brexit

MI SI NOTA PIÙ SE ESCO O SE NON ESCO? – L’ULTIMA TROVATA DI THERESA MAY? RINVIARE LA BREXIT: SE L’ACCORDO CON L’EUROPA SARÀ BOCCIATO DI NUOVO DAL PARLAMENTO BRITANNICO IL GOVERNÒ METTERÀ AI VOTI L’OPZIONE DI RIMANDARE L’USCITA DALL’UE – MA SE SI RINVIA TUTTO, I 73 SEGGI BRITANNICI A STRASBURGO CHE ANDAVANO RIASSEGNATI (L’ITALIA NE AVREBBE GUADAGNATI 3) CHE FINE FANNO?

1 – BREXIT:3 SEGGI IN PIÙ AL PE PER L'ITALIA

la camera dei comuni boccia l'accordo sulla brexit

(ANSA) – Tre seggi in più per l'Italia e costituzione di una 'riserva' di 46 posti da destinare a liste transnazionali e/o a nuovi, futuri Paesi membri: queste le principali proposte sulla gestione post-Brexit dei 73 seggi attualmente assegnati alla Gran Bretagna approvate oggi dalla commissione affari costituzionali del Pe con 21 voti favorevoli e 4 contrari.

 

THERESA MAY

Le proposte, che si potrebbero applicare dalle elezioni del maggio 2019, dovranno ora essere votate dalla plenaria il mese prossimo e successivamente dal Consiglio europeo prima di tornare all'esame del Pe. I tre seggi in più verrebbero assegnati all'Italia nell'ambito della redistribuzione di 27 posti ai 14 Paesi che attualmente risultano sottorappresentati in termini di rapporto tra cittadini e seggi. In questo contesto a Francia e Spagna verrebbero assegnati 5 posti in più ciascuno, tre andrebbero all'Olanda e 2 all'Irlanda.

GIUSEPPE CONTE E THERESA MAY GIOCANO A BILIARDO

 

2 – BREXIT: MAY APRE SPIRAGLIO A POSSIBILE IPOTESI RINVIO

Da www.ansa.it

 

Spiraglio di Theresa May sull'ipotesi d'un rinvio "breve e limitato" della Brexit rispetto alla data prevista del 29 marzo. La premier Tory, pressata dall'ala moderata del suo partito, lo ha annunciato oggi alla Camera dei Comuni durante uno statement di aggiornamento sui colloqui con Bruxelles, precisando di voler mettere ai voti questa opzione laddove "entro il 12 marzo" fosse di nuovo bocciata a Westminster la sua proposta di divorzio concordato oggetto al momento di negoziati supplementari con l'Ue.

theresa may balla sul palco 3

 

May ha spiegato che in caso di una sua bocciatura il 12 marzo, il giorno dopo il governo sottoporrà al voto della Camera un primo emendamento sull'ipotesi di un no deal e, nell'eventualità pressoché certa che questa ipotesi fosse rigettata, un secondo emendamento sull'opzione del rinvio. "Voglio essere chiara, io non voglio un'estensione" della scadenza dell'articolo 50 e quindi una proroga della Brexit, e il governo "assolutamente focalizzato" sull'obiettivo di far uscire il Regno Unito dall'Ue, "nel rispetto della volontà popolare espressa nel referendum" del 2016, "il 29 marzo", ha tuttavia subito precisato, aggiungendo che lo slittamento non sarebbe peraltro una garanzia contro il no deal e invocando la scelta di un divorzio concordato.

 

victoria bateman, l'economista anti brexit che si fa intervistare nuda

"L'alternativa resta fra un deal, un no deal o una non Brexit", ha insistito, polemizzando contro quest'ultima opzione come un tradimento del voto popolare del 2016 e accusando il leader dell'opposizione laburista Jeremy Corbyn di essersi rimangiato - con la sua apertura di ieri a un referendum bis - l'impegno di rispettare quel voto.

 

3 – BREXIT VERSO IL RINVIO, ECCO I TRE SCENARI ENTRO IL 14 MARZO

Alb.Ma per www.ilsole24ore.com

 

theresa may

Il primo ministro britannico Theresa May ha aperto al rinvio della Brexit, posticipando l’inizio del processo oltre alla scadenza del 29 marzo 2019. La premier ha ufficializzato il proposito nel suo discorso alla Camera dei Comuni, annunciando un’agenda parlamentare scandita da tre step: un voto «entro il 12 marzo», come già previsto, sull’accordo siglato con i partner europei; un voto sull’ipotesi di una rottura («no-deal») con la Ue il 13 marzo; infine, il 14 marzo, un voto sull’estensione dell’articolo 50, cioè un «breve, limitato rinvio» della separazione dalla Ue oltre la scadenza ufficiale di fine marzo. Vediamo cosa potrebbe succedere nelle tre date.

confine irlandese backstop 4

 

Il 12 marzo: ennesimo test sul patto di Theresa May

Il voto che si terrà «entro 12 marzo» è, forse, quello più prevedibile. Theresa May chiederà ai parlamentari di esprimersi sui contenuti dell’accordo siglato con i partner europei lo scorso 25 novembre e, da allora, rinegoziato a più riprese dopo vari flop alla Camera dei Comuni.

