jean-paul vesco gaza

"A GAZA È IN ATTO UN GENOCIDIO, È INNEGABILE. ISRAELE USA LA FAME COME UN'ARMA DI STERMINIO" - LA BORDATA A NETANYAHU DEL CARDINALE JEAN-PAUL VESCO, ARCIVESCOVO METROPOLITA DI ALGERI E CONSIGLIERE DI PAPA LEONE XIV: "IL PREMIER ISRAELIANO VUOLE COSTRINGERE CON LA SOPRAFFAZIONE I PALESTINESI AD ABBANDONARE LA LORO TERRA. MA QUANDO UN POPOLO NON È PIÙ SULLA TUA TERRA NON È PIÙ UN POPOLO. L'OCCUPAZIONE RIENTRA IN UNA STRATEGIA DISUMANA, MIOPE. NON SI PUÒ ACCETTARE LA DEPORTAZIONE DI UN POPOLO" - "L'EUROPA CHE FA? A VOLTE VIENE DA CHIEDERSELO..."

Estratto dell'articolo di Giacomo Galeazzi per “La Stampa”

 

cardinale JEAN-PAUL VESCO

«Ormai è evidente che a Gaza Benjamin Netanyahu vuole conquistare tutto il territorio e costringere con la sopraffazione i palestinesi ad abbandonare la loro terra. Ma quando un popolo non è più sulla tua terra non è più un popolo. L'occupazione rientra in una strategia disumana, miope e senza via di uscita. Non si può accettare la deportazione di un popolo»,

 

avverte il cardinale Jean-Paul Vesco, 63 anni, arcivescovo metropolita di Algeri, ascoltato consigliere per l'Islam in Curia, tra i protagonisti all'ultimo conclave. A Rimini, nelle sale del Meeting di Cl, il porporato originario di Lione, membro del dicastero vaticano per il Dialogo Interreligioso, ha commemorato i monaci trappisti martirizzati a Tibhirine trent'anni fa.

 

cardinale JEAN-PAUL VESCO

Prima della diocesi di Algeri ha guidato quella di Orano di cui era stato vescovo Pierre Claverie, domenicano come lui, assassinato nel 1996 e beatificato nel 2018. Ponte nord-sud.

 

Nove mesi fa Francesco aveva chiesto di indagare se a Gaza fosse in atto un genocidio, lanciando un appello per salvare la dignità umana. E adesso?

«Purtroppo ora è tutto tragicamente chiaro, senza margini di dubbio. Nella Striscia è innegabilmente in atto un genocidio. La fame viene usata come arma di sterminio e massacra innocenti al pari delle bombe. L'Europa è inerte. Tutto il mondo ha ascoltato l'impressionante lettura da parte del cardinale Matteo Zuppi dei nomi dei 12 mila bambini che hanno perso la vita a Gaza, nessuno può fingere di non sapere, l'indifferenza è complicità con la politica di morte di Netanyahu.

 

La pace, testimonia Leone XIV, si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l'orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi».

 

Qual è la sua esperienza?

bombardamenti israeliani su gaza

«Ho vissuto due anni in Terra Santa, sia a Gerusalemme sia nella Striscia, e l'oppressione insopportabile del più forte sul più debole era già soffocante prima del 7 ottobre. Se gli israeliani non fermano il massacro compiuto dal loro governo lo Stato ebraico ne sarà segnato per sempre. L'Onu ha rilevato che la fame a Gaza è un fenomeno volontario e indotto dal blocco degli aiuti alimentari.

 

L'emergenza umanitaria ha assunto proporzioni catastrofiche, oltre qualunque motivazione logica. Quindi bisogna chiamare le cose con il loro nome. Il genocidio è la volontà di annientare l'esistenza stessa di un popolo ed è esattamente ciò che sta avvenendo a Gaza. Non siamo di fronte a una tragica fatalità, ma, come dice la Caritas, al risultato di scelte deliberate e calcolate. Un intero popolo, privato di sostentamento, viene lasciato sprofondare».

