giovanni bazoli gennaro sangiuliano fortunato ortombina beppe giuseppe sala

GRIDA DAL SOTTOSCALA - BLITZ DI BEPPE SALA STAMANE AL CDA DELLA SCALA: IL SINDACO DI MILANO HA FATTO SUO FORTUNATO ORTOMBINA, NOME PROPOSTO DA SANGIULIANO COME NUOVO SOVRINTENDENTE - PREVIA BENEDIZIONE DEL “SUOCERO” ABRAMO BAZOLI, DA DECENNI IL VERO “SOVRINTENDENTE’’ DEL TEMPIO IDENTITARIO DELLA CULTURA MENEGHINA, SALA HA PROPOSTO ORTOMBRINA IN QUANTO CONOSCE LA SCALA PER ESSERCI STATO PER 4 ANNI, NON È MAI STATO DI DESTRA E ALLA GUIDA DELLA VENEZIANA FENICE HA FATTO BENE - MOLTI MUGUGNI TRA I CONSIGLIERI CHE NON ERANO STATI FINORA INTERPELLATI

dominique meyer beppe sala chiara bazoli prima della scala 2023

DAGOREPORT

Blitz di Beppe Sala stamane al cda della Scala: il sindaco di Milano ha fatto suo Fortunato Ortombina, nome proposto da Sangiuliano come nuovo Sovrintendente. Previa  benedizione del “suocero” Abramo Bazoli, da decenni il vero “sovrintendente’’ del tempio identitario della cultura meneghina, Sala ha proposto Ortombrina in quanto conosce la Scala per esserci stato per 4 anni, non è mai stato di destra e alla guida della veneziana Fenice ha fatto bene Molti mugugni tra i consiglieri che non erano stati finora interpellati.

federica corsini e gennaro sangiuliano prima della scala 2022

 

SANGIULIANO ASSO PIGLIATUTTO: COSÌ SULLA SCALA HA CONVINTO SALA

Lisa Di Giuseppe per “Domani” – articolo del 10 marzo

 

Non tutti i mali vengono per nuocere. Così deve aver pensato Gennaro Sangiuliano quando in settimana si è trovato di fronte alla soluzione perfetta per il pasticcio Fuortes, la proposta del sindaco fiorentino Dario Nardella per l’incarico a sovrintendente del Maggio fiorentino, e soprattutto la disponibilità dell’ex amministratore delegato Rai a ricoprirlo. 

fortunato ortombrina

 

Si preannuncia molto diversa la partita milanese della Scala. Il tempo stringe, per l’indicazione del sovrintendente subentrante si prevedono in genere da tre a un anno di anticipo sulla scadenza dell’uscente, così da favorire il passaggio di consegne. Non è questo il caso: il mandato di Dominique Meyer termina a marzo 2025 e la soluzione per la successione è lontana. La prossima riunione del cda è in programma oggi, ma che la questione possa essere sciolta sembra difficile a chi conosce il dossier.

gennaro sangiuliano carlo fuortes foto di bacco

 

Lo schema è lo stesso del Maggio: il sindaco propone una terna di nomi e il ministero dà il via libera a quello già informalmente indicato dal Comune. Con la grande differenza che la Scala – pur avendo nel ministero il suo principale finanziatore – è una realtà più autonoma economicamente.

beppe sala chiara bazoli

 

Una circostanza che diluisce il potere di Sangiuliano, che pure una decina di giorni fa si è visto a cena col sindaco per chiudere la questione, apparentemente senza riuscirci. La verità è che una decisione c’è stata, ed è quella che a Milano si era cercato di evitare: anche stavolta il ministro dovrebbe veder soddisfatta la sua volontà, dopo che Sala – inizialmente d’accordo con Sangiuliano solo sull’opportunità di riportare a Milano un italiano, alla fine di vent’anni di direzioni straniere – avrebbe accettato la proposta del nome di Fortunato Ortombina.

chiara bazoli con il padre giovanni

 

