BONO ‘STO OBAMA! – DOPO NIXON, L’EROE DEL WATERGATE BOB WOODWARD, SPUTTANA GLI UOMINI DEL NEGRITO: “MI HANNO DETTO: TI PENTIRAI DELLE CRITICHE A OBAMA” – ACCUSE PESANTI PER IL PRESIDENTE, ACCUSATO ANCHE DAI CORRISPONDENTI ACCREDITATI ALLA CASA BIANCA PER ESSERSI ISOLATO PER DUE GIORNI SU UN CAMPO DA GOLF IN FLORIDA…

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

La Casa Bianca che minaccia un mostro sacro del giornalismo americano? O Bob Woodward, l'eroe del Watergate (insieme a Carl Bernstein nel 1972 portò sul Washington Post lo scandalo che costrinse Richard Nixon alle dimissioni) che quarant'anni dopo, diventato il monumento di se stesso, si inventa un delitto di lesa maestà? Probabilmente quella scoppiata l'altra sera nella Washington mediatica è una tempesta in un bicchier d'acqua. Ma, visto il peso dei protagonisti, anche una vicenda per certi versi minore ha fatto il giro del mondo.

E Woodward, che dal 1972 è la bestia nera dei repubblicani, improvvisamente diventa il loro beniamino, visto che si è scontrato con gli uomini di Obama dopo aver accusato la Casa Bianca di essere stata lei a concepire la tagliola della sequestration: i tagli automatici di bilancio scattati alla mezzanotte di ieri e per i quali, invece, il presidente chiama in causa il partito della destra.

La sceneggiatura è più avvincente di quella di una puntata di «West Wing»: l'icona del giornalismo progressista americano che da tempo prende di mira la Casa Bianca di Obama accusata di commettere errori politici a ripetizione e che nell'ultimo dei suoi 16 libri (tutti best seller) racconta di un presidente che a metà del 2011 gestisce male la trattativa coi repubblicani sulla rimozione del tetto al deficit federale. Fino a farsi mettere i piedi in testa dai leader del Congresso (anche i democratici).

Da quando «The Price of Politics» arriva nelle librerie Usa - l'11 settembre, due mesi prima delle elezioni presidenziali - è gelo tra lui e la Casa Bianca. Cinque giorni fa Woodward pubblica sul Post l'ennesimo attacco a Obama: un'analisi nella quale, chiamato di nuovo in causa il presidente per la sequestration, definisce «una follia» il suo mancato intervento per dissuadere il Pentagono dal non inviare una portaerei nel Golfo Persico per motivi di bilancio.

L'altra sera, in un'intervista tv alla Cnn, Woodward racconta di aver parlato dell'articolo, prima di pubblicarlo, con un consigliere di Obama beccandosi mezz'ora di urla e anche una velata minaccia: «Te ne pentirai».

Accusa pesante che Obama - criticato anche dai corrispondenti accreditati alla Casa Bianca che l'hanno accusato di scarsa trasparenza per essersi isolato per due giorni su un campo da golf in Florida - non ha preso per niente sottogamba: la presidenza ha fatto trapelare che protagonista dell'incidente è stato il capo del Consiglio economico della Casa Bianca, Gene Sperling che, effettivamente, durante la conversazione con Woodward ha perso la calma, tanto che alla fine gli ha scritto una lunga email di scuse.

E' in questo testo che è contenuta la presunta minaccia, ma la casa Bianca nega e, per fugare i dubbi, ha fatto arrivare a Politico.com il contenuto dell'intero carteggio digitale. Sperling: «Bob, scusami se ho alzato la voce, ma tu continui a concentrarti su pochi alberi e dai una cattiva impressione della foresta. So che pensi di aver subito dei torti da noi, ma stavolta sbagli. Credo che ti pentirai di quello che hai scritto».

La Casa Bianca sostiene che la frase è cordiale, non minacciosa: l'auspicio di un cambio d'opinione. E, a conferma, fa trapelare anche la replica - stesso tono amichevole - di Woodward: «Gene, non dovevi nemmeno scusarti. E' stata una discussione seria, la nostra: se ci siamo accalorati troppo, non mi dispiace. Segno che parlavamo di cose importanti».

E allora? Forse sul palcoscenico è andata in scena anche la frattura tra un vecchio leone ferito del giornalismo e un tecnocrate che, per quanto amico di Woodward da decenni (Sperling era alla Casa Bianca già con Clinton) incarna l'insofferenza di un presidente nella cui modernità c'è anche la tendenza a usare sempre di più gli strumenti della comunicazione digitale.

 

 

WoodwardBARACK OBAMA AL GIURAMENTO BernsteinRICHARD NIXON BILL CLINTON AI GOLDEN GLOBES

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