donald trump friedrich merz marco rubio monaco

BRUXELLES ADESSO DOVRÀ BALLARE DA SOLA – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “LA CONFERENZA DI MONACO RIDISEGNA L'OCCIDENTE. STATI UNITI ED EUROPA RESTANO ALLEATI MA RECIDONO I VOTI NUZIALI. L'EUROPA DEVE COSTRUIRE LA CAPACITÀ DI DIFENDERSI, NELL'INTERESSE EUROPEO E PER RICHIESTA AMERICANA. MERZ HA ANNUNCIATO IL DIVORZIO CONSENSUALE FRA EUROPA E STATI UNITI. RUBIO HA CONFERMATO CHE IL DIVORZIO PUÒ ESSERE AMICHEVOLE, PRENDENDOSI BUONA CURA DELLA FAMIGLIA NATO. SOLO A ROMA C'È CHI SPERA ANCORA DI EVITARLO…”

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”

 

MARCO RUBIO E FRIEDRICH MERZ - CONFERENZA SULLA SICUREZZA DI MONACO

Monaco ridisegna l'Occidente. Stati Uniti ed Europa restano alleati ma recidono i voti nuziali. In un mondo che ha girato pagina, e non torna indietro, viene meno l'interdipendenza fra le due sponde dell'Atlantico che ne ha accompagnato i destini dal 1945. Si rafforza il cordone ombelicale di sicurezza fra Londra e il continente. [...]

 

Abbarbicandosi al «rapporto transatlantico imprescindibile» l'Italia caccia la testa sotto la sabbia. Il resto degli alleati, non solo Ue e non solo europei, riconosce la "scomoda verità" della frattura apertasi con Washington. Nascondersela non aiuta a gestirla.

 

EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

Dalla conferenza emergono tre punti di partenza. Primo, il drastico cambiamento geopolitico in corso: la «nuova era» di Marco Rubio o «il vecchio ordine mondiale che non esiste più» di Friedrich Merz dicono la stessa cosa. Secondo, è preferibile continuare a lavorare insieme ma indispensabile essere pronti a fare da soli.

 

Terzo, l'Europa deve costruire la capacità di difendersi, nell'interesse europeo e per richiesta americana. Diagnosi condivisa, terapie in cantiere. Effetto collaterale: malgrado Brexit il Regno Unito si ritrova sulla placca tettonica europea.

 

La conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2026 lascerà il segno. Come scrive Marco Vincenzino sul Wall Street Journal, in un mondo in cui la logica del potere ha il sopravvento su quella dell'economia guardano di più al futuro le ansie di Monaco che non le rassicurazioni di Davos. Questo vale anche per i mercati sempre più reattivi al fattore geopolitico. Monaco è una cassa di risonanza. Non vi si decide né si negozia. Ma quello che vi si dice conta.

 

giorgia meloni donald trump

Marco Rubio, il più atteso, non ha deluso chi sperava in un ramoscello d'olivo da Washington dopo il contundente intervento del Vicepresidente JD Vance dell'anno scorso. Lo è stato nei toni non nel merito.

 

A parte l'idilliaco «abbiamo la stessa appartenenza» (we belong together), il Segretario di Stato americano ha rassicurato una sala affollata ai limiti della capacità con «a fine dell'era transatlantica non è nostro obiettivo né desiderio… saremo sempre un figlio dell'Europa». Ma con due forti condizionamenti. Uno, il rapporto transatlantico va rifondato, preferiremmo insieme agli "amici europei" altrimenti ci pensiamo noi, più un prendere o lasciare che non un "parliamone".

 

friedrich merz alla conferenza sulla sicurezza di monaco 1

Due, Rubio non ha risparmiato alcun punto di attrito con l'Europa: commercio, migrazioni di massa, politiche "verdi" sui cambiamenti climatici (durissimo sul "culto del clima"), multilateralismo di un'Onu fallimentare a Gaza e in Ucraina.

 

Pur facendogli lo sconto fedeltà alla Casa Bianca – certe cose le doveva dire per rimanere al suo posto – resta un discorso di profonda critica all'Europa. […]

 

Macron e Merz avevano parlato il giorno prima. Tagliente il Presidente francese sul difendere gli interessi europei dagli attacchi Usa, a tutto tondo il Cancelliere tedesco su inaccettabilità della «lotta della cultura Maga», libero scambio e accordi sul clima. Fiducia transatlantica sì, ma ricordando che la «Nato è un vantaggio competitivo anche per gli Stati Uniti».

 

[…]

 

STEFANO STEFANINI

Starmer ha indicato in «democrazia, diritti umani e Stato di diritto» una discriminante fondamentale da difendere. In filigrana i due discorsi tracciano una mappa di sicurezza europea a geometria variabile. In chiave di superamento del capestro Ue dell'unanimità con le cooperazioni rafforzate da parte di von der Leyen, in ottica geopolitica e strategica del premier britannico, dagli E3 (Regno Unito, Germania, Francia) a formati allargati a Italia e Polonia in ambito Ue, Turchia e Canada nella sfera Nato.

 

Con gli Usa se ci staranno, altrimenti senza. Rubio ha chiesto un'Europa più forte per equilibrare il rapporto transatlantico. Ma, Macron, Merz, von der Leyen sono stati espliciti: per essere più forte l'Europa dev'essere più indipendente. Anche dagli Usa.

 

volodymir zelensky alla conferenza sulla sicurezza di monaco 5

Sullo sfondo restava e resta il timore che nei negoziati trilaterali, nuova sessione annunciata per la settimana prossima, Donald Trump metta molto sotto pressione l'Ucraina e poco (o niente) la Russia. Nessuno l'ha detto, tutti lo pensavano.

 

Pure Volodymir Zelensky si è ben guardato dal dirlo per agganciare invece Kiev alla difesa dell'Europa: il vostro «muro di droni», ha detto, comincia dal nostro. Sicurezza in comune con Kiev, dunque, mentre però Rubio si sottraeva all'incontro con gli europei sull'Ucraina. Altra spaccatura transatlantica.

 

Venerdì, rispondendo un anno dopo alla guerra culturale notificata da JD Vance e a un 2025 trumpiano di convivenza litigiosa, Friedrich Merz ha annunciato il divorzio consensuale fra Europa e Stati Uniti.

 

donald trump giorgia meloni foto lapresse

Ieri Marco Rubio ha confermato che il divorzio può essere amichevole, prendendosi buona cura della famiglia Nato. Solo a Roma c'è chi spera ancora di evitarlo. A Monaco le foglie di tè non sorreggono l'eccezionalismo italiano.

KAJA KALLAS - CONFERENZA SULLA SICUREZZA DI MONACOvolodymir zelensky alla conferenza sulla sicurezza di monaco 4

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