LA PEDINA DELL’ANCI

Era la soluzione che meno piaceva al mondo scaligero e ai suoi oltre novecento dipendenti: il direttore è già stato alla Scala, anche se da allora molto è cambiato. Ma Ortombina – considerato un pragmatico capace – si è guadagnato il sostegno di Maria Elisabetta Alberti Casellati e Antonio Tajani accogliendo a Venezia Alvise Casellati, e qualificandosi agli occhi del mondo culturale di sinistra come uomo di destra.

ignazio la russa alvise casellati

 

Sembra che sul suo destino però abbia influito la moral suasion del suocero del sindaco, Giovanni Bazoli, a sua volta nel cda scaligero: alla fine ha preferito scendere a patti col ministro e confermare il suo ruolo di kingmaker. E così Sala avrebbe deciso di dare il via libera al candidato di Sangiuliano, complici anche una serie di scadenze culturali milanesi su cui non vuole andare al braccio di ferro permanente negli ultimi due anni del suo mandato.

 

Soprattutto pesa l’ambizione che coverebbe il sindaco di succedere ad Antonio Decaro come presidente dell’Anci. Per scalare l’associazione dei sindaci, utile piattaforma di respiro nazionale per costruire l’identità da federatore che fa gola a Sala, serve il consenso dei primi cittadini di destra. Quale migliore sponsor del governo Meloni?

 

alvise casellati e maria elisabetta alberti casellati

L’incarico che attende Ortombina non sarà semplice. La dilatazione dei tempi non ha fatto bene né al teatro né agli aspiranti sovrintendenti. Oltre a trovarsi di fronte un’eredità complessa da gestire («Meyer si lascerà alle spalle parecchie incompiute» dice chi conosce l’azienda operistica) hanno dovuto subire anche in questa partita la gestione «modesta» di cui si è avuto prova a Firenze.

 

Cadono gli altri nomi circolati nelle ultime settimane: Claudio Orazi, sovrintendente a Genova, piaceva al ministro, ma non ci sarebbe stato troppo feeling con il sindaco. Improbabile anche la soluzione ponte di un rinnovo di Meyer per uno o due anni anziché cinque.

 

Non è mai decollato il rapporto con il primo cittadino di Michele Dall’Ongaro, candidato di Gianni Letta e Giovanni Bazoli: inoltre, all’ombra del Duomo non vorrebbero un candidato troppo “romano” – Dell’Ongaro è presidente di Santa Cecilia – e in tanti sottolineano che l’opera è cosa del tutto diversa dai concerti sinfonici.

GIANNI LETTA ALLA CONVENTION PER I 30 ANNI DI FORZA ITALIA

 

Anche lui peraltro scavalcherebbe i settant’anni durante il mandato, come Meyer. E tutti sanno che Sangiuliano non può fare passi indietro sulla norma creata da lui stesso per offrire il San Carlo a Fuortes, accettando di rinunciare a direttori esperti e competenti per limiti d’età. Resterebbe, almeno sulla carta, Salvo Nastasi: ex direttore generale del ministero della Cultura.

 

Ha lavorato con governi di diverso colore ma da destra lo considerano ancora vicinissimo a Dario Franceschini. È già stato sovrintendente e molti gli riconoscono competenza, ma per ora non ci sono indizi concreti su un suo coinvolgimento nella trattativa. Sono stati citati poi Anna Maria Meo e Umberto Fanni: la prima a Parma è stata rinviata a giudizio, l’altro è direttore artistico a Mascate e sembra difficile che possa lasciare.

giuseppe sala

 

IL CASO FIORENTINO

Anche a Firenze alla fine il ministro ha ottenuto quel che voleva, finanche in barba a Fratelli d’Italia. Fuortes aveva lasciato viale Mazzini a maggio dell’anno scorso, spianando la strada all’avvento del tandem Roberto Sergio-Giampaolo Rossi. Come exit strategy era stato steso in fretta e furia un decreto per permettergli di insediarsi come sovrintendente al San Carlo di Napoli.