 

bombardamenti israeliani a gaza - 1

Il dolore dell'impotenza?

«Fin da subito la Santa Sede e la Chiesa universale sono state vicine alle sofferenze di tutti condannando il terribile attacco di Hamas. Nel tempo trascorso l'uccisione sistematica di civili, i bombardamenti sui convogli di cibo, la distruzione di infrastrutture e la carestia procurata hanno calpestato la dignità umana e il diritto internazionale.

 

Oggi il mondo intero è ostaggio dell'orrore in corso nella Striscia e dei crimini di guerra commessi dal governo israeliano. A parte pregare e denunciare non riusciamo a fare nulla. Quindi ci sentiamo tutti impotenti». [...]

 

E nelle comunità cristiane in terra d'Islam come la sua? Cosa comporta tutto questo?

benjamin netanyahu - offensiva militare su Gaza City

«Fin dall'inizio della distruzione della Striscia abbiamo organizzato ad Algeri dei momenti di preghiera e di incontro ai quali sono intervenuti l'ambasciatore palestinese, quello statunitense e molti altri. Sono occasioni preziose e molto intense e profonde per raccoglierci e denunciare la tragedia di Gaza.

 

Abbiamo subito rimarcato l'ingiustizia in corso nella Striscia. Non è possibile la pace senza giustizia. Ed è evidente che i problemi non sono iniziati il 7 ottobre. Già vent'anni fa, quando vivevo lì, l'ingiustizia era impressionante: il potere del più forte sul più debole. Nethanyahu non ha voluto la soluzione dei due popoli e due Stati. Ha impedito che la Palestina diventasse uno Stato. Non si vede via di uscita. Siamo imprigionati in una strada chiusa» [...]

 

Intanto l'Europa che fa?

benjamin netanyahu nella striscia di gaza

«Viene spesso da chiederselo. Io sono nato in Francia ma sono algerino, vivo in Algeria. Penso, vivo e vedo le cose dall'Algeria ed è molto differente. Su immigrazione, politiche di pace, Ucraina l'Europa cosa fa? Quale voce ha? Quale posizione unitaria ha? La prossima settimana ad Algeri ci riuniremo per pregare e invocare la pace in Ucraina».

 

Leone XIV ha detto no a punizioni collettive e a rimozioni forzate di un popolo dalla sua terra. Quanto può incidere?

«Il Papa è rispettato da tutti e il suo messaggio non ha confini. Il richiamo alla coscienza non consente ambiguità. Lo ripeto: lo Stato d'Israele sta mettendo in pratica un'azione genocida. L'indifferenza è complicità mentre sotto gli occhi del mondo intero e della storia si compie l'uccisione di un popolo attraverso le armi e la fame. I grandi della terra assistono immobili e sembrano non avere alcun potere nel fermare la strage che tutta l'umanità vede compiersi. Civili, donne e bambini vittime della barbarie e del silenzio».

fame a gaza

 

Chi può fermare la guerra?

«La teoria e la pratica sembrano opposte. Sulla carta i potenti del mondo e la comunità internazionale dispongono di modi e mezzi per agire, per intervenire sulla tragedia di Gaza.

 

Gli Stati Uniti, in particolare, avrebbero gli strumenti e la possibilità per fermare il governo israeliano, ma l'incapacità di far tacere le armi viene mostrata allo sguardo di tutti alla stregua di un alibi, come fosse un ineluttabile destino di morte e distruzione al quale non ci si può opporre». [...]

a gaza di muore di famebombardamenti israeliani a gaza - 2BENJAMIN NETANYAHU A GAZAcarestia a gaza 2forno preso d'assalto a gazacarestia a gaza 3carestia a gaza 1BENJAMIN NETANYAHU A GAZAbombardamenti israeliani su gaza bombardamento scuola Fahmi al-Jargawi di Gaza Citycardinale JEAN-PAUL VESCO padre Gabriel Romanelli ferito nel bombardamento della chiesa a gaza

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