1. BOFFO SI TOGLIE QUALCHE MACIGNO DALLE SCARPE: ‘’UNA VOLTA AVREI DETTO CHE IL METODO FOSSE STATO IDEATO DA FELTRI. POI HO APPROFONDITO E HO CAPITO CHE C'ERA SALLUSTI A SUGGERIRGLI. FELTRI HA DETTO PUBBLICAMENTE CHE “LA FORTUNA DI SALLUSTI L'HA FATTA BOFFO. POSSO SOSPETTARE CHE MI ABBIA DATO UNA POLPETTA AVVELENATA” 2. ‘’IL CASO CANCELLIERI? NON È METODO BOFFO MA DEPISTAGGIO. È UTILE A DISTRARRE” 3. AUTOCRITICA: “AVREI DOVUTO DIMETTERMI PIÙ IN FRETTA DI QUEL CHE HO FATTO. E INVECE HO ASPETTATO. E SOLO QUANDO HO SENTITO CHE IL DIRETTORE DELL'OSSERVATORE ROMANO (GIAN MARIA VIAN, NDR) MI SCARICAVA, HO CAPITO CHE NON ERA SOLO UNA FACCENDA MEDIATICA, MA UNA FACCENDA CLERICAL MEDIATICA COME POI È EMERSO DAL LIBRO DI NUZZI” 4. ‘’CON SALLUSTI;FAREMO I CONTI FRA 100 ANNI QUANDO SAREMO TUTTI DALL'ALTRA PARTE...”

Giovanna Faggionato per Lettera43.it

Il suo nome è diventato sinonimo della macchina del fango, di campagne politiche combattute sulla punta di una penna spudorata.
L'ultima a invocarlo è stata Anna Maria Cancellieri, ministro della Giustizia finita sulla graticola per una telefonata assai scomoda in cui chiedeva la scercerazione di Giulia Ligresti.
«Non mi faccio intimidire dal metodo Boffo. Non consento si passi sopra il mio onore», ha detto citando l'ultimo articolo di Libero che elencava le sue presunte proprietà.

Il riferimento è alla campagna lanciata nel 2009 da Il Giornale ai danni dell'allora direttore de L'Avvenire, Dino Boffo appunto. Involontario tirolare del copyright entrato nel gergo della lotta politica per indicare l'impiego di mezze verità mescolate a bugie, in una guerra fatta di colpi bassissimi per screditare (o rovinare) l'avversario, utilizzando l'informazione.

LA FALSA NOTA DI FELTRI.
Quella guerra è costata a Dino Boffo moltissimo. Praticamente metà della sua vita: 15 anni di direzione ad Avvenire, quotidiano in cui era entrato da redattore nel 1978, dopo un'esistenza nell'Azione cattolica e alla corte di papa Karol Wojtyla. Fu costretto a lasciare la poltrona quando, nel settembre 2009, Vittorio Feltri (poi sospeso per tre mesi dall'ordine dei giornalisti) pubblicò una falsa nota in cui lo definiva «un noto omosessuale attenzionato dalla polizia».

Fu solo l'inizio. Poi vennero Giulio Tremonti, Angelino Alfano e i ministri autoproclamatisi diversamente berlusconiani. 
«Più che metodo Boffo dovrebbe chiamarsi metodo Feltri», ha commentato con Lettera43.it, in una delle rarissime interviste concesse, la vittima numero uno della macchina del fango. «Anzi, nemmeno di Feltri: si tratta del metodo Sallusti», ha precisato Boffo.

Domanda. Bisogna cambiare il copryright, insomma?

Risposta. Una volta avrei detto che il metodo fosse stato ideato da Feltri. Poi ho approfondito e ho capito che c'era Sallusti a suggerirgli.

D. Quando lo ha capito?

R. Il 2 febbraio del 2010, quando ho accettato un invito a pranzo di Feltri. All'epoca lui ha scelto di raccontarmi alcune cose che io non sapevo, e sui cui quindi non potevo avere certezze. Ma ne ho avuto una conferma la settimana scorsa (a fine ottobre 2013, ndr) quando Feltri è stato intervistato a La Zanzara.

D. In quell'occasione Feltri ha detto pubblicamente che «La fortuna di Sallusti l'ha fatta Boffo. Posso sospettare che mi abbia dato una polpetta avvelenata».

R. Esatto: l'idea dunque arrivava da Sallusti.

D. Ma non c'è stato solo quello. Solo a memoria il metodo Boffo è stato invocato da Tremonti negli interrogatori sulla P4, quando Feltri se l'è presa con Fiorello e di recente persino dai ministri Pdl.

R. Sì e prima di Tremonti ricordo altri casi. Io ho segnato e conservato tutto.

D. Vede una trama comune in questi episodi?

R. Capisco che quelli che hanno usato il 'metodo' contro di me ora lo usano tra loro. Non c'entrano destra e sinistra: è una guerra tra di loro. Questo è il paradosso.

D. Le dà fastidio che il suo cognome sia diventato il sinonimo della macchina del fango?

R. Il mio cognome è circolato ingiustamente e troppo a lungo. A rivederlo ora invece capisco. Prima mi dava fastidio, ora molto meno. Ho capito che è entrato nel gergo. Oggi stesso ho visto il titolo e quasi non ci ho fatto caso.

D. Pensa che il caso Cancellieri sia inserito nella stessa trama?

R. Noi italiani siamo maestri nel depistare l'attenzione creando polemiche. Per esempio per non parlare della legge di Stabilità dei problemi veri.

D. Depistaggio, addirittura.

R. Penso che il caso Cancellieri non sia omologabile agli altri. Ma che alla fine sia molto semplice. Però è utile a distrarre.

D. I giornalisti non hanno sviluppato gli anticorpi contro il 'metodo'?

R. Penso che sia una mancata una riflessione da parte dei giornalisti. Che classe giornalistica stiamo tirando su? Questa è la domanda che dovremmo farci. Sembra in voga il giornalista che si attacca al carro del padrone, fosse anche il direttore.

D. Dice che il metodo Sallusti è diventato un metodo di educazione dei giornalisti?

R. È diventato un problema di coscienza giornalistica. Giornalisti che non controllano le fonti. Che non fanno una chiamata. Nel mio caso bastava mettere un riquadro e dire 'Boffo smentisce'. E invece hanno titolato per 10 giorni come se avessi messo altrettante bombe sui treni. È il metodo: creare controversie che distraggono.

D. Ha mai pensato che alla fine avrebbe potuto evitare di dimettersi?

R. No, anzi. Avrei dovuto dimettermi più in fretta di quel che ho fatto. E invece ho aspettato. E solo quando ho sentito che il direttore dell'Osservatore romano (Gian Maria Vian, ndr) mi scaricava, ho capito che non era solo una faccenda mediatica, ma una faccenda clerical mediatica come poi è emerso dal libro di Gianluigi Nuzzi.

D. Cosa direbbe oggi a Sallusti?

R. Nulla. No, davvero nulla.

D. Niente?

R. Che fra 100 anni quando saremmo tutti dall'altra parte... ecco, vedremo là.

 

SALLUSTILO SCONTRO TRA SALLUSTI E CICCHITTO A BALLARO FACCI MASCHERATO DA SALLUSTI ALLA PRIMA DELLA SCALADINO BOFFO BOTTA DI SONO PER BOFFO sallusti-porro-feltriANNAMARIA CANCELLIERI resize ANNAMARIA CANCELLIERI resize ANGELINO ALFANO E GIULIO TREMONTI - Copyright PizziGIANLUIGI NUZZIGianluigi Nuzzi cover Sua Santità

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