 

Peccato che Stéphane Lissner, il sovrintendente uscente eliminato con un limite anagrafico ad hoc, sia stato reintegrato dal tribunale. Fuortes, che non ha mai nascosto l’ambizione di prendere il posto di Dominique Meyer, era rimasto perplesso rispetto all’alternativa proposta dal ministro: aveva già rifiutato il Maggio fiorentino in passato. Dopo un lungo tergiversare, la settimana scorsa ha deciso di accettare la proposta di Nardella, con cui ha un solido rapporto personale: tutti contenti, sembrerebbe.

giovanni donzelli

 

A parte uno, Giovanni Donzelli: il responsabile territori di Fratelli d’Italia, storico braccio destro di Giorgia Meloni, non ha infatti gradito l’autonomia di Sangiuliano nella decisione, presa senza consultarlo. Di qui, l’indicazione al rappresentante del ministero nel consiglio direttivo Gennaro Galdo (a lui vicinissimo) di esprimersi in favore di Ninni Cutaia. Il ministero ha dovuto abbozzare con una nota in cui prometteva di riesaminare i curriculum dei candidati: resta il fatto che nominare Fuortes risolverebbe un grosso problema sia a Nardella sia a Sangiuliano.

 

L’aspettativa è che l’operazione vada in porto, Donzelli se ne faccia una ragione e il manager possa prendere in mano la complicata situazione dell’ente, reduce da un commissariamento e bisognoso di un dirigente stimato (più per il suo operato nella cultura che per la sua gestione del servizio pubblico, osserva qualcuno). Se tutto dovesse andare secondo programma, il Pd – già in campagna elettorale – porterebbe a casa un successo piazzando sulla casella un nome d’area che può anche contare su solidi contatti in Rai.

marino sinibaldi foto di bacco (2)

 

Ma Sangiuliano, che a dicembre ha proceduto a una grossa infornata di nomi, ha un sacco di tavoli aperti da gestire. Il suo metodo non è passato inosservato: tra fedeltà e competenza finora ha spesso preferito la prima, come nel caso di Marino Sinibaldi. Il Centro per il libro e la lettura che dirigeva è stato affidato a inizio anno ad Adriano Monti Buzzetti Colella.

 

mauro mazza foto di bacco

Stesso discorso per Mauro Mazza, diventato in corsa commissario straordinario per la partecipazione alla Buchmesse di Francoforte al posto di Riccardo Franco Levi: Nicola Lagioia – ex direttore del Salone del libro di Torino – si è limitato a commentare che «ciò che si stava facendo male ora rischia di essere fatto peggio». Di Mazza a via del Collegio romano segnalano l’autonomia rispetto alle gerarchie ministeriali: «Ascolta solo palazzo Chigi» dicono. E c’è chi fra le ambizioni dell’ex direttore di Raiuno cita il consiglio d’amministrazione Rai in quota FdI.

 

LE ALTRE NOMINE

giorgia meloni beatrice venezi

Anche nel settore culturale la destra sconta la storica carenza di classe dirigente: se Sangiuliano dovesse decidere di accelerare sulla riforma ministeriale si ritroverebbe di fronte – grazie a diverse moltiplicazioni dei direttori negli anni – un numero altissimo di posti da “super direttore” da assegnare (sono passati dai venti del 2016 ai 60 di oggi), con pochissimi tecnici a cui rivolgersi per presidiarli.

 

In queste settimane l’attenzione del ministro è rivolta anche al destino del teatro La Fenice di Venezia, dove Ortombina si è guadagnato la simpatia della destra aprendo a Casellati jr. Il suo nome parrebbe sulla buona strada della conferma, magari con una direzione artistica o una consulenza a Beatrice Venezi.

alberto barbera - festival del cinema di venezia 2023

 

“Il direttore” bandiera del sovranismo culturale, già consigliera di Sangiuliano, in Laguna può contare sull’amicizia di Pietrangelo Buttafuoco, appena nominato direttore della Biennale. Sempre a Venezia sembrerebbe scontato il rinnovo di Alberto Barbera alla direzione della Mostra del cinema. Per le settimane a venire è anche in programma l’annuncio della prossima capitale della cultura: il titolo dovrebbe andare a L’Aquila, un’ottima carta che la destra si è già spesa in campagna elettorale.