 

May è tornata a Bruxelles per ottenere qualche apertura sul tema del backstop, la «polizza» che dovrebbe garantire che il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord resti invisibile. La premier sostiene di aver registrato «passi avanti» nelle trattative, ma i partner europei hanno chiarito in più occasioni che non sono disposti a modifiche sostanziali del testo.

 

THERESA MAY CONGRESSO TORY

Una robusta fronda del partito conservatore, gli unionisti nordirlandesi e ovviamente i laburisti hanno sempre remato contro l’intesa raggiunta da May con Bruxelles, contribuendo alla - catastrofica - sconfitta del voto di gennaio (432 no contro 202 sì, poi replicata in minore da una seconda bocciatura a febbraio: 303 voti contro e 258 a favore). May è alla testa di un governo fragile e di una maggioranza frammentata. Nel caso di un - improbabile - sì del Parlamento si arriverebbe alla Brexit il 29 marzo, rispettando le tempistiche fissate in origine. Nel caso di un no, più verosimile, si slitterebbe al voto del giorno successivo.

 

THERESA MAY

Il 13 marzo: deal o no-deal, questo è il dilemma

Il 13 marzo, May vuole vagliare il parere del Parlamento sull’ormai celebre ipotesi no-deal: una rottura dalla Ue senza accordi diplomatici, equivalente a una cesura totale dei vari legami giuridici, commerciali e politici fra i due blocchi. May ha ribadito che una Brexit «hard» sarebbe la soluzione più sfavorevole in assoluto e, almeno su questo, il Parlamento sembra dalla sua.

 

LONDRA - MANIFESTANTI CONTRARI ALLA BREXIT

Anche i Breexiter più accaniti hanno finito per schierarsi contro il «salto nel buio» di un divorzio sprovvisto di tutele. Tre ministri del suo governo hanno lanciato un appello per un rinvio dell’intero processo di Brexit, sempre per evitare un divorzio no-deal. May può formalizzare la contrarietà della Camera dei comuni al no-deal con il voto diretto dei parlamentari: «Quindi il Regno Unito - ha detto - lascerà la Ue senza un accordo solo se c’è un esplicito consenso in questa Camera per quel risultato». Viste le premesse e i numeri attuali, tutto lascia intendere che i deputati si esprimano contro l’uscita «senza paracadute» dalla Ue. In quel caso scatterebbe il terzo voto, quello decisivo.

 

brexit

Il 14 marzo: sì o no all’estensione dell’articolo 50, con l’incognita europea

Senza un accordo, ma volendo evitare al tempo stesso il no-deal, resta un’unica soluzione: il rinvio dell’inizio della Brexit, fissato al 29 marzo 2019. May ne ha parlato come una ultima spiaggia, anche se l’ipotesi ha preso quota a Bruxelles e nello stesso parlamento britannico. «Se la Camera respinge l’accordo e respinge l’uscita no-deal - ha detto May - il governo presenterà il 14 marzo una mozione per chiedere al parlamento se vuole una estensione breve e limitata dell’articolo 50 (la procedura di uscita dalla Ue, ndr)».

 

JEREMY CORBYN CON LA KEFIAH

Se la Camera dei Comuni darà il suo ok, l’esecutivo cercherà di concordare un rinvio con l’Europa, aggiornando la data con una scadenza compatibile. May ha precisato comunque di «non voler vedere» un ritardo del divorzio, continuando a concentrarsi sul rispetto della scadenza originaria del 29 marzo. Anche perché il rinvio, per quanto «breve» possa essere, rischia di portare le trattative oltre la data del voto alle Europee. «Un’estensione oltre giugno significa che il Regno Unito dovrebbe partecipare alle europee - fa notare May - Che messaggio daremmo ai 17 milioni di cittadini che hanno votato per lasciare la Ue?». Il rinvio potrebbe attenuare i rischi di uno strappo diplomatico, anche se non si può escludere del tutto l’incognita del no-deal: «Un’estensione non può escludere l’ipotesi del no-deal - ha detto - L’unica via sarebbe di revocare l’articolo 50, cosa che non farà, o accordare un patto».

 

Corbyn: May fa solo promesse, spieghi qual è il suo piano B

CORBYN POSA UNA CORONA DI FIORI VICINO ALLE TOMBE DEGLI IDEATORI DELLA STRAGE DI MONACO

Il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn, si è mostrato scettico sulla «agenda» proposta dalla premier. Corbyn fa notare che «May ha promesso un voto, ma lo aveva promesso anche a dicembre, gennaio, febbraio, marzo. Però c’è stato solo quello di gennaio». Corbyn, suscitando contestazioni nella Camera, ha dichiarato che «i laburisti hanno un piano credibile» in alternativa a quello difeso finora da May. Corbyn ha risposto così all’accusa, lanciata dalla premier, di essere «tornato sui suoi passi», sostenendo l’opzione di un secondo voto referendario sulla Brexit. Yvette Cooper, la deputata laburista che ha proposto un emendamento per bloccare il no-deal, ha aggiunto che il voto del Parlamento è già stato «ignorato» in passato dalla premier. Lo scenario per il divorzio dalla Ue si fa ancora più teso, mano a mano che si avvicina la scadenza - teorica - del 29 marzo. I deputati conservatori temono che il rinvio equivarebbe a una retromarcia definitiva sulla Brexit.

jeremy corbynLONDRA - MANIFESTANTI CONTRARI ALLA BREXIT theresa may gardatheresa may gardajeremy corbyn alla camera dei comunitheresa may 2

 

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