BO-RDELLO CINESE - AL VIA IL PROCESSO (FARSA?) A BO XILAI, IL NEMICO NUMERO UNO DI XI JINPING

Ilaria Maria Sala per La Stampa

Dopo un'attesa di più di un anno, si terrà oggi a Jinan, capitale della regione costiera del Shandong, il processo all'ex segretario di Partito di Chongqing, Bo Xilai, caduto in disgrazia dopo una serie di scandali senza precedenti in Cina.

Una traiettoria inimmaginabile lo ha portato dall'essere uno dei «principi rossi» con le maggiori probabilità di entrare a far parte del Comitato Permanente del Politburo, a essere imputato in una storia scabrosa, contrassegnata da omicidi e corruzione, abusi di potere e tentativi di defezione al Consolato americano.

Figlio del leader rivoluzionario Bo Yibo, dopo una giovinezza segnata dagli alti e bassi politici del padre, negli Anni 80 Bo Xilai inizia la sua carriera all'interno del Partito Comunista: dapprima nella città di Dalian, poi come governatore del Liaoning, poi per un breve periodo ministro del Commercio e infine, a partire dal 2007, a Chongqing.

Negli anni il suo stile politico è andato definendosi: populista, amante dell'attenzione dei media in un Paese in cui questo non usa, diretto e vendicativo, brutale con i nemici ma capace di suscitare forti lealtà nei ranghi della «nuova sinistra» cinese.

A Chongqing aveva messo in piedi un sistema che comprendeva un ritorno ai tempi del maoismo per retorica e propaganda, e una crescita spericolata in economia (+16% il Pil di Chongqing del 2012) grazie a massicci investimenti statali nelle infrastrutture come nella costruzione di case popolari, nonché una campagna contro la criminalità che ha tolto di scena con metodi violenti tanto i farabutti quanto i suoi nemici personali.

Qualcosa però è andato molto storto. In parte, è stata la capacità di Bo di farsi dei nemici. Poi c'è la sordida vicenda della moglie, in carcere dall'agosto scorso per l'uccisione dell'uomo d'affari britannico Neil Heywood, avvelenato, pare, dopo che una contrattazione si era conclusa male.

Una storia con innumerevoli zone d'ombra - e del resto, proprio su questo caso si sono avute le clamorose dimissioni di Wang Xuemei, una delle maggiori esperte forensi cinesi, che si è detta «disgustata» dei metodi e delle conclusioni dell'accusa.

L'omicidio infatti, avvenuto nel novembre del 2011, è venuto a galla pubblicamente solo nel febbraio 2012, poco dopo il tentativo di defezione negli Usa di Wang Lijun, il superpoliziotto ex braccio destro di Bo Xilai, che oggi per questo sconta 15 anni di prigione.

Il tentativo di coprire il crimine della moglie, e gli abusi commessi durante la campagna contro l'illegalità, sono i principali atti di accusa contro Bo, ma ha giocato a suo sfavore anche la vita stravagante fatta di feste e gli eccessi di ogni tipo del figlio, Bo Guagua - inaccettabili in era di social media.

Ciò nonostante, ieri, davanti alla Corte di Jinan un pugno di manifestanti ha deciso di protestare in sostegno a Bo, sfidando l'arresto. E nei ranghi di quella «nuova sinistra» che trova molto discutibile l'attuale orientamento economico e politico del Paese, molti esprimono apertamente la loro contrarietà per il trattamento subito da Bo.

Fra i suoi detrattori principali, invece, ci sarebbe lo stesso Xi Jinping, il nuovo presidente cinese, che ha assunto i poteri proprio mentre si faceva definitiva la caduta di Bo. E malgrado la spessa coltre di segreti che ancora circonda questo caso, che di certo non saranno svelati dal processo odierno, mai prima d'ora il Partito Comunista cinese si era ritrovato così esposto agli sguardi di tutti.

 

 

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