Ultimi Dagoreport

matteo piantedosi claudia conte

TUTTE LE DOMANDE SUL CASO CONTE-PIANTEDOSI – PERCHÉ CLAUDIA CONTE, CHE SOSTIENE DI ESSERE UNA “PERSONA MOLTO RISERVATA”, HA DECISO DI ROMPERE GLI INDUGI E DICHIARARE AL MONDO LA SUA RELAZIONE CON IL MINISTRO DELL’INTERNO PROPRIO ADESSO? LA GIORNALISTA E “PRODUCER” DEI SUOI AFFARI SI È RESA CONTO DI AVER MESSO IN DIFFICOLTÀ IL PREFETTO IRPINO, E PURE SE STESSA (I SUOI INCARICHI PASSATI E FUTURI SARANNO PASSATI AL SETACCIO) – CON TUTTI I GIORNALISTI CHE CONOSCE, PERCHÉ CLAUDIA CONTE SI È FATTA INTERVISTARE DAL “FRATELLINO D’ITALIA” MARCO GAETANI, CONCORDANDO PRIMA LA DOMANDA SU PIANTEDOSI? IL BOCCOLUTO CONDUTTORE DI RADIO ATREJU SI È ACCORTO CHE LA NOTIZIA SAREBBE STATA UNA BOMBA SU PALAZZO CHIGI? – INFINE, LA DOMANDA DELLE DOMANDE: QUAL È L’OBIETTIVO DEL “COMING OUT”? C’È UN INTERESSE SINGOLO O MULTIPLO? E DI CHI? È DI CONTE E PIANTEDOSI INSIEME? DELLA SOLA EX "RAGAZZA CINEMA OK"? OPPURE LA NOTIZIA INTERESSA ANCHE QUALCUN ALTRO, CON CONSEGUENZE POTENZIALMENTE FATALI PER IL GOVERNO?

parolin papa leone xiv prevost pena parra barbara jatta franceaca francesca immacolata chaouqui

DAGOREPORT - GRRRRR! LA ZAMPATA DI PAPA LEONE: IN SOFFITTA L’ERA BERGOGLIO, PIENI POTERI A PAROLIN - PREVOST HA RESTITUITO IL FAVORE DELLA SUA ELEZIONE AL TRONO DI PIETRO CONCEDENDO, FINALMENTE IL GOVERNO DELLA CHIESA A PIETRO PAROLIN - PER 13 ANNI IL SEGRETARIO DI STATO E' STATO INFATTI IGNORATO E UMILIATO, PREFERENDO IL PAPA ARGENTINO FARSI RIMBAMBIRE DAL DISCUSSO EDGAR PEÑA PARRA, UNA SORTA DI RASPUTIN NELLE STANZE DI SANTA MARTA - COME NUOVO SOSTITUTO AGLI AFFARI GENERALI DELLA SEGRETERIA DI STATO ARRIVA PAOLO RUDELLI, MENTRE PEÑA PARRA VIENE ACCANTONATO COME NUNZIO IN ITALIA MA PARE CHE DURERÀ POCO: IL SUO NOME È DESTINATO A RIENTRARE NELLE CARTE DEL PROCESSO BECCIU - CON PAROLIN LA CURIA TORNA AD ESSERE UN'ISTITUZIONE CATTOLICA. E FORSE PER QUESTO C’È GRANDE AGITAZIONE TRA “LE CARDINALESSE” DELL'ERA BERGOGLIO, PRIVE DELLO SCUDO  DELLO SCUDO DI PEÑA PARRA: SUOR RAFFAELLA PETRINI, PRESIDENTE DEL GOVERNATORATO VATICANO; BARBARA JATTA, DIRETTRICE DEI MUSEI VATICANI; L’AVVOCATO CANONICO LAURA SGRÒ, PALADINA DI CAUSE MOLTO MEDIATIZZATE E FRANCESCA IMMACOLATA (SI FA PER DIRE) CHAOUQUI...

