gennaro vecchione donald trump giuseppe conte

AI SERVIZI DI CONTE - BONINI: ''IL PREMIER SI DICHIARA VITTIMA DI UNA CONGIURA DEI SERVIZI SEGRETI, GLI STESSI CHE AVEVA MESSO A DISPOSIZIONE DELLA CASA BIANCA E CON CUI PROMETTE DI REGOLARE 'PERSONALMENTE' E 'INTERNAMENTE' I CONTI. SI AFFERRA A GENNARO VECCHIONE E HA CAPITO CHE IL RUSSIAGATE PUÒ TRASFORMARSI IN UNA GARROTA, TRA SALVINI, IL COPASIR E RENZI''

Carlo Bonini per “la Repubblica

 

Cominciata male, la partita del Russiagate, nella sua declinazione italiana, promette di finire peggio. Di fronte a un oggettivo e inedito vulnus inflitto al delicatissimo equilibrio di cui vivono gli apparati - aver messo a disposizione dell' autorità politica di un Paese straniero, ancorché alleato, gli Stati Uniti, i nostri apparati di intelligence, spionaggio e controspionaggio, perché fornissero notizie non attinenti alla comune sicurezza nazionale, ma agli interessi politici di un' amministrazione (Trump) - il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sceglie l' arrocco.

giuseppe conte gennaro vecchione 1

 

Si dichiara vittima di una congiura di quegli stessi apparati - i nostri Aise e Aisi - che aveva messo a disposizione della Casa Bianca e con cui promette di regolare "personalmente" e "internamente" i conti.

 

Si afferra, promettendone una difesa non negoziabile, all' uomo che del pasticcio aveva incaricato di occuparsi, il direttore del Dis Gennaro Vecchione. Non fa l' unica cosa che avrebbe dovuto sin qui fare. Affrontare il merito della questione. Dunque, e più semplicemente, le ragioni dell' impegno assunto con Trump a collaborare sul Russiagate. Per giunta, in assoluta solitudine e nel pieno di una crisi che lo avrebbe visto nell' arco di due settimane restare presidente del Consiglio nell' avvicendamento di due maggioranze di opposto colore.

 

WILLIAM BARR

Conte sceglie infatti di rinviare il chiarimento di fronte al Copasir, l' organo parlamentare di controllo sui Servizi che proprio lui decise di non informare, né formalmente, né informalmente, né prima, né dopo i due incontri di Roma tra il ministro Barr e i nostri Servizi il 15 agosto e il 27 settembre.

 

Nella scelta di Conte, è evidente il nervosismo e l' allarme di chi, in ritardo, ha compreso che il Russiagate può trasformarsi in una garrota. Con l' ex alleato (Salvini) che ha ora gioco facile a rimproverargli ciò che lui gli ha rimproverato per "Moscopoli" - la fuga dal Parlamento - un Comitato parlamentare di Controllo sui Servizi (Copasir) che da mercoledì avrà un nuovo Presidente scelto tra le opposizioni, e il mobilissimo Renzi, lesto a sfruttare l' occasione per chiedere (lo ha fatto ieri) che il Premier si spogli del suo potere di indirizzo sui Servizi a beneficio di un' autorità politica delegata in grado di meglio garantire lui e l' intera maggioranza.

 

Accusare la stampa di «false» o «parziali» ricostruzioni degli incontri di Roma, mettendo questa volta nel mazzo anche quotidiani come New York Times e Washington Post (ricostruzioni che, al contrario, fonti diverse e qualificate confermano a Repubblica come esatte) perché imboccata da fonti interessate, segnala che al presidente del Consiglio sfugge il cuore di questa vicenda. Che non ha a che fare con Servizi buoni e cattivi, fedeli o infedeli. Con apparati che si chiede "usi ad obbedir tacendo". Con lo "spirito di servizio". Ma con un' idea del Potere.

conte trump

 

L' Intelligence, i suoi apparati, i suoi uomini, sono un patrimonio del Paese. La "ragione di Stato", come dice la parola, non appartiene ad una maggioranza politica o alla scelta solitaria di un premier in transizione (come accaduto in questo caso) in cerca di rinnovata legittimazione internazionale. Soprattutto, i Servizi segreti non sono i Moschettieri del Re. E il presidente del Consiglio dovrebbe ricordare che chi, in passato, si è abbandonato a questa irresistibile tentazione - il Sismi di Nicolò Pollari all' acme del ventennio Berlusconiano - non ha avuto fortuna.

 

carlo bonini foto di bacco

Dovrebbe ricordare il caso Abu Omar (anche lì qualcuno pensò di fare un favore all' amico di turno alla Casa Bianca facendogli sequestrare a Milano un imam da agenti della Cia con l' appoggio di uomini dei nostri apparati). O, da giurista quale è, dovrebbe ricordare che proprio per proteggere e proteggersi da quella tentazione il Paese si è dato una legge di riforma dei Servizi dove l' accresciuto potere riconosciuto all' Intelligence e ai suoi uomini è bilanciato da un imprescindibile controllo delle loro attività, del loro rapporto con la presidenza del Consiglio. La materia è troppo delicata per improvvisare. E se poi nel gioco, come in questo caso, sono gli americani, la faccenda, se possibile, è ancora più delicata.

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