bettini rinascita

“LIMITIAMOCI A FARE GLI AUGURI A BETTINI CHE HA IL CORAGGIO DI SFIDARE IL DESTINO RIPORTANDO IN VITA UNA TESTATA MORTA” – FRANCESCO MERLO AL VELENO SULLA DECISIONE DI GOFFREDONE DI FAR RIVIVERE ONLINE “RINASCITA”, LA STORICA RIVISTA DEL PCI, COINVOLGENDO ANCHE I 5STELLE (MA VE L'IMMAGINATE TOGLIATTI CHE FA ‘RINASCITA’ CON GUGLIELMO GIANNINI, IL LEADER DELL'UOMO QUALUNQUE?) – BETTINI SMENTISCE CHE LA RIVISTA DIVENTI L’ORGANO DI UNA NUOVA CORRENTE: “NEL PD DI CORRENTI E SOTTOCORRENTI, CE N’È GIÀ UNA MOLTITUDINE"

rinascita

Dalla rubrica delle lettere di "Repubblica"

Caro Merlo, Bettini ha comprato la testata Rinascita per riaprila online coinvolgendo anche i 5stelle. Se l'immagina Togliatti che fa Rinascita con Guglielmo Giannini, il leader dell'Uomo qualunque?

Marta Morcelli, Pesaro 

 

Risposta di Francesco Merlo

Limitiamoci a fare gli auguri a Bettini che ha il coraggio di sfidare il destino riportando in vita una testata morta.

 

UNA NUOVA VERSIONE ONLINE DELLA STORICA RIVISTA DEL PCI

Paolo Franchi per il "Corriere della Sera" - Estratti

 

L’organo di una nuova corrente? Ma nemmeno per idea. «Nel Pd di correnti e sottocorrenti, strumenti di potere e di sotto potere che esercitano solo una funzione muscolare, ce n’è già una moltitudine. E poi la pratica correntizia mi è estranea per formazione, nel Pci ero vicino a Pietro Ingrao, ma se mi fossi definito ingraiano lui si sarebbe arrabbiato moltissimo», tiene a precisare Goffredo Bettini.

GOFFREDO BETTINI

 

E dunque cosa vorrebbe essere la sua nuova Rinascita online, che sarà presentata il 22 novembre a Roma, al Residence di Ripetta? «Una rivista di politica e cultura, con un comitato di direzione politicamente omogeneo, espressione di una sinistra critica, certo, ma convinta che per avere un futuro sia necessario ritrovare le proprie radici, e un comitato scientifico trasversale, se vogliamo eterogeneo, di ottimo livello — spiega Bettini —.

 

Una rivista che non si consuma in un’ora, che rielabora il passato e solleva questioni nuove per suscitare quel confronto di idee, di programmi e di proposte che purtroppo a sinistra manca: l’opposto del modello di informazione corrente. Proprio per questo si chiamerà Rinascita ».

bettini schlein orlando

 

Già, Rinascita . Fu Palmiro Togliatti a fondarla nel 1944, e nel 1962 a trasformarla da mensile in settimanale. Quando il Migliore morì, nell’agosto del 1964, a nessuno venne in mente di definirla un «organo» del partito, come l’ Unità.

 

Fino al suo ultimo numero (3 marzo 1991, direttore Alberto Asor Rosa), fu sempre il «settimanale fondato da Palmiro Togliatti». Un po’ perché il direttore-fondatore la aveva sempre considerata una cosa un po’ sua, tanto che pochi mesi prima di morire scrisse ai membri della segreteria del partito per chiedere di essere sollevato per motivi di salute dai compiti di direzione politica e di potersi dedicare solo alla guida della rivista.

 

giuseppe conte francesco rutelli goffredo bettini roberto gualtieri foto mezzelani gmt024

Un po’ perché quella definizione dava a Rinascita uno status un po’ particolare, consentendole di rappresentare non un porto franco, ma (parola di Luciano Barca, che ne fu direttore tra il 1979 e il 1983), una sorta di «marina del partito»: sulle sue colonne, dirigenti, intellettuali (iscritti e non iscritti al Pci) e redattori potevano avventurarsi, quasi sempre, si intende, con juicio , in mare aperto.

 

L’esempio più classico è quello di Enrico Berlinguer, che consegnò a Rinascita , nell’autunno del 1973, i tre articoli in cui avanzava la proposta del compromesso storico: non avrebbe potuto farlo né sull’ Unità né, tanto meno, davanti al comitato centrale. Ma il suo non è un caso isolato.

 

Nel 1964, Rinascita (direttore Giancarlo Pajetta) pubblicò il celebre articolo di Giorgio Amendola in favore di un partito unico dei lavoratori che costituisce l’atto di nascita della «destra» comunista.

 

gianni letta goffredo bettini foto mezzelani gmt056

E sempre su Rinascita Amendola polemizzò (abbastanza) apertamente con Luigi Longo sul movimento studentesco del 1968, e (molto) apertamente con Berlinguer, oltre che con Bruno Trentin e con lo stesso Luciano Lama, sulle lotte operaie dall’autunno caldo in poi. E a sollevare questioni spinose non furono solo i leader, i capi storici, gli intellettuali, ma pure i redattori.

 

È il caso, tra i tanti, di Angelo Bolaffi e di chi scrive, che nel 1977 vi pubblicarono un tormentato articolo, Il partito della lotta armata , in cui per la prima volta nella storia del Pci brigatisti e autonomi venivano attaccati con grande durezza, sì, ma non come provocatori prezzolati dalla reazione.

 

Erano altri tempi, si capisce. Ciò non toglie che un settimanale simile non fu solo un potente strumento di battaglia politica e culturale e di organizzazione degli intellettuali (chi parla a sproposito dell’egemonia comunista farebbe bene a sfogliarlo, www.fondazionegramsci.org), ma pure, alla metà degli anni Settanta, un giornale che diffondeva centomila copie, tra i comunisti e ben oltre i confini del Pci.

 

(...)

goffredo bettini. foto mezzelani gmt028goffredo bettini foto mezzelani gmt019 goffredo bettini foto mezzelani gmt021francesco merlogianni letta e goffredo bettini foto mezzelani gmt055

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