matteo piantedosi claudia conte

FLASH – FERMI TUTTI: MATTEO PIANTEDOSI E CLAUDIA CONTE SI CONOSCEVANO GIÀ PRIMA CHE IL PREFETTO IRPINO DIVENTASSE MINISTRO! IL 16 DICEMBRE 2021, PIANTEDOSI PARTECIPÒ ALLA PRESENTAZIONE DEL ROMANZO DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, “LA LEGGE DEL CUORE”. UN EVENTO PATROCINATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA, ALLORA GUIDATO DA “SU-DARIO” FRANCESCHINI – GLI “ADDETTI AI LIVORI” “DATANO” L’INIZIO DELLA RELAZIONE TRA I DUE AL 2023, QUANDO CLAUDIA CONTE MODERÒ UN CONVEGNO SULL'EREDITÀ DI ALDO MORO AL SENATO, A CUI PARTECIPAVA IL MINISTRO DELL'INTERNO. AVEVANO INIZIATO A FREQUENTARSI PRIMA?

claudia conte

DAGOREPORT - COME MAI I CAMERATI VIA DELLA SCROFA HANNO MESSO SU UNA SCENEGGIATA PER SPUTTANARE LA LIASON TRA IL MINISTRO DEGLI INTERNI MATTEO PIANTEDOSI E LA CURVACEA CLAUDIA CONTE? - SAPETE CHI E' STATO AD INTERVISTARLA? NIENTEMENO CHE IL SOCIAL MEDIA STRATEGIST DI FRATELLI D’ITALIA ALLA CAMERA, MARCO GAETANI, UN BOCCOLUTO DONZELLIANO TENDENZA ARIANNA - BENE: SE TUTTO È STATO CUCINATO IN VIA DELLA SCROFA, PERCHÉ STENDERE IL TAPPETO ROSSO ALLA DICHIARAZIONE D'AMORE DELLA "PREZZEMOLONA" DEI PALAZZI ROMANI, METTENDO IN MUTANDE IL NUMERO UNO DEL VIMINALE? - PERCHE' LA SUA POLTRONA È DA ANNI RICHIESTA VIGOROSAMENTE INDIETRO DA MATTEO SALVINI, DI CUI PIANTEDOSI ERA ALL'EPOCA IL SUO FIDO CAPO DI GABINETTO, POI PASSATO SOTTO L'ALA DELLA MELONA ACCHIAPPATTUTTO? - VISTO CHE È IN VENA DI RIVELAZIONI, PERCHÉ CLAUDIA CONTE NON CI DICE DA QUANTO TEMPO VA AVANTI LA SUA AFFETTUOSA AMICIZIA CON IL MINISTRO DELL'INTERNO? ''TRE ANNI DI PIANTEDOSI'', COME QUALCHE "ADDETTO AI LIVORI" SUSSURRA? PERCHÉ - MA GUARDA TU IL CASO! - È PROPRIO DA TRE ANNI CHE LA STELLA DI CLAUDIA HA INIZIATO A SBRILLUCCICARE NEI CIELI TRICOLORI - VIDEO

donald trump roberto cingolani

FLASH! – L’INCAZZATURA DI MELONI CON ROBERTO CINGOLANI? FOLLOW THE MONEY! L’IRRITAZIONE DELLA PREMIER CON L’AD DI LEONARDO NON SI DEVE A QUESTIONI POLITICHE O AL SOLO DESIDERIO DI FARE PIAZZA PULITA DOPO LA BATOSTA REFERENDARIA. LA “COLPA” DI CINGOLANI È DI AVER PROGETTATO IL SOFISTICATISSIMO SCUDO ANTI-MISSILE “MICHELANGELO DOME”. DAGLI STATI UNITI SI ASPETTAVANO CHE L’ITALIA, COME LA GERMANIA, RICORRESSE AL COLLAUDATO SISTEMA ISRAELO-AMERICANO “IRON DOME”, A CUI IL PROGETTO ITALIANO FAREBBE UNA BELLA CONCORRENZA…