BOLDRINI CHIAGNE CON KYENGE MA GRASSO SE NE FOTTE: LO “IUS SOLI” NON S’HA DA FARE

Francesca Angeli per "il Giornale"

Pietro Grasso non è contrario allo ius soli. Ma lo vuole molto molto «ristretto». Evidentemente non tutta la sinistra è convinta che l'integrazione passi attraverso l'automatica concessione della cittadinanza a chi nasce nel nostro paese.

Ed infatti a frenare gli entusiasmi del ministro per l'Integrazione, Cécile Kyenge, che ha trovato una fervida alleata nel presidente della Camera, Laura Boldrini, è la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, Pietro Grasso: «Non possiamo fare in modo che l'Italia diventi il paese dove sbarcano le puerpere soltanto per ottenere la cittadinanza italiana per i figli - taglia corto Grasso - Ci vogliono regole».

L'ex procuratore nazionale antimafia quando parla di regole intende precisi paletti che vada-no a restringere l'accesso a quel diritto perché il suo timore è che si venga in Italia a frotte soltanto per ottenere la cittadinanza. Le ragioni sono evidenti: la facilità di accesso attraverso i nostri confini e il nostro sistema sanitario che, seppure assai vituperato negli ultimi anni, offre garanzie molto più alte di assistenza gratuita rispetto ad altri paesi.

«Lo ius soli va temperato dallo ius culturae spiega Grasso - la possibilità di dare la cittadinanza a coloro che hanno imparato o seguito un corso professionale nel nostro paese. Oppure che almeno un genitore soggiorni nel nostro paese da almeno cinque anni, che uno dei genitori sia nato nel nostro paese e vi soggiorni quando è nato il figlio ». Insomma giusto dare la cittadinanza a chi condivide il nostro modo di vivere, la nostra cultura e tradizioni come indubbiamente accade per molti ragazzi nati e cresciuti qui.

«Ci sono giovani che frequentano le nostre scuole e tifano le nostre squadre- prosegue Grasso - si sentono italiani e questo è molto bello. Perché non dare a questa umanità la possibilità di condividere quello che l'Italia può dare?». La posizione di Grasso risulta così ugualmente distante sia da quella del ministro Kyenge sostenuta da una parte del Pd e da Sel, sia da quella del centrodestra che è schierato in buona parte per lo ius sanguinis : sei italiano, se sei figlio di italiani.

Ma che dimensione ha questo fenomeno al momento? Ci sono circa 140mila richieste in attesa di ottenere una risposta. Dal 2008 al 2010 si sono concluse con esito favorevole circa 40mila procedimenti all'anno, comprendendo sia chi ha ottenuto la cittadinanza per residenza sia chi è diventato italiano con il matrimonio.

Cifre piuttosto ridotte che sembrano dar ragione al sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, che esprime apprezzamento per il ministro Kyenge ma giudica un errore «porre per prima una questione come lo ius soli che è meno sentita dalla comunità straniera». Le priorità degli immigrati, dice Tosi, sono altre: il lavoro, la casa, la scuola.

Oltre a quello sullo ius soli Grasso ha aperto anche un altro fronte di polemica questa volta all'indirizzo dei suoi colleghi senatori. Il presidente ha deciso che attiverà un registro delle presenze in aula, come a scuola, rendendo pubblici i nomi di presenti ed assenti. «Non si potrà mai obbligare nessuno ad essere presente - osserva Grasso perché i senatori non sono dei dipendenti ma devono rispondere ai loro elettori ed io credo che il consenso per i parlamentari sia molto importante».

Nessun obbligo certo ma brutta figura garantita per chi dovesse risultare un assenteista. E Grasso ritiene pure che si possa anche «fare a meno» dei senatori a vita. Qualcosa di superato perché «si tratta di una nomina che risale al periodo regio».

 

boldrini-grassoGRASSO E BOLDRINI IN DIRETTA A BALLAROkyengeFLAVIO TOSI DOPO LA RIELEZIONE A SINDACO DI VERONA FLAVIO TOSI

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