1. LA BOMBA TELECOM ARGENTINA POTREBBE ESPLODERE NELL’ASSEMBLEA DI DICEMBRE CHE SI PREANNUNCIA AL CALOR BIANCO PER I MOVIMENTI DI MARCO FOSSATI (SOCIO AL 5%) E DEI PICCOLI RISPARMIATORI CHE PORRANNO DOMANDE IMBARAZZANTI A PATUANO E A GALATERI PESCATO CON LE MANI NEL SACCO DI UN CLAMOROSO CONFLITTO DI INTERESSI 2. VENDITA ALITALIA: AIR FRANCE E’ PROTETTA DA UN ACCORDO PARASOCIALE A 9 ANNI. QUALSIASI NUOVO AZIONISTA, ARABO, RUSSO, CINESE, DOVRÀ NEGOZIARE CON PARIGI: A QUALE VALORE I FRANCESI CEDERANNO LE LORO QUOTE? SI POTREBBE ARRIVARE ALL’ASSURDO CHE CON I QUATTRINI NECESSARI, POTREBBERO COMPRARSI TUTTA LA COMPAGNIA 3. SALOTTI BUONI, POTERI MARCI E AVVOCATI FAMELICI. QUELLA VOLTA CHE A GIANNI VARASI CHIEDERE UN PARERE A GUIDO ROSSI SU UN PATTO DI SINDACATO COSTÒ 750 MLN 4. PER LETTA E SACCOMANNI PRIVATIZZAZIONE SI INTENDE IL TRASFERIMENTO DELLA PROPRIETA’ DI UN’AZIENDA PUBBLICA DALLO STATO ALLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI?

1. LA BOMBA TELECOM ARGENTINA POTREBBE ESPLODERE NELL'ASSEMBLEA DI DICEMBRE
Sulla vendita precipitosa di Telecom Argentina, la controllata del Gruppo, si stanno alzando nubi minacciose.

Nemmeno gli uscieri di Telecom che hanno battuto le mani quando Franchino Bernabè ha lasciato la sua scrivania con alle spalle il quadro di Andy Warhol, sono riusciti a capire perché Marco Patuano abbia convinto i soci a correre come una gazzella per mettere nelle mani dell'anonimo miliardario messicano David Martinez uno dei gioielli della società. Che Telecom abbia un bisogno disperato di fare cassa non è una scoperta ed e' diventata un'emergenza dopo i dati dell'ultima trimestrale e la bocciatura del titolo a spazzatura arrivata da Goldman Sachs, la madre di tutti i rating.

Tuttavia sin da quando la notizia è diventata ufficiale molti analisti hanno parlato di svendita della società argentina e l'importo di 859 milioni di dollari non è apparso in linea con le potenzialità dell'azienda sudamericana. Che qualcosa di strano stia dietro quell'operazione è ormai una sensazione diffusa, e anche se gli uscieri di Telecom parlano senza mezzi termini di scandalo per adesso l'anomalia resta circoscritta alle modalità e ai tempi con cui il fulvo Patuano ha spinto sull'acceleratore per portare a casa i quattrini.

I dubbi hanno solleticato anche la curiosità dei giornalisti soprattutto di quelli che invece di "passare" le veline delle aziende (sono davvero molti!), hanno ancora la voglia di capire come sono andate le cose. Uno di questi disperati è Claudio Gatti, il giornalista del "Sole 24 Ore" che poche settimane fa ha sollevato il velo sulle operazioni del buon Perissinotto alle Generali. Con la pazienza del topo che scava nel formaggio Gatti è riuscito a mettere le mani sui verbali delle ultime riunioni del consiglio di amministrazione di Telecom sequestrati dalla Guardia di Finanza su richiesta della Consob proprio il giorno dopo l'annuncio dell'operazione argentina.

E qui saltano fuori alcuni dettagli di non poco conto che rischiano di aggiungere ombre all'operazione precipitosa di Patuano che nel suo operato e di quel conte piemontese , Gabriele Galateri di Genola, che siede nel consiglio di Telecom in rappresentanza delle Generali dove la fortuna lo ha portato nell'aprile 2011.

Adesso gli uscieri di Telecom stanno leggendo i verbali da cui si evince che nel consiglio di amministrazione del 7 novembre durante il quale Patuano e Galateri hanno portato a casa il consenso degli altri soci sulla vendita di Telecom Argentina, c'è stata una maretta inattesa. Per gli uscieri il godimento massimo deriva dalla scoperta che in quella riunione a rompere i coglioni sull'operazione argentina non è stato il solito Luigi Zingales, il barbuto e attento professore di Boston, ma una donna di 52 anni che si chiama Lucia Calvosa e siede del consiglio di amministrazione di Telecom come indipendente.

Finora il suo nome non era mai balzato alle cronache perché di questa professoressa pisana ,che nel 2005 è stata insignita dall'università locale dell'Ordine del Cherubino, si sono sempre apprezzate la competenza nel diritto commerciale e le sue esperienze nel mondo delle banche che l'hanno portata per tre anni a diventare presidente della Cassa di Risparmio di San Miniato.

Secondo la ricostruzione del giornalista Gatti è stata lei a chiedere in modo esplicito se la cessione di Telecom Argentina poteva sollevare qualche conflitto di interessi tra i soci di Telco, la scatola costituita da Telefonica, IntesaSanPaolo, Mediobanca e Generali che con il 22,5% delle azioni ordinarie controlla Telecom.

La Calvosa è stata davvero curiosa e la sua domanda non era per nulla pretestuosa, anzi metteva il dito proprio sul conflitto di interessi che tocca il socio Generali che in Argentina si ritrova sottobraccio alla discussa famiglia Verthein, azionista di minoranza di Telecom Argentina.

È facile immaginare l'imbarazzo e l'enorme scocciatura che il quesito ha posto agli occhi dell'ineffabile Galateri di Genola (presidente di Generali e uomo da sempre avvezzo a muoversi senza incidenti nelle corsie preferenziali del potere). Resta il fatto che dopo le riserve messe a verbale dalla curiosa Calvosa dopo il primo consiglio di amministrazione di Telecom se ne è tenuto un altro nel pomeriggio dell'11 dal quale è uscita una lapidaria dichiarazione in cui si confermava il mandato a Patuano e al management per finalizzare la cessione di Telecom Argentina.

Potrebbe finire qui, ma in realtà dietro questo curioso balletto di comunicati si intravedono le anomalie di un'operazione che è stata fatta in fretta e furia per mettere nelle mani del miliardario Martinez una società che, secondo il racconto di Claudio Gatti, nel 2010 era stata valutata in un'asta ,poi abortita, circa 300 milioni di dollari, mentre adesso ha circa 650 milioni in cassa. E a differenza di quanto è avvenuto due anni fa la cessione è avvenuta senza alcuna asta e per un importo di poco superiore agli 800 milioni di cui si parlava tre anni fa.

A questo punto gli uscieri di Telecom pensano che il buon Patuano e il fortunato Galateri di Genola (socio di Telco e presidente di quella Generali che vanta nei confronti della famiglia Werthein un grosso credito) prima di arrivare all'atto finale saranno bombardati ad altezza d'uomo.

La miccia accesa dalla Calvosa curiosa non è affatto pretestuosa, e potrebbe esplodere nell'assemblea di dicembre che si preannuncia al calor bianco per i movimenti di Marco Fossati (socio al 5%) e dell'Associazione dei piccoli risparmiatori. In quella sede saranno numerosi i piccoli azionisti che porranno domande imbarazzanti al fulvo Patuano e all'ineffabile Galateri di Genola pescato con le mani nel sacco di un clamoroso conflitto di interessi.


2. VENDITA ALITALIA: AIR FRANCE E' PROTETTA DA UN ACCORDO PARASOCIALE A 9 ANNI.
Mentre gli emiri che hanno annunciato l'acquisto di 150 nuovi aerei, stanno facendo shopping tra comandanti e piloti dell'Alitalia, c'è chi non ha abbandonato l'idea di un intervento da parte della compagnia Etihad nel salvataggio della società italiana.

La speranza è confortata dalla notizia che Enrichetto Letta ha spedito al Salone aeronautico di Abu Dhabi Fabrizio Pagani per cogliere negli occhi degli Emiri un lampo di interesse. Questo Pagani è un amico di Letta che si è laureato alla Sant'Anna di Pisa e già nel '99 ha affiancato il presidente del Consiglio quando questi era ministro dell'Industria e Commercio estero.

Poi se ne è andato all'Ocse, è rientrato ancora una volta a Palazzo Chigi quando Enrichetto durante il secondo governo Prodi era sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ed è sempre stato considerato un uomo di fiducia da utilizzare come sherpa nei vertici internazionali.

Sono in molti a dubitare che la missione di Pagani abbia successo, perché è difficile trovare fuori dall'Europa un partner disposto a diventare socio di minoranza in una società come l'Alitalia schiantata dai debiti e dai vincoli sindacali.

Sullo sfondo c'è poi un dettaglio di non poco conto che sembra sfuggito alla maggior parte degli osservatori e riguarda ancora una volta i rapporti con AirFrance. Per capire il senso di questo dettaglio, per nulla irrilevante, bisogna tornare all'intervista di venerdì scorso che Alexandre de Juniac, il numero uno di AirFrance-Klm, ha concesso al quotidiano "la Repubblica". A un certo punto della chiacchierata raccolta dalla corrispondente del giornale Anais Ginori, il manager parigino dichiara testualmente: "la nostra partnership siglata nel 2009 ha una durata di 9 anni. Vediamo se effettivamente c'è un altro partner".

Dietro queste parole c'è chi intravede un messaggio molto importante. Sembra infatti di capire che i francesi abbiano un accordo a 9 anni con l'Alitalia sottoscritto in un patto parasociale che li protegge. Questo vuol dire che qualsiasi nuovo azionista, arabo, russo, cinese, dovrà negoziare con AirFrance e avere il gradimento della compagnia se intende eventualmente comprare la sua quota del 25% sottoscritta nel 2008.

A questo punto sorge una domanda: a quale valore i francesi cederanno eventualmente le loro quote? sarà un valore di mercato oppure ,in nome della forza contrattuale che già cinque anni fa sentivano di avere tra le mani, hanno previsto una valore già all'epoca molto più alto? Ah saperlo..., direbbe Dagospia nella sua infinita miseria.

Resta comunque il sospetto che una nuova compagnia aerea dovrà liquidare AirFrance ad un valore che oggi è imprecisato. Si potrebbe arrivare all'assurdo che, con i quattrini necessari per liberarsi dei presuntuosi parigini, si riuscirebbe a comprare tutta la Compagnia.


3. QUELLA VOLTA CHE A GIANNI VARASI CHIEDERE UN PARERE A GUIDO ROSSI SU UN PATTO DI SINDACATO COSTÃ’ 750 MLN
Con un colpo di reni ad effetto il placido Giuseppe Vegas, l'uomo che dal novembre 2010 guida la Consob, ieri ha detto che la lunga pagina dei patti di sindacato è definitivamente chiusa.

Per chi segue le vicende della finanza non è una novità, ma che sia proprio Vegas a declamare il de profundis sull'intreccio perverso che per molti anni ha garantito gli interessi di primarie banche e aziende italiane può essere segnato come un punto di partenza verso l'apertura dei mercati e la fine dei giochetti con le scatole cinesi. Per il presidente della Consob dal 2010 ad oggi i patti di sindacato, cioè il meccanismo giuridico che in maniera prevalentemente obliqua ha regolato i rapporti tra soci di diverse società, sono scesi dal 2010 ad oggi da 51 a 43.

Ormai il controllo del 60% delle imprese quotate - ha aggiunto Vegas - è nelle mani delle famiglie e l'ultimo episodio che riguarda lo scioglimento del patto di sindacato in Rcs è un altro segno della svolta dentro il mondo dell'economia. Un po' di stupore ha destato la battuta di Vegas su Mediobanca quando ha detto che il tempio di piazzetta Cuccia "non ha più le risorse economiche per sostenere il sistema dei patti di sindacato". Sembra così chiudersi un'epoca che è servita a presidiare i poteri cosiddetti forti e ad ingrassare le parcelle legali, ma prima di mettere la parola fine vale la pena di rileggere un articolo davvero esilarante che è uscito sull'ultimo numero del settimanale "Il Mondo".

Dopo 25 anni di silenzio sul periodico di Rcs è uscita un'intervista a Gianni Varasi, il finanziere dagli occhi azzurri, amico di Raoul Gardini e Francesco Micheli che è stato tra i protagonisti della Milano craxiana per poi ritirarsi in uno splendido appartamento alle spalle dell'Arco di Trionfo.

Nell'intervista Varasi racconta che un sabato pomeriggio verso le 17 decise di passare un attimo nello studio del superavvocato dalla cravatta rossa, Guido Rossi, per chiedergli un parere in merito alla firma di un patto di sindacato. Il mitico avvocato milanese, oggi 82enne più vivace che mai, parlò con Varasi per circa due ore "tra citazioni dotte e racconti di varia umanità". Quando il finanziere dagli occhi azzurri tornò in ufficio ricevette una telefonata dalla sua amministrazione che preannunciava una fattura di Guido Rossi per un miliardo e mezzo.

La richiesta rischiò di provocare un infarto all'imprenditore che aveva ereditato dal padre Leopoldo l'azienda di vernici Max Meyer, e per capire se si trattava di un errore richiamò il superavvocato. "Lui generosamente mi disse-racconta Varasi- di non preoccuparmi: sarebbe bastato mandargli 750 milioni e avremmo chiuso la cosa". Varasi pagò e come lui hanno pagato per molti anni tutti quelli che si sono avvalsi di pareri legali per costruire i patti di sindacato.

Sembra una storia incredibile, ma è un altro spaccato di ciò che è avvenuto nell'intreccio perverso tra i salotti buoni, i poteri marci e gli avvocati famelici.

4. PER LETTA E SACCOMANNI PER PRIVATIZZAZIONE SI INTENDE IL TRASFERIMENTO DI UN'AZIENDA PUBBLICA DALLO STATO ALLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI?
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che l'annuncio fatto ieri dal commissario Cottarelli e dal ministro Saccomanni sulla spending review è frutto di pura fantasia.

L'idea che lo Stato possa raccattare 32 miliardi in tre anni attraverso le privatizzazioni non sta né in cielo né in terra. Soprattutto se, come scrive oggi Francesco Giavazzi sul "Corriere della Sera", per privatizzazione si intende il trasferimento della proprietà di un'azienda pubblica dallo Stato alla Cassa Depositi e Prestiti.

Dopo Giarda, Bondi e lo stesso Giavazzi che a suo tempo provò a tagliare la montagna del debito pubblico, anche il buon Cottarelli ex-Fondo Monetario rischia la cena delle beffe".

 

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