corrotto del mondo. Altri che si vestono di ipocrita moralismo nel giudicarci sono peggio. Noi però ce l’abbiamo messa tutta per coprirci di ignominia.

 

GHERARDO COLOMBO ANTONIO DI PIETRO PIERCAMILLO DAVIGO

Ricordo con un brivido quel momento in cui i pm di Milano sfidarono i vertici dello Stato in diretta tv all’ora di pranzo. In Francia sarebbe arrivata la gendarmeria, da noi fu un tripudio. 

 

Il 1989 fu in tutto il mondo un anno di crisi economica. In Italia, in fase di riassestamento dopo un decennio di crescita, la crisi durò più a lungo e Berlusconi rischiò di esserne travolto. Si era allargato troppo. Oltre al blitz su Mondadori pesava l’attuazione di un altro grandioso disegno. Lo sentii raccontare dallo stesso Berlusconi in un momento di umiltà in una delle riunioni del lunedì.

tribunale di milano mani pulite

 

L’idea era semplice. Avendo ottenuto la completa copertura della Penisola con le frequenze di Canale5, appariva logico l’abbinamento spot- supermercati. In tal modo gli italiani guardavano Canale5, vedevano la pubblicità e alla Standa, nel frattempo annessa al nascente impero, trovavano i prodotti da acquistare.

 

Non andò così perché la Standa non copriva l’Italia con la facilità delle frequenze. E anche perché nel frattempo arrivò la recessione di cui sopra.

Enrico Cuccia Cesare Romiti

 

Fu una altra occasione per Berlusconi per mostrare la sua capacità di sopravvivenza e oltre.

 

Si era arrivati al punto che a Milano ti dicevano che Berlusconi era ormai spacciato. Si parlava di debiti oltre i 7 mila miliardi di lire, tre miliardi e mezzo di oggi. Enrico Cuccia, il gran maestro della grande imprenditoria italiana, con la sua Mediobanca architetto della rinascita industriale del dopoguerra, si diceva che a Berlusconi non rispondeva nemmeno al telefono.

enrico cuccia x

 

Berlusconi fondò Forza Italia, con l’aiuto organizzativo di Dell’Utri e la ossatura della rete di Publitalia, aggregò fascisti e Lega, fenomeno nato dalla ribellione del Nord alla redistribuzione di risorse in eccessivo favore del Sud. Vinse le elezioni e diventò presidente del Consiglio.

 

Allora Cuccia prese il treno e si presentò a Palazzo Chigi di persona, senza bisogno di telefono.

 

Cuccia inventò Mediaset, costrinse Berlusconi a subire le regole della Borsa e dei soci di minoranza e lo salvò dalla bancarotta.

 

E ora? Sono un reporter e non mi sento in grado di fare previsioni.

 

silvio berlusconi e maurizio costanzo

Lo scenario è molto cambiato dai miei tempi. I giornali vendono sempre meno copie (ma contano sempre molto), internet ha sconvolto gli usi di lettura e la pubblicità. Il modello della tv di Berlusconi è saltato dall’arrivo del satellite ed è stato sconvolto da Netflix e replicanti.

 

Unica sopravvissuta mi sembra la Mondadori. Sotto la guida di Ernesto Mauri si è focalizzata sulla vocazione originaria della editoria libraria. Mi pare con risultati positivi.

marco benedetto